Una serie di risorse digitali dedicate alla documentazione della storia, della cultura, della società e delle istituzioni di Bologna e provincia con particolare attenzione all’800-900.

23 gennaio 2020
"Traces" al Museo Medievale
La mostra Traces, a cura di Marina Dacci, allestita dal 23 gennaio al 22 marzo al Museo Medievale, presenta opere di artisti che comprendono l'idea di traccia nel loro percorso creativo. Sono Ibrahim Ahmed, Evgeny Antufiev, Silvia Camporesi, Kaarina Kaikkonen, Giovanni Kronenberg, Beatrice Pediconi, Nazzarena Poli Maramotti. Dipinti e sculture moderni dialogano con gli oggetti e i reperti medievali e rinascimentali del museo, i resti delle mura di selenite dell'antico palazzo comitale, le lapidi e i sarcofagi dei dottori. L'intervento dell'arte moderna in uno spazio storico apre nuove "possibilità immaginative". Il patrimonio del museo diventa indizio "per ricucire nuove possibilità, nuove visioni". Le tracce che connotano i lavori degli artisti nascono dalla ricerca, ma anche dalle esperienze quotidiane. Esse sono un elemento indispensabile della identità personale e collettiva: "Il bisogno di riconoscersi ci accompagna sempre".
27 marzo 1911
Il Padiglione Emiliano Romagnolo a Roma
Alla presenza dei Reali si inaugurano solennemente a Roma le Celebrazioni per il 50. anniversario dell'Unità d'Italia. La capitale ospita varie manifestazioni, tra le quali una mostra regionale etnografica nella ex piazza d'armi del quartiere Prati. Tra gli effimeri padiglioni progettati per l'occasione, quello della regione emiliana è opera dell'architetto Edoardo Collamarini e del pittore Cleto Capri. Si tratta di un edificio in stile eclettico, che evoca l'epoca delle signorie: i tre corpi di fabbrica, tra loro collegati, richiamano il castello estense di Ferrara, il Tempio Malatestiano di Rimini e il palazzo Bentivoglio di Bologna. All'interno sono allestite le sale d'esposizione delle otto provincie emiliano-romagnole. Quella di Bologna è interamente ricoperta di stemmi, a imitazione della sala dello Stabat Mater dell'Archiginnasio. Autori delle decorazioni sono gli artisti dell'Aemilia Ars Edoardo Breviglieri e Achille Casanova, coadiuvati da Alfredo Baruffi per la grafica e Sante Mingazzi per i lampadari in ferro battuto. Nell'ingresso sono esposte quattro tele sui temi del lavoro e dello studio: ne sono autori Augusto Majani (L'Agricoltura), Giacomo Lolli (L'arte della Ceramica), Adolfo Magrini (La Bonifica) e Domenico Ferri (Lo Studio).
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Alfredo Oriani
A Bologna Dal suo eremo di Casola Valsenio Alfredo Oriani raggiungeva ogni tanto Bologna, dove frequentava locali e cenacoli, come quello politico-letterario di Marco Minghetti a Mezzaratta. Scendeva dal treno vestito da ciclista, "con brache corte e larghissime, e maglia e calzettoni di grossa lana". Altre volte arrivava in bicicletta con quel suo costume succinto, il berrettuccio di sghembo, la pipa in bocca di fra la gran barba mosaica, gli occhi che parevan forare a guardarli tanto erano lucenti. (Lipparini) I suoi commenti severi si udivano inoltre al Caffè delle Scienze o al San Pietro, dove, attorniato da giovani amici, che lui chiamava "gli scolari del caffè", muoveva critiche spietate al mondo borghese, "con una conversazione eloquente, serrata" e improvvisava "vertiginosi commenti" sui fatti del giorno. Tra gli assidui del suo piccolo cenacolo, vi erano Mario Missiroli, Goffredo Bellonci, Luigi Federzoni, Sebastiano Sani e altri ancora. Quando quei locali chiudevano, proseguiva con loro le sue discussioni, sotto i portici del centro o nel tempio dei nottambuli bolognesi: il Caffé del Corso. La conversazione di Oriani (se così era lecito chiamarla, dato che parlava quasi sempre lui solo) poteva paragonarsi a uno spettacolo pirotecnico, per lo sfolgorio inesauribile delle idee e dei novissimi paradossi che ne sprizzavano e vi si disperdevano. (Federzoni) Giornalista più per necessità che per vocazione, Oriani contribuì con i suoi articoli spregiudicati, assieme a quelli più rari di Carducci, a determinare il successo e la statura culturale del primo "Resto del Carlino". Giovanni Spadolini ha ricordato che Oriani fu un elzevirista esemplare , tagliente, graffiante, anticipatore di quello che sarà poi l'elzeviro dominante nei nostri quotidiani, per alcuni decenni. Collaborò inoltre a giornali umoristici quali "Bologna che dorme" e "Italia ride".  Assieme al fotografo Giuseppe Michelini e a Olindo Guerrini fu un pioniere dei viaggi in bicicletta. Ricordò un giorno l'effetto prodotto nel girare nel centro di Bologna con la bici a mano: Infilai via Indipendenza, la più nuova e la più brutta della vecchia città, sospinto dal fiotto crescente della folla: non avevo voluto montare in sella, ancora, più per diffidenza verso me stesso che per paura di storpiare qualcuno, ma la bicicletta diventava anche a mano un imbarazzo sempre più difficile. La mia statura da corazziere, i calzoni corti, le gambe magre, i capelli brizzolati sotto la polvere dei sessanta chilometri corsi nel sole di mezzogiorno sulla via Emilia, attiravano gli sguardi. La vita in breve Nasce a Faenza nel 1852. Ha un'infanzia difficile e mostra fin da ragazzo un carattere scontroso e solitario. Studia a Bologna nel collegio di San Luigi e, dopo essersi laureato in Giurisprudenza a Napoli nel 1872, torna nel capoluogo emiliano per fare pratica in uno studio notarile. In questo periodo frequenta il salotto di donna Laura Minghetti a Mezzaratta. Segue quindi la famiglia nell'antica casa padronale del Cardello, a pochi chilometri da Casola Valsenio, dove vive fino alla morte, avvenuta nel 1909. Qui, in una solitudine estrema, acuita dalla indifferenza della critica, scrive romanzi, racconti, saggi politici e storici. Esordisce nel 1875 con Memorie inutili, autobiografia nello stile di Byron, dove "emerge la sua personalità travagliata, a volte temeraria, ma fondamentalmente romantica". Secondo Renato Serra in questo "romanzo mal costruito" c'è già tutto il suo mondo letterario e morale, che si svolgerà nelle opere successive con grande varietà di forme, "dal romanzo alla storia, dalla filosofia al teatro". Seguono i romanzi Al di là (1877), No (1881) e le raccolte di racconti Gramigna (1879) e Quartetto (1883), che gli danno fama di scrittore osceno. Gelosia (1894) e Vortice (1899) presentano uno stile enfatico, mentre nella raccolta Bicicletta (1902) la scrittura si fa più scorrevole e spontanea. Accanto alle opere narrative pubblica pamphlet e saggi storici: Fino a Dogali (1889) e La lotta politica in Italia (1892) ripercorrono la storia italiana dal Medioevo al Risorgimento. Ne La rivolta ideale (1908) espone il suo credo politico, affermando la necessità di uno stato forte e di un leader carismatico capace di risollevare le sorti dell'Italia. Dopo la morte comincia a manifestarsi un certo interesse per questo autore, che Renato Serra considera eccentrico e Benedetto Croce apprezza per la sua vicinanza allo storicismo. Il fascismo, che vede in lui un precursore, giunge ad esaltarlo. L'opera omnia, pubblicata in trenta volumi dall'editore Cappelli tra il 1923 e il 1933, è curata da Benito Mussolini. Nel 1924 il Cardello è dichiarato monumento nazionale, mentre nel 1927 viene istituito l'Ente Casa di Oriani, poi Fondazione Casa di Oriani, che nel 1978 riceverà, dagli eredi dello scrittore, la villa-museo. Solo negli anni Settanta, grazie a studiosi quali Giovanni Spadolini, saranno superate le diffidenze sul suo pensiero nietzschiano e il suo precoce nazionalismo. In occasione del 50° della morte il Comune di Casola Valsenio gli dedicherà un monumento, opera dello scultore faentino Angelo Biancini.
Caffè dell'Arena
Bologna è la città degli artisti drammatici. Essi vi convengono, d'estate, a godersi il riposo, a combinare nuove scritture, qualche volta a tenervi congressi. Il luogo di ritrovo, dopo tanti e tanti anni, è sempre quello: il caffè dell'Arena. Alcuni poi, venuta l'età grave e dato l'addio al palcoscenico, vi si fermano, rivedono ogni tanto i vecchi colleghi, vedono ogni giorno la vecchia arena, finché viene il giorno in cui non la vedono più. (Italia! letture mensili)