Palazzo comunale - Sala del Consiglio

piazza Maggiore, 6

La divisione dell'insegnamento elementare in due parti è suggerita da fatti gravi che segnano la distinzione crudele fra il popolo e la borghesia. Si mette avanti il fatto che una gran parte di discenti, dopo due o tre anni di studio, abbandonano la scuola, perchè costretta dalla condizione bisognosa delle famiglie e darsi ad un mestiere ed alle fatiche del lavoro manuale. Confida però che verrà tempo in cui anche il popolo, che ora non apprezza suficientemente il vantaggio dell'istruzione, giungerà a comprenderlo, ne sentirà il bisogno, e vorrà continuare; e ciò avverrà indubbiamente, perchè la plebe deve sparire.

(G. Carducci, intervento in Consiglio comunale, 12 novembre 1869)

La Sala dove si riunisce il Consiglio Comunale era un tempo la Galleria dei Senatori. La volta è decorata con una finta architettura con sfondati, eseguita da Angelo Michele Colonna e Gioacchino Pizzoli nel 1676. Nei due lati lunghi quattro colonne dipinte sostengono un pesante cornicione, che regge una nuova volta con scene allegoriche delle virtù cittadine.

Al centro Minerva, dea della Sapienza, e Marte, dio della guerra, spingono la Fama ad annunciare le virtù e le glorie della città. Cibele indica la gloria dell'Olimpo a Bologna, raffigurata come una fanciulla su un carro trainato da leoni. Bacco, Pomona e Cerere simboleggiano la fertilità del territorio bolognese. Sui due lati brevi sono dipinti lo stemma della città retto dalla Concordia e dalla Fedeltà, mentre sul lato opposto Vigilanza e Prudenza accompagnano i simboli delle arti.

Sulle pareti vi sono due tele di Ubaldo Gandolfi raffiguranti Diana e Endimione, Perseo e Andromeda, due busti di marmo di Maffeo e Luigi Venier, opera del Mazza, e alcune tele raffiguranti protagonisti della storia amministrativa più recente, quali Aurelio Saffi e Giuseppe Ceneri.

Carducci consigliere

Giosue Carducci fu eletto consigliere comunale nel 1869, nelle prime elezioni parziali effettuate durante l'amministrazione Casarini. Rimase fino allo scioglimento del Consiglio, nel 1872.

Durante questo breve mandato fu protagonista della discussione sulla riforma delle scuole elementari, proposta dall'Assessore Enrico Panzacchi. Sostenne con forza la gratuità della scuola elementare e si oppose contro ogni taglio di stipendio ai maestri, affinché "non versino nell' angustia di ristrettezze economiche e si mantengano in quella decenza che ingenera il rispetto". Il suo discorso convinse la Giunta, che addirittura aumentò i fondi per la scuola.

Carducci fu rieletto consigliere nel 1886 e successivamente altre sei volte tra il 1889 e il 1899. Rimase in Consiglio fino al 1902, quando il Comune venne conquistato dai "popolari". Durante il secondo mandato fu notevole il discorso pronunciato il 27 dicembre 1888 per la costituzione di un Consorzio universitario.

Nel 1889, nelle elezioni a suffragio allargato, risultò il primo degli eletti con 7965 voti. Il 21 novembre presiedette la prima convocazione del Consiglio, pronunciando un  discorso inaugurale, che ebbe vasta risonanza sulla stampa dell'epoca, in cui esortò alla concordia delle opposte fazioni in vista del raggiungimento del bene comune.

Approfondimenti
  • Albo carducciano. Iconografia della vita e delle opere di Giosue Carducci, Bologna, Zanichelli, 1980, p. 113, 257
  • Carlo Colitta, Il Palazzo comunale detto d'Accursio con le Collezioni comunali d'arte, Bologna, Officina grafica bolognese, 1980, pp. 98-105
  • Il palazzo comunale, a cura di Giancarlo Roversi, testo di Franco Bergonzoni, Bologna, Comune di Bologna, 1981, p. 29
  • Marco Veglia, La vita vera. Carducci a Bologna, Bologna, Bononia University press, 2007, pp. 154-155

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