Closer

@ MaisonVentidue
dal 9 al 26 giugno 2022
copertina di Closer

Una mostra di Alessandro Trapezio

Inaugurazione giovedi 9 giugno ore 18.00 + live performance OSSESSO ore 20.00 

In questa mostra personale presso Maison Ventidue, il fotografo Alessandro Trapezio  presenta Closer, progetto che prende ispirazione, attraverso uno sguardo personale  e contemporaneo, dalla celebre serie fotografica di Dino Pedriali, a cui Pier Paolo  Pasolini affidò l’incarico di realizzare alcuni degli scatti - che diventarono tra i più intimi di quelli raffiguranti il noto intellettuale italiano - per accompagnare Petrolio, sua  opera più complessa e tormentata, il romanzo che non riuscì a finire e che rimase un  po’ come il suo testamento.  

PPP si spoglia, apre il libro, si siede sull’enorme letto, nudo nella sua stanza, sorpreso  nella sua intimità. Dino dalla finestra fotografa quel corpo magro, bello, in posa come  un modello che finge di non sapere di essere visto e invece è compiaciuto oggetto di  voyeurismo e desiderio. 

Gaia Ginevra Giorgi, poetessa e performer, si spoglia leggendo un libro di poesie, Trapezio nel buio della sera, la osserva e fotografa senza darle indicazione alcuna;  le sue azioni vengono dettate dalla dinamica di quell’habitat ricreato per lei.  GGG, con il suo sguardo magnetico, si avvicina alla finestra intravedendo l’obiettivo,  ci guarda, interrompendo la dinamica voyeuristica: lei vuole essere osservata, e, con sapevole del nostro sguardo, ritorna a leggere.  

Il 2022 è anche il 100° anniversario dalla nascita del poeta, e Closer non è solo un  tributo a Pasolini e Pedriali: dalla luce della camera da letto, come in un film, scorgiamo il vero e proprio protagonista di questi scatti, vale a dire lo sguardo e il suo  ribaltamento. Se prima appare indirizzato dall’esterno verso l’interno, nel momento  in cui GGG ci guarda ci fa comprendere come sia sempre stata consapevole di essere osservata; lo sguardo cosciente è rivolto verso l’obiettivo, verso di noi, creando un  cortocircuito: le azioni compiute finora non risultano più passive, ma trasformative e  perturbanti. Fotografo e soggetto si incontrano in un dialogo alla pari, consapevoli e  più vicini del contatto con l’altro.

Vittoria Frangapane

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