Francesco Arcangeli

 

Nasce a Bologna nel 1915. Frequenta il ginnasio-liceo "Galvani", dove si diploma nel 1933 con la votazione più alta di tutta la scuola. Si iscrive alla facoltà di lettere dell'Università. Il 1° dicembre del 1934 è presente, in un'aula gremitissima, alla celebre prolusione di Roberto Longhi, nuovo titolare della cattedra di Storia dell'arte, dal titolo Momenti della pittura bolognese, conclusa con il riconoscimento di Giorgio Morandi come "ultimo incamminato".

Quel giorno matura il suo destino. Ricorderà le lezioni di Longhi come una "chiamata irresistibile". E' il primo che si laurea con il maestro di Alba: nel 1937 sostiene la tesi di laurea su Jacopo di Paolo, pittore bolognese del Trecento. Votazione: 110 e lode. Inizia in questo periodo a frequentare la bottega di stufe di Giuseppe Raimondi in piazza Santo Stefano. Dal 1941 al 1943 è incaricato di Storia dell'arte al liceo "Minghetti".

Scrive brevi saggi e anche articoli sportivi, su Alfredo Binda e Angiolino Schiavio, campioni del mondo, uno nel ciclismo e l'altro nel calcio: del centravanti descrive, sulla "Gazzetta di Parma", il passo di "galoppo trattenuto e ondeggiante". Una raccolta dei sui primi scritti sarà pubblicata dalle edizioni Nuova Alfa nel 1984, con il titolo Incanto della città e una nota introduttiva di Attilio Bertolucci.

Nel maggio 1943 è arrestato assieme a Morandi, Raimondi, Gnudi, Ragghianti e altri intellettuali vicini al Partito d'Azione, accusati di antifascismo. Torna in libertà dopo una settimana. La sua casa in via Righi è quasi completamente distrutta durante il devastante bombardamento del 25 settembre. Lui si salva per un pelo.

Presso l'editore Vallecchi di Firenze esce la sua raccolta di poesie Polvere del tempo, scritte tra il 1937 e il 1942. Con il fratello Gaetano condivide la passione per Pascoli, la frequentazione dell'opera di Montale, il colloquio con i poeti e gli artisti, da lui considerati il sale "pagato e faticato" dell'ultima generazione "fregata" dalla guerra: Bertolucci, Sereni, Morlotti, Rinaldi, Mandelli. Una "strana équipe" di cui vuole fortemente far parte: "Dio volesse che ci potessi stare anch'io".

Nel dicembre 1943 è nominato ispettore presso la Soprintendenza alle Gallerie di Bologna e si adopera a mettere in salvo le opere d'arte delle città romagnole. Assieme ad un funzionario di Brera organizza il trasferimento al nord di alcuni capolavori della Pinacoteca di Bologna, tra i quali la Santa Cecilia di Raffaello, alcune grandi tele del Cossa e l'affresco staccato di Piero della Francesca. Dopo mille peripezie le opere vengono messe al sicuro in una villa sul lago Maggiore.

Nel 1948 invia la sua seconda e ultima raccolta poetica, Stella sola, pubblicata per iniziativa di Antonio Boschetto, al premio "Libera Stampa" di Lugano. Avrà una recensione di Emilio Gadda, che collocherà l'autore "tra i lirici d'amore con un eloquio de' più nobili e de' più autorevoli".

I versi di Francesco sono molto affini a quelli di un caro compagno dell'Università, Antonio Rinaldi. Il tema dell'ombra e della notte li percorre ... suggestioni che derivano dal suo amore per Rimbaud, poeta dalla parola piena, "nata dalla mescolanza tra suono, colore, immagine".

Con il fratello Gaetano, poeta anch'egli, pensa di pubblicare una rivista letteraria, dal titolo "Il Foscolo", e chiede la collaborazione degli amici Luciano Serra e Pier Paolo Pasolini. Ma questo sogno non si realizza.

Nel 1952 ottiene l'abilitazione di libero docente in storia dell'arte. Partecipa all'organizzazione di numerose esposizioni. Nel 1954 pubblica su "Paragone" il saggio Gli ultimi naturalisti, dove si impegna come critico militante, seguito nel 1957 da Una situazione non improbabile.

Dal 1958 al 1967 è direttore della Galleria comunale d'arte moderna di Bologna, che ordina dal 1961 a Villa delle Rose e incrementa notevolmente.

Nel 1960 comincia con entusiasmo a scrivere una importante monografia su Giorgio Morandi, commissionata dalla Galleria del Milione di Milano. Poco dopo però emergono profonde divergenze e contrasti tra critico e artista, fino alla sconfessione definitiva dell'opera, che sarà pubblicata, senza l'apparato iconografico previsto e in una versione corretta, solo dopo la morte di Morandi. Scriverà Arcangeli a Longhi:

Il mio libro è uscito, per mia disgrazia, mentro io ero malato, in una stesura che non è più né la prima, né quella che io avevo decisa per la stampa, dopo aver tenuto conto di molte delle obbiezioni di Morandi; e ciò ha aggiunto, essendo la cosa non più riparabile, un'altra grave amarezza alle molte e gravissime che avevo già provate.

Nel 1967 è nominato professore straordinario all'Università di Bologna e inizia il suo primo corso di storia dell'arte, intitolato Corpo, azione, sentimento, fantasia: naturalismo ed espressionismo nella tradizione artistica emiliano-bolognese, che continuerà nei due anni successivi. Riceve a Milano il Premio Feltrinelli per la critica d'arte.

Nel 1970, anno della morte dell'amato fratello Gaetano, si tiene all'Archiginnasio la mostra, da lui ideata, Natura ed espressione nell'arte bolognese-emiliana. Il saggio-testamento sul catalogo della mostra è considerato il suo capolavoro.

Nell'anno accademico 1970-71 inizia il suo quarto corso all'Università, intitolato Dal Romanticismo all'Informale, che prosegue l'anno seguente. Muore d'infarto nel 1974, mentre si trova ricoverato all'ospedale Sant'Orsola.

Bianca Arcangeli, La Bologna degli Arcangeli, in: Bologna. Discorso sulla città, fotografie di Gianni Sandoni, Bologna, Cappelli, 1986, pp. 158-172


Dizionario dei bolognesi, a cura di Giancarlo Bernabei, Bologna, Santarini, 1989-1990, vol. 1., p. 59


Francesco Arcangeli maestro e fratello, atti del convegno L'opera e la memoria di Francesco Arcangeli, Palazzo Magnani, Bologna, 12 novembre 2015 e successivi contributi, a cura di Andrea Emiliani, Bologna, Accademia Clementina (ecc.), 2018, p. 10, 25, 29, 33


Giornata di studi in ricordo di Francesco Arcangeli, a cura di Guido Salvatori, Bologna, Scuola di Specializzazione in storia dell'arte dell'Universita di Bologna, Editrice Compositori, 2005, pp. 39-64


Maria Panetta, Nel segno del magistero longhiano, in: Atlante dei movimenti culturali dell'Emilia-Romagna. Dall'Ottocento al contemporaneo, a cura di Piero Pieri e Luigi Weber, Bologna, CLUEB, 2010, vol. 2., pp. 55-56


Andrea Paolella, Luciano Serra, I luoghi di Pasolini, Cinisello Balsamo, Silvana, 2010, p. 12


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