Casa - Via Nosadella

via Nosadella, 48

Andavo spesso a casa di Pasolini in Via Nosadella. Si parlava di tutto e si preparava il teatro irlandese assieme a Luciano Serra, oppure ci si sedeva da qualche parte a parlare di letteratura.

(R. Roversi)

Nell'autunno del 1936 la famiglia Pasolini si trasferì da Scandiano a Bologna in via Nosadella 48, davanti alla tipografia dei Sordomuti. Pier Paolo viveva con la madre Susanna, "graziosissima, minuta, fragilissima, una nuvola di capelli castani" (Siciliano), e con il fratello Guido, di tre anni più piccolo. Il padre Carlo Alberto, un militare severo e convinto fascista, andò a combattere in Africa e finì prigioniero. Pier Paolo frequentava il Liceo classico "Galvani" e a casa venivano spesso a trovarlo alcuni amici.

Tra essi Roberto Roversi e Luciano Serra, anche lui da poco trasferito a Bologna da Reggio Emilia. Con Manzoni, un compagno di scuola di Pier Paolo, recitavano commedie irlandesi, come Cavalcata a mare e Il furfantello dell'ovest di Synge. Tutti erano rimasti colpiti dalla rappresentazione di Piccola città di Wilder nella versione di Elsa Merlini e Renato Cialente: un tipo di teatro libero dall'accademia.

I ragazzi "salivano di volta in volta su una panca o su una sedia o contro un muro, in fondo a un breve corridoio per recitare" (Serra). Secondo Fabio Mauri Pier Paolo usava travestirsi con tendaggi ed era molto dotato come mimo. Roversi ha testimoniato che

Pasolini era, nel fare le cose che ci interessavano, subito bravissimo; aveva una straordinaria tranquillità e rapidità nello scrivere che non finivano di stupirmi; e cominciò a prevalere su di noi con la straordinaria invenzione del dialetto colorato (come mi sembrava) cioè di una lingua esasperata sentimentalmente ma con tanto trattenuto pudore (una lingua abbastanza celestiale nel senso giusto) dal renderla nuova e diversa, cioè vera e originale.

Tra i giovani ospiti di via Nosadella, "intossicati dall'adolescenza", erano tanti gli argomenti di discussione, ma a interessare era soprattutto la letteratura. Le letture spaziavano da Shakespeare a Dostoevskij, da Dickens a Gogol. Il poeta Antonio Rinaldi, un supplente del "Galvani", aveva letto in classe Le bateau ivre di Arthur Rimbaud.

Pasolini era un lettore accanito, divorava più di un libro al giorno, dai poeti provenzali agli ermetici. I Canti del popolo greco di Tommaseo furono per lui una lettura determinante. Era inoltre un appassionato di sport: praticava regolarmente il calcio, ma anche la pallacanestro, il ciclismo e, d'inverno, lo sci. Grazie a un cineclub fu iniziato al cinema: conosceva John Ford, René Clair, Chaplin.

Approfondimenti
  • Marco Antonio Bazzocchi, Pier Paolo Pasolini, Milano, B. Mondadori, 1998
  • Andrea Paolella, Luciano Serra, I luoghi di Pasolini, Cinisello Balsamo, Silvana, 2010, p. 14
  • Pasolini e Bologna, a cura di Davide Ferrari e Gianni Scalia, Bologna, Pendragon, 1998, p. 21
  • Roberto Roversi, Gioventù d'un poeta. Gli anni bolognesi di Pasolini nei ricordi di un amico, in: "Bologna incontri", 11-12 (1975), p. 15
  • Enzo Siciliano, Vita di Pasolini, Milano, Mondadori, 2005, p. 65