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Belle Époque

Gli anni a cavallo tra Otto e Novecento costituiscono un periodo di grandi trasformazioni per Bologna: con l'abbattimento delle mura e la costruzione della centralissima via Rizzoli si comincia a realizzare il Piano Regolatore del 1889; si edificano nuovi quartieri periferici, si introducono moderni servizi quali i tram, l'acqua potabile nelle case, la luce elettrica ...

L'arte e gli artisti sono spesso protagonisti. Gli scultori lasciano notevoli esempi della loro maestria in monumenti pubblici, come il Popolano di piazza VIII Agosto, ma anche nelle cappelle funerarie della Certosa. I pittori e gli architetti della "gilda" di Rubbiani restaurano chiese e palazzi seguendo la moda del revival neogotico. Intanto i muri del centro si coprono di insegne e réclame in stile liberty, dovute soprattutto al genio del triestino Dudovich, attivo presso l'editore Chappuis. I seguaci del liberty sono chiamati da Alfredo Protti i "maestri della foglia". Li snobbano i pittori come Corsi, Fioresi, Pizzirani, che si ispirano piuttosto agli impressionisti oltrecortina, ma con un tono intimo, antiretorico e l'occhio rivolto alla natura e alla bellezza sensuale. E' la stagione di quella "secessione bolognese", insensibile all'avanguardia, che darà corso, nel Novecento, alla silenziosa ricerca di Giorgio Morandi.

Sull'arte e il costume della Bella Epoque: