2007

Quarant'anni di premi della Fiera del Libro per Ragazzi in Biblioteca Salaborsa Ragazzi

Giuria
Presidente
: Antonio Faeti - Italy, professore di Letteratura per l’infanzia
Giurati:
Martin Salisbury - United Kingdom, illustratore, professore di
Illustrazione
Matteo Bologna - Italy, grafico


Fiction

› vincitore

Stian Hole

Garmanns sommer

Oslo, Cappelen Forlag, 2006
(Norway)

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Accade raramente, nella storia dell’editoria, che si possa prendere atto dell’esistenza di un libro come “Garmanns sommer” di Stian Hole. E’ questo un libro, infatti, in cui appare davvero un rinnovamento dell’immagine così esplicito e vivo da imporre necessariamente una riflessione che spesso non si può riferire all’editoria. Quello di Stian Hole è un libro che appare come il frutto autentico di una ricerca a cui l’autore si è votato. E ricercare vuol dire innovare, ovviamente, ma significa anche tener conto di una grande vicenda storica, significa confrontarsi con il presente guardando al passato, cercando in esso le proprie radici. Così l’avanguardia tedesca del primo dopoguerra, le ricerche stilistiche italiane, i maestri del surrealismo, il cinema sperimentale, il design tra le due guerre si ritrovano proprio qui, entro queste nitide prospettive di sogno che narrano poeticamente senza mai trascurare il quieto nitore della ragione. Una poetica, questa che si rivolge ai bambini con grande consapevolezza emotiva, perché intende parlare ad essi senza le povere volgarità di tante attuali proposte, guardando in alto, coltivando, nel visivo, la nobiltà dello spirito.

› menzioni

Alessandro Manzoni (text)
Federico Maggioni (illus.)

I Promessi Sposi
Casale Monferrato, Edizioni Piemme, 2006
(Italy)

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La lettura che Federico Maggioni fa dei testi che dice di illustrare è ormai nota ai suoi tanti ammiratori. Maggioni ha ben chiaro che l’illustratore è un profondo lettore, è uno che verifica, interpreta, scruta nelle pagine, entra nell’intreccio. In virtù della sua grafica sapienza Maggioni, del resto, sa che per lui non ci sono ostacoli, sa che personaggi, figure, luoghi, pause, comprimari, descrizioni, intrecci parlano a lui un linguaggio che deve poi tradurre. Ecco perché ci ha dato un Manzoni interamente noir, ecco perché ha letto il grande romanzo con l’ammirato stupore di un lettore che non ha timori o impacci. Neri ciuffi di alberi capaci di rendere inquietante la collina di un contadino. Neri convegni di figure urlanti nell’anno della peste. Nere presenze di crudeli dominatori, in stanze color catrame. E occorre riconoscere che l’audacia di Maggioni, che sempre dialoga con la purezza dello stile, ora ci impone di rileggere il grande libro, ora ci chiede di tener conto di questo nuovo commento color antracite.

› menzione speciale

Shaun Tan

The Arrival

Melbourne, Hachette, 2006
(Australia)

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Per “The Arrival” di Shaun Tan, la commissione giudicatrice si è valsa della possibilità di concedere una menzione speciale. Infatti la ricerca dell’autore di questo volume merita di essere collocata un poco al di fuori degli ambiti entro cui si sperimenta tutto ciò che, in vario modo, attiene al visivo. Moltissime immagini che parlano da sole, e parlano un linguaggio commovente, insinuante, lieve, onirico, dolente, magico, universale. Un mondo intero fatto di citazioni dove il cinema, la fotografia, l’illustrazione, la pubblicità assegnano a questo libro l’indubbia grandezza di una Bibbia dell’Immaginario. E su questo conclamato, lunghissimo viaggio nell’iconografia di un secolo, domina un’etica ben visibile, fatta di rigore, di pazienza, di severità, di passione. The Arrival vuole proporsi come un compendio, come un esito fondamentale. E consegue l’obiettivo perché la tenue luce in cui è immerso il suo racconto illumina i sussurri, non spegne le grida, non attenua l’intensità emotiva di tutte queste innumerevoli parole che popolano questo mondo senza parole.

Beatrice Alemagna

Un Lion à Paris

Paris, Autrement, 2006
(France)

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L’universo di Beatrice Alemagna, proprio come quello di Max Ernst, è calcolatamente sospeso tra sogno e realtà, ma senza che lo spettatore sia mai davvero indotto a compiere una scelta. Noi che guardiamo queste prospettive urbane, sappiamo che sono composte di infiniti brandelli di verità, sappiamo che case e strade, macchine e insegne, scale e finestre possono esistere proprio così. Ma sappiamo anche riconoscere un’atmosfera riassuntiva in cui la citazione, la memoria, l’ansia, il dubbio hanno un ruolo determinante. Lo spazio urbano dell’autrice è fatto dello spazio interiore che continuamente si riferisce a quanto è là, in fondo al viale, dietro al museo, su per la scala. C’è un rigore che si traveste da dolcezza, c’è una precisione concettuale che, nella sua limpida scansione parla, a volte, proprio il linguaggio dei sogni. In queste strade della memoria, in fondo, camminiamo tutti, mentre prendiamo appunti, mentre ci confrontiamo.

Non Fiction

› vincitore

Jean-Bernard Pouy (text)
Serge Bloch (illus.)

L’encyclopédie des cancres des rebelles et autres génies
Paris, Gallimard, 2006
(France)

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Di libri come “L’encyclopédie des cancres des rebelles et autres génies” se ne incontrano davvero pochi, tanto nella storia della letteratura per l’infanzia, quanto nella divulgazione culturale, quanto nella complessa vicenda dell’umorismo. E’ un libro splendidamente ossimorico, perché è sapiente e giocoso, lieve e intenso, allusivo e molto preciso. Questa è una rivisitazione parodistica dell’insuccesso scolastico come possibile preludio alla piena estrinsecazione della genialità, attraverso tutta la storia della cultura e dell’educazione. Nel libro, ogni tavola dice che esistono molti modi di guardare al genio, alle invenzioni, ai trionfi, alle cadute, alle esclusioni. C’è, in questa sapiente prova di saporito umorismo grafico, anche un grande messaggio, del tutto umano, che deve indurre alla speranza. Non c’è mai, infatti, un solo modo di considerare le cose. Ogni biografia vive solo di sé stessa, tra rischi, incomprensioni, fatiche, dolori e speranze. Un tratto inconfondibile, unico, originalissimo del volume è poi quello che vede in esso convivere grafica, testo, illustrazione, impostazione della pagina, con una coerenza che quasi mai si vede così attuata, tanto che il volume possiede una sua rilevante unicità anche in questo senso.

› menzioni

Armin Abmeier (text)

Hör zu, es ist kein Tier so klein, das nicht von dir ein Bruder könnte sein
Hamburg, Carlsen Verlag, 2006
(Germany)

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Il libro di Armin Abmeier, della Carlsen, si presenta come un prezioso catalogo che contiene molte forme stilistiche visibili nell’illustrazione tedesca contemporanea. E’ un libro istruttivo come un trattato, elegante come un esito riassuntivo, attraente come sa esserlo uno sguardo che non si nega nulla, che si indirizza verso qualunque forma espressiva sappia offrirsi nella sua nitida pienezza, nel suo intatto valore. Qui gli stili, le scuole, le impronte culturali, le tradizioni, le tecniche, le modalità espressive si offrono sempre contemporaneamente. Qui non c’è il senso di un privilegio concesso a pochi, ma c’è invece il desiderio di premiare una luminosa pluralità. Nel libro convivono scelte vecchie e nuove, si ritrovano tecniche che sembravano perdute, brillano testimonianze di cui non si aveva più traccia. Una preziosa enciclopedia dello stile ci induce a sperare: sappiamo che si può essere inarrivabilmente diversi, ma anche confrontarsi, collegarsi, vivere insieme.

Alain Serres (text)
Nathalie Novi (illus)

Une cuisine tout en chocolat
Voisins-le-Bretonneux, Rue Du Monde, 2006
(France)

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Con “Une cuisine tout en chocolat” si premia un riuscito tentativo di far scienza con una precisione che riempie di divertimento e che delizia lo spirito. Il libro si muove su ampie prospettive solari, illumina paesaggi ricchi di serenità paradisiaca, ci concede la gioia coloratissima di prati, alberi, cieli, campi, montagne. Ma poi ci conduce nelle fabbriche dove il cacao diventa meraviglia dell’arte pasticcera. Ci porta negli interni in cui tutto si trasforma, fino a creare splendidi capolavori visivi e gastronomici. Un libro dedicato alla gloria del cioccolato ci induce così a comprendere che l’uomo trasforma, ridefinisce, colloca entro nuovi contesti. Dai preziosi paesaggi dell’inizio si va verso antiche abitudini che si collocano in fabbriche e in salotti, in bar e in atelier. Davvero un saporitissimo omaggio all’invenzione, alla civiltà, alle buone maniere e quindi propriamente all’uomo, non solo al cioccolato.

Olivier Besson

Gravures de Bêtes

Paris, Éditions Thierry Magnier, 2006
(France)

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Rivivono, in “Gravures de Bêtes”, le complesse e dimenticate delizie strumentali che un tempo onoravano atelier, accademie, fabbriche, stamperie. Dall’acquaforte alla punta secca, dalla xilografia alla linoleografia e al monotipo, ecco l’antica sapienza dell’arte del riprodurre qui ritrovata e fatta trionfare. E’ un libro di scienza e di tecnica, certo, ma è anche un grande documento di civiltà. Riproponendo questi segreti, insegnando vivacemente anche oggi come si possa incidere e stampare con queste modalità, il libro fa scienza, il libro allarga la conoscenza. Ma, soprattutto, ci raccomanda di non impoverirci, di non restringerci entro le ottiche coercitive e monotone di tanto visivo attuale. E’ un libro liberante, chiaro, limpido, rasserenante. Vuole che i vecchi strumenti tornino al lavoro e trionfino ancora: la lotta allo stereotipo, alla monotonia, allo sguardo povero e limitato, trova in questo libro uno strumento raffinato, coraggioso, sapiente.

New Horizons

› vincitore

Menena Cottin (text)
Rosana Faría (illus.)

El libro negro de los colores
Colonia San Miguel Chapultepec, Ediciones Tecolote, 2006
(Mexico)

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La commissione giudicatrice del BolognaRagazzi Award ha unanimemente deciso di assegnare al volume “El libro negro de los colores” di Menena Cottin e Rosana Faría, Ediciones Tecolote, il premio. Le motivazioni appaiono varie e complesse. C’è, prima di tutto, una pedagogica ed etica impronta che il volume possiede, fino a incantare e a commuovere chi lo osserva. Perché con poetica trasfigurazione della forza vibrante del colore in una limpida dimensione tattile, le autrici hanno potuto comunicare la complessità della dimensione coloristica anche a chi non può percepirla con i sensi. Ma il libro raccoglie intorno a sé, con parità di collocazione, tanto i vedenti quanto i non vedenti, perché scaturisce da una sobria eleganza grafica, frutto di consapevole ricerca e di colta memoria storica. La commissione premia, così, un libro che unisce, che fa dialogare, che spezza remoti impedimenti, che abbraccia fruitori molto diversamente motivati.

› menzioni

Fernando Vilela (text)
Éric Heliot (illus.)

Lampião & Lancelote
São Paulo, Cosac & Naify Edições, 2006
(Brasil)

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Il libro di Fernando Vilela, “Lampião & Lancelote”, edito da Cosac & Naify Edições, è un libro molto ricco di riconoscibili ambizioni, in quanto, prima di tutto, fa dialogare tecniche e culture proprio secondo la splendida accezione di Lewis Mumford. Con le oniriche sovrapposizioni di xerigrafie, di strati color del bronzo, di rifiniture argentee, allude alla grande Galassia di Gutenberg, dove gli artisti della tipografia sempre combinavano tra loro echi, brandelli, citazioni. Il fervore delle battaglie, il paesaggio punteggiato da piante che sembrano attori, l’apparire, qua e là, di volti ascrivibili alla compagine di Lampião, i brandelli delle armi e delle divise ci parlano di storia, di antropologia, di finzioni, dato che è citato anche Borges. Un libro di sogni per favorire i sogni, un libro dove le colline sono di bronzo e dove la cavalleria degli antichi poemi rifulge nei toni ripresi dagli affreschi italiani.

Nadine Touma (text)
Rena Karanouh (illus.)

Doodles
Beirut, Dar Onboz, 2006
(Liban)

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Il volume “Doodles” di Nadine Touma è ricco di varie connotazioni grafiche, nate da una cultura e da una passione che, evidentemente, aspirano al dialogo, al confronto, a una coraggiosa sperimentazione accettata sulla base, però, di tradizioni diverse. C’è, molto poeticamente osservata, l’arte europea del post-informale, c’è la pittura materia in cui ciò che casualmente veniva ritrovato, entrava con eleganza nei confini di una composizione. Ma c’è anche una precisa memoria di grafismi dedotti da decorazioni, da fogli casualmente scritti, da “ornati”, da dimensioni illustrative dedotte dal sogno e dalla memoria. Sembra che una meravigliosa bottega, sembra che un “fondaco” del tutto intriso di fantasia, sembra che un mondo di citazioni, un universo di voci sussurranti abbiano qui ottenuto il piacere di una affettuosa unificazione. Perché il testo vibra di allusioni così varie, ma resta se stesso e parla di una cultura.

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