Il Nettuno si racconta
Nel mese di agosto del 1564 le acque provenienti da Valverde e dalla Remonda iniziarono a zampillare dalla fontana di piazza, ancora sprovvista della statua del Nettuno, issata sul suo piedistallo due anni dopo. Il condotto di adduzione, proveniente da San Mamolo, giungeva a un "grand'Arbore" di piombo sotto la fontana, da cui si diramavano "vari canali e tubetti" per l'alimentazione dei getti. Alcuni di questi "tubetti" e gli scarichi del "vaso" convogliavano acqua al palazzo del Legato, fornito di stalle, di abbeveratoi e di un giardino. Esistente fin dal 1365, nel 1568 il giardino venne trasformato in orto botanico o "Giardino dei Semplici". (A. Zanotti, Il sistema delle acque a Bologna dal XIII al XIX secolo, Bologna, Compositori, 2000, p. 137)
Basket City
C'è una cosa sola che spezza in due Bologna come il derby del basket: la via Emilia. Una linea retta che taglia in due la città in modo netto, come un'arancia.
Borghi senza tempo
La civiltà dell'Appennino bolognese, proprio per il patrimonio tuttora immenso dei borghi e delle case rurali, è soprattutto l'orizzonte culturale della pietra lavorata. Queste parole di Giuseppe Coccolini introducono il tema di questa bibliografia, dedicata all'insediamento umano nell'Appennino bolognese, con un'immagine chiara e concreta: la bella pietra delle antiche case e dei borghi disseminati sulla montagna.
Bologna nella Grande Guerra
100 anni dallo scoppio della prima guerra mondiale, dall'immane tragedia che sconvolse l'Europa intera. Tra il 1915 e il 1918 Bologna pagò un doloroso tributo di sangue e svolse un ruolo fondamentale nelle retrovie del fronte. Fu tra le città capofila nella produzione di armi e munizioni, ma anche nell'assistenza ai feriti e nell'accoglienza dei profughi dalle zone di guerra, soprattutto dopo la rotta di Caporetto. Le donne furono protagoniste, costrette a lavori inconsueti e pesanti, nelle fabbriche, sui tram, impegnate in un'opera instancabile di assistenza.
Là dove c'era l'erba...
Splendori e miserie della periferia bolognese.Una storia del secolo ventesimo. Stretta (o adagiata?) fino al 1902 tra le sue mura, dopo il loro controverso abbattimento la città si espande in momenti successivi e con stili diversi: prima i salubri e piccolo-borghesi rioni giardino pedecollinari, subito dopo la Bolognina operaia, con i palazzoni del Risanamento e dell'Istituto Case Popolari. 
Le Caserme Rosse
Il lager di transito e smistamento delle Caserme Rosse entrò in funzione il 7 ottobre 1943. Era un complesso di bassi edifici in aperta campagna, nella periferia di Corticella, utilizzati come scuola per ufficiali della Sanità. Tra i primi ad esservi raccolti furono i carabinieri di stanza a Roma, che il 25 luglio 1943 avevano arrestato Mussolini per ordine del re.
Il Risorgimento a Bologna
"Nella vita dei popoli la vita non scorre uguale; vi sono anni nei quali, meglio che mai, si rivelano i caratteri, le energie esplodono, si maturano gli ingegni ... questi anni miliari per Bologna e per le Legazioni, durante il periodo del Risorgimento furono il 1796, il 1831, il 1859 ..." (*)
Scrittori sotto i portici
A Bologna all'inizio del secolo la nuova generazione universitaria si allontana dal classicismo, erudito, carducciano imperante nell'800 e prende a modello D'Annunzio. Tra i giovani che aderiscono all'estetismo simbolista vi sono Luigi Federzoni e Manara Valgimigli.