Una serie di risorse digitali dedicate alla documentazione della storia, della cultura, della società e delle istituzioni di Bologna e provincia con particolare attenzione all’800-900.

Dalla Cronologia

Accadde oggi, 23 maggio.

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23 maggio 1945
Esecuzioni sommarie contro fascisti e collaboratori dei tedeschi
Secondo un rapporto del comandante dei carabinieri gen. Brunetto Brunetti, datato 23 maggio, dopo la Liberazione si è avuta a Bologna una violenta reazione e ci sono state molte esecuzioni sommarie. Le persone uccise assommano a circa 180. Un altro rapporto del colonnello Ravenna del 5 agosto afferma che, dal 21 aprile al 30 giugno 1945, in città sono state soppresse circa 240 persone. Molto maggiori sono i numeri citati da Giulio Ghedini, custode dell'obitorio bolognese: “in un mese arrivarono 900 morti. Gente trovata un poco dappertutto, fucilata, pugnalata. Moltissimi erano senza documenti, molti addirittura nudi. Non sapevamo dove metterli”. Secondo una relazione dei questori al ministro dell'Interno De Gasperi, i morti in Emilia-Romagna dopo il 25 aprile sono 1.958 (il primato è del Piemonte con 2.363). Alcune stime, fatte diversi anni dopo, parlano di circa 650 militari fascisti e civili eliminati dai partigiani in provincia di Bologna solo nel corso del 1945, in particolare nei mesi di maggio e giugno. Più sporadicamente in seguito. Sull'identità dei giustizieri don D. Zanini - e con lui altri - non avrà dubbi: “prima ancora dell'ingresso degli alleati, si scatenò la rabbia selvaggia di alcuni partigiani, di alcuni comunisti, già pronti, con le armi tirate fuori dai nascondigli, a sparare, a uccidere”. L'autore riconoscerà almeno che l'epicentro delle violenze e delle vendette perpetrate subito dopo la guerra contro “avversari e innocenti, persone da un passato politico e cittadini assolutamente ignari” - il cosiddetto “triangolo della morte”, di cui il territorio bolognese fu considerato parte - “era stata anche la più martoriata dall'occupazione tedesca e dalle rappresaglie nazifasciste”. Negli anni Cinquanta numerosi ex partigiani della provincia di Bologna saranno processati per 104 omicidi commessi dal 21 aprile al 31 luglio 1945, termine entro il quale sarà applicata l'amnistia Togliatti (approvata il 22 giugno 1946). Molte uccisioni avvenute durante la “caccia ai repubblichini” possono esser fatte risalire al lungo conflitto sociale apertosi nel primo dopoguerra nelle campagne bolognesi. Un elenco stilato dall'Agraria bolognese riporta che 101 persone, tra proprietari terrieri, fattori e affittuari, sono stati uccisi in provincia per motivi politici o legati al conflitto agrario, tra l'autunno 1944 e il luglio 1945. In un rapporto dell'arma dei carabinieri agli alleati dell'agosto 1945 gran parte del territorio emiliano è descritto, riguardo a quel periodo, come “un focolaio di gravi agitazioni”, in cui il fascismo ha dato “largo sviluppo allo squadrismo”. Questo ha creato “profondi rancori”, aggravati dai lutti e dalle distruzioni portate di recente dalla guerra. I frequenti delitti di questo periodo frutteranno a Bologna il nome di "Chicago italiana", affibbiatole dal quotidiano "New York Herald".
09 aprile 1945
Cotignola "cancellata dalla carta geografica"
Il 17 novembre 1944, alle ore 10 circa, uno schianto poderoso si è abbattuto come un tuono su Cotignola (RA) posta nei pressi dell'argine del Senio. È cominciata allora la tragedia della cittadina, che per 145 giorni ha subito continui bombardamenti di terra e di aria, con la distruzione dell'83 percento degli edifici e un altissimo tributo di vite umane: 242 morti e quasi 500 feriti su circa 7.000 abitanti. Il 9 aprile 1945 inizia l'offensiva dell'VIII Armata sulla linea del Senio, nota come Operazione Grapeshot. I testimoni racconteranno che sul paese il bombardamento “era una cosa allucinante; bruciava tutta Cotignola”. Gli Alleati sono convinti che l'abitato aldilà dell'argine sia ancora una roccaforte tedesca ben munita e intendono raderlo al suolo completamente prima di iniziare l'avanzata via terra. All'alba del 10 aprile Luigi “Leno” Casadio, partigiano comunista, e il parroco don Stefano Casadio - stesso cognome, ma non parenti, e idee diametralmente opposte - decidono di attraversare il fiume su una passerella, sventolando un drappo bianco, nel tentativo disperato di fermare il bombardamento definitivo. A loro rischio attraversano i campi minati e raggiungono la sponda opposta, comunicando al comando alleato che gli ultimi soldati tedeschi rimasti sono in mano alla Resistenza. Mentre don Stefano rimane ostaggio al di qua del fiume, il partigiano Leno fa da guida ai soldati della 2a Divisione neozelandese, che per primi entrano a Cotignola e la liberano. L' “Operazione Bandiera bianca" evita la distruzione totale del paese, ma i danni causati dai molti mesi di permanenza tra i due fronti sono talmente gravi, che il 12 aprile 1945 il Notiziario dell'VIII Armata dichiarerà Cotignola "blasted off the map" (cancellata dalla carta geografica).
28 ottobre 1928
Il Teatro del Fascio di Casalecchio
I fascisti di Casalecchio di Reno ottengono dall'impresario edile Giordani di Bologna una parte del parco di Villa Pipes da lui acquistato. Aprono una sottoscrizione per la costruzione di un Teatro del Fascio. Il progetto è affidato all'ingegner Carlo Tornelli, mentre per gli arredi è incaricato l'ing. Melchiorre Bega. L'edificio deve servire sia come luogo per gli spettacoli che da Casa del Fascio. La sua semplice struttura non riprende i modelli modernisti dell'epoca. Al piano terreno il vasto palcoscenico e il “golfo mistico” si accompagnano alla platea. Al primo piano è posta una galleria centrale affiancata da due corpi laterali. Nella parte posteriore vi sono camerini e uffici. Una loggia costruita sul tetto è destinata ad esercizi ginnici e allenamenti di scherma. Assieme alla Casa del Fascio sono previsti un albergo diurno, una biblioteca e un piccolo ristorante. Inaugurato probabilmente il 28 ottobre 1928, il locale ospiterà il primo cinematografo di Casalecchio. In seguito sarà rilevato dal Comune e nel dopoguerra diventerà Casa del Popolo. Dal 1965 al 2012 sarà intitolato ad Alfredo Testoni, mentre nel 2015 sarà dedicato all'attrice e cantante Laura Betti (1927-2004).
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