Giardino della Montagnola

via Indipendenza

Dopo un lungo passeggio, mi sono trovato su l'imbrunir della sera in un sito delizioso ed alquanto elevato, sparso qua e là di spaziosi arbori ed antichi, ove, s'io non mi inganno, si stende nel mezzo un largo piano, circondato d'altissimi abeti e di frondose querce. La vista soave della biondeggiante pianura e delle vicine collinette rallegra insieme ed avviva. Qui si raccolgono pacificamente i cittadini: e quale assiso su i lunghi sedili di pietra, e chi sdraiato in seno dell'erbe, e sotto i mormoranti rami di una quercia, o su la riva di un limpido e basso ruscello, gode tranquillo l'aura vezzeggiante e fresca della sera. Il sito vien detto la Montagnola.

(U. Foscolo)

La Montagnola è una collina artificiale a ridosso delle mura, nella parte a nord della città. Fu ricavata, con detriti e terra di riporto, sui ruderi della rocca costruita dal Papa a metà del Trecento e più volte distrutta dai bolognesi a furor di popolo. Fin dal XVII secolo questo spazio fu destinato ad area verde pubblica.

Nel 1805 il giardino fu sistemato come una promenade in stile francese, con simmetrica alberatura, da Giambattista Martinetti. Ingegnere e architetto governativo, esperto di idraulica, egli progettò sulla cima una grande area pianeggiante, con un viale perfettamente circolare, dal quale partivano quattro rami, che delimitavano all'esterno grandi parterre; mentre nella parte inferiore, verso la piazza del Mercato, sistemò in leggero pendio due viali d'accesso, che racchiudevano un'aiuola a ferro di cavallo.

Nel corso dell'800 la Montagnola diventò la passeggiata alla moda della città e ospitò il corso delle carrozze. Fu anche teatro di manifestazioni sportive e spettacolari, quali le ascensioni in pallone di Francesco Orlandi e Luigi Piana, le corse di sedioli (calessi) e di "cavalli a fantini" e, dopo il 1870, le gare dei velocipedi.

Il 28 giugno 1896, alla presenza dei reali d'Italia, fu inaugurata la scenografica scalinata di accesso da piazza XX settembre, che si affiancò all'ingresso tradizionale da piazza VIII Agosto.

Uno sguardo sull'immensa pianura

Vado ... alla Montagnola; lì si tiene il corso della città. E' una passeggiata della grandezza delle Tuileries, con alberi molto belli piantati da Napoleone, alta una trentina di piedi sull'immensa pianura ... A nord, la prima collina che viene ad interromperla è quella di Vicenza, a ventisei leghe di distanza.
(Stendhal)

Ai tempi di Stendhal dalla collina della Montagnola, appena elevata sulla città, si godeva nei giorni limpidi la vista sulla pianura padana, da lui qualificata come "immensa", mentre il Foscolo la definì "biondeggiante". E in fondo si indovinavano i colli euganei, solo apparentemente vicini e considerati erroneamenti i monti di Vicenza. Oggi l'orizzonte della pianura è coperto dalla cupola del Sacro Cuore,  dalle case popolari della Bolognina e ancor prima dalla moderna autostazione.

Per Foscolo e Stendhal la Montagnola era un luogo romantico, di pace e di squisito rapporto con la natura, dove riposare, respirare aria buona, partecipare al corso delle carrozze. Assieme alla chiusa del Reno, alla Certosa e - perché no? - al giardino di delizia di Cornelia Rossi, moglie affascinante dell'architetto Martinetti, era una delle mete preferite degli ospiti in città.

Era un luogo dove la nobiltà e la buona borghesia amava incontrarsi e farsi vedere: le dame affacciate ai finestrini delle carrozze, i giovanotti e i signori che le raggiungevano a piedi, l'intimità creata nella penombra della sera.

Antonio Zanolini, in un brano del suo Diavolo del Sant'Uffizio, racconta di sfuggita, attraverso gli occhi di due ragazzi, la meraviglia delle "mute a quattro, a sei e talvolta a otto, i lacché impennacchiati" e la gente che corre a frotte attraverso la piazza del Mercato. Si va ai giardini in ghingheri. Per trovarsi in mezzo alla nobiltà occorre "raffazzonarsi". Infatti l'amica dei ragazzi, alla domanda: "non venite con noi alla Montagnola?", risponde di no, "son troppo mal vestita".

All'inizio del '900 la Montagnola contende al "giovane" passeggio "Regina Margherita" la palma di  giardino pubblico più gradito nel cuore dei bolognesi. Anche Hermann Hesse, di passaggio in città, ha modo di frequentare questo luogo vicino alla stazione ferroviaria, reso da alcuni anni più attraente dai cento lampioni del Pincio e dai fervori dell'Eden Kursaal. Ne attesta brevemente la vitalità:

Prima della partenza ho passeggiato tra i magnifici platani dei bei giardini pubblici. Su ogni panchina è dipinta una scacchiera e si svolgono grandi partite di dama con giocatori e spettatori accesi di italico entusiasmo.

(H. Hesse)

La fedeltà del popolo alla Montagnola durò almeno fino al secondo dopoguerra, quando, spente le ultime luci della Festa dell'Unità e della Fiera campionaria, anche gli anziani giocatori di scacchi e di dama lasciarono le panchine attorno alla grande vasca centrale con le tartarughe. Il giardino fu da allora coinvolto nella realtà precaria del quartiere ferroviario. La droga innocente e collettiva del Luna Park "pochi anni dopo fu sostituita da quella vera e terribile, che fino ad allora non si era mai vista".

Approfondimenti
  • Giancarlo Bernabei, La Montagnola di Bologna. Storia di popolo, Bologna, Pàtron, 1986, p. 92
  • Bologna ai tempi di Stendhal, mostra iconografica, Bologna, 13-20 maggio 1972, introduzione e catalogo di Giancarlo Roversi, in: "L'Archiginnasio", 1971/1973, 66/68, vol. 2., p. 835
  • Alessandro Cervellati, Bologna al microscopio, Bologna, Edizioni aldine, vol. 1., Usi, costumi, tradizioni, 1950, pp. 203-208
  • La Piazzola. 1390-1990. Il mercato, la città, a cura di Simonetta Raimondi, Bologna, Grafis, 1990, p. 59
  • Tiziano Costa, Marco Poli, La Montagnola. Fotoracconto di un luogo nobile di Bologna, Bologna, Costa, 2001, pp. 54-55
  • Hermann Hesse, Dall'Italia. Diari, poesie, saggi e racconti, a cura di Volker Michels, Milano, A. Mondadori, 1990, p. 93

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