Villa Aldini

Via dell'Osservanza, 35/a

A Bologna una fabbrica che s'innalza sopra la collina con frontone e colonne, a guisa di tempio antico; vista da venti parti della città forma altrettante piacevoli prospettive. Questa collina sulla quale è posto il tempio e che si avanza, quasi direi, in mezzo alle case è tutta rivestita di macchie d'alberi come potrebbe disegnarle un pittore.
(Stendhal)

Nel 1806 furono demoliti l'antica chiesa e il convento della Madonna del Monte sulla cima del colle dell'Osservanza, acquistati alcuni anni prima da Antonio Aldini, segretario di stato del Regno d'Italia. Tra il 1811 e il 1816 egli fece costruire nell'area una grande villa in stile neoclassico, "palazzo di delizia d'ordine ionico perfetto", dedicata a Napoleone, che durante una visita a Bologna nel 1805 cavalcò sul colle e, mirando dall'alto il panorama, avrebbe esclamato: "Ca c'est superbe!".

La villa fu progettata dall'architetto Giuseppe Nadi e dall'ingegnere Giovanni Battista Martinetti, con la consulenza di Leopoldo Cicognara. La facciata, rivolta alla pianura, fu sormontata da un timpano con fregio raffigurante gli dei dell'Olimpo, un "cammeo gigantesco" eseguito da Giacomo De Maria, scultore bolognese allievo di Canova, assieme ai giovani Adamo Tadolini e Alessandro Franceschi.

Nel 1833 la Commissione Ausiliaria dei Professori di Belle Arti riuscì ad evitare l'abbattimento dell'edificio da parte del nuovo proprietario, dichiarandolo "nobilissimo e di ornamento cospicuo per le adiacenze della città". Nel 1842, per opera di Antonio Serra, lo stabile ritornò alla sua integrità, ma dal 1848 al 1859 fu occupato da un Comando austriaco e ospitò un ospedale militare.

Nel 1909 il direttore dell'osservatorio dell'Università Michele Rajna progettò di sistemare sul piazzale della villa una stazione astronomica, destinata a sostituire la gloriosa Specola di Palazzo Poggi. L'antica struttura fu invece impiegata come colonia estiva diurna: nel 1915 ospitò circa 500 bambini. Nel 1919 fu attivato all'Osservanza un acquedotto in grado di servire le aree collinari, compreso l'Istituto Rizzoli: accanto a Villa Aldini fu collocato un serbatoio pensile.

Nel 1938 Guido Zucchini condusse un restauro che riportò definitivamente alla luce la Rotonda, il santuario romanico della Madonna del Monte impropriamente trasformato da Aldini in sala da pranzo. Nei pressi della villa fu costruita una casa di riposo per i congiunti dei caduti in guerra.

Nel 1946 nell'edificio ottocentesco venne aperto un istituto per la cura e la riabilitazione dei "minori infortunati di guerra". Fino al 1950 ricevette decine di "mutilatini" provenienti da tutta la regione: bambini colpiti durante i bombardamenti o vittime dello scoppio più o meno accidentale di ordigni di vario genere, soprattutto di micidiali mine antiuomo.

Nel 1967 e 1968 il giardino antistante la villa ospitò alcuni spettacoli musicali: L'Oedipus rex di Stravinskij e L'Ifigenia in Aulide di Gluck.


 

Pasolini: Sade e Salò a Villa Aldini

Pier Paolo Pasolini tornò a Bologna a più riprese nel 1975, ormai al tragico epilogo della sua vita. Il 31 maggio partecipò alla GAM alla performance Intellettuale dell'amico Fabio Mauri; il 20 giugno intervenne a una conferenza a Scienze Politiche. In primavera aveva girato alcune riprese di Salò a Villa Sorra, nei pressi di Castelfranco Emilia, e a Villa Aldini.

Nel suo ultimo film, presentato dopo la morte e subito sequestrato, Pasolini sviluppa l'idea di Sergio Citti - suo collaboratore assieme al giovane Pupi Avati - per una sceneggiatura del libro di Sade Centoventi giornate di Sodoma. Il tema del piacere, della violenza e della perversione sessuale è ambientato nella Repubblica Sociale e la villa di Napoleone diventa il luogo in cui il Potere si dissocia dall'umanità e la trasforma in oggetto.

Nei giorni delle riprese di Salò, Pasolini si chiese - il fatto è testimoniato anche da Renzo Renzi - se fosse possibile per lui tornare a vivere nella città natale, dove era iniziata la sua avventura intellettuale (il "Galvani", l'Università ...). Ma la risposta che si diede fu chiara: "pur conservando intatta la sua forma", Bologna gli appariva ora estranea e incomprensibile.

Essa era ormai una città borghese, mentre il suo posto era in luoghi "non privilegiati" alla periferia del mondo. Il gioco democratico dell'isola comunista d'Occidente, "con assemblee, partecipazioni, autogestioni", lo metteva a disagio quanto la baraonda da Quartiere Latino messa in scena in centro il sabato sera, "col trionfo della coppia e la presenza del teppismo".


Approfondimenti

Umberto Beseghi, Palazzi di Bologna, 2. ed., Bologna, Tamari, 1957, pp. 279-286


 

Bologna ai tempi di Stendhal, mostra iconografica, Bologna, 13-20 maggio 1972, introduzione e catalogo di Giancarlo Roversi, in: "L'Archiginnasio", 66-68 (1971-1973), vol. 2., p. 767, 822


Alessandro Cervellati, Villa Aldini in pericolo, in: id., Bologna aneddotica, Bologna, Tamari, 1970, pp. 126-128


Roberto Chiesi, Il corpo del degrado. Appunti sull'Italia del presente nell'opera di Pasolini (1973-1975), in: L'eredità di Pier Paolo Pasolini, a cura di Alessandro Guidi e Pierluigi Sassetti, Milano, Udine, Mimesis, 2009, pp. 54-56


Ugo Lenzi, Napoleone a Bologna (21-25 giugno 1805), riedizione integrata, Bologna, Zanichelli, 1980, pp. 122-124


Eugenio Riccomini, Giacomo De Maria. Dodici pensieri fatti con le mani, Bologna, Bononia University Press, 2010, pp. 41-42


Guido Zucchini, La Madonna del Monte di Bologna, Bologna, Tip. Compositori, 1939, pp. 41-47