Casa - Via Arienti

via Arienti, 33

Due parole per dirti l’orribile premura da cui sono preso: le date degli esami e della laurea sono infami. Non so se farò in tempo a finire la tesi. Tu dovresti cercarmi la dattilografa o due dattilografe.

(P.P. Pasolini)

Il Burgus Arienti (in dialetto Borg dall’Arient) e il vicino Burgus Auri risalgono al XIII secolo, quando il Comune bolognese decise di concentrare in questa zona periferica a meridione della città, prossima comunque al canale di Savena, le attività di fusione degli argentieri e degli orafi. Le fornaci provocavano un fetore fastidioso e pericoloso alla salute, tanto che gli statuti del 1288 proibirono la loro costruzione entro il perimetro delle mura. I nomi di Borgo dell’Oro e dell’Argento rimasero anche nei secoli successivi: via Arienti risale alla riforma toponomastica del 1873-74.

Pasolini “spugna di sonno”

L’appartamento abitato dai Serra in via Arienti 33 era frequentato regolarmente da Pier Paolo Pasolini, che considerava i genitori di Luciano come una seconda famiglia. Era il luogo in cui il giovane poeta, studente universitario a Bologna, arrivava, come una “spugna di sonno”, reduce dal “nido antico” di Casarsa.

Io sarò sa te il giorno 9 sera e dovrò trattenermi ben 11 giorni; cercherò di portare con me più roba possibile, e di disturbarti il meno possibile.

Alla fine del 1945, in preparazione alla laurea, l’amico Luciano lo ospitò in casa sua e lo aiutò a mantenere i rapporti con il suo relatore di tesi, il prof. Calcaterra, facendogli da “fattorino”.

Serra aveva anche il compito di diffondere le notizie di Pier Paolo da Casarsa presso gli amici bolognesi, al quale era legato da grande comunanza di intenti letterari: erano i giovani Roberto Roversi e Francesco Leonetti, assieme ai quali nel 1941 aveva pubblicato le prime raccolte poetiche e con cui in seguito condivise l’esperienza della rivista “Officina”.

Approfondimenti
  • Andrea Paolella, Luciano Serra, I luoghi di Pasolini, Cinisello Balsamo, Silvana, 2010, p. 8, 53
  • Luciano Serra, L’estate del 1941, in: Pasolini e Bologna, a cura di Davide Ferrari e Gianni Scalia, Bologna, Pendragon, 1998, pp. 91-95

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