Libreria Zanichelli

Piazza Galvani, 1/H Bologna

Nella libreria e nella stanzetta che gli venne riservata, si sentiva a casa propria, vi si ristorava dalle fatiche dell'insegnamento, si compiaceva di dotte e allegre conversazioni; vi interrompeva quella solitudine operosa di vita e di studio che, proprio in quella rituale sospensione, trovava un senso compiuto.

(M. Veglia, La vita vera. Carducci a Bologna, Bologna, BUP, p. 220)

Nicola Zanichelli era proprietario dal 1845 di una piccola libreria a Modena. Per le sue idee liberali fu perseguitato dalla polizia estense, accusato di divulgare libri proibiti. Dopo il 1859 proseguì la sua attività alla luce del sole, con grande impegno e notevoli capacità tecniche e imprenditoriali.

Nel 1866 acquistò a Bologna la libreria Marsigli e Rocchi, posta sotto il portico del Pavaglione, accanto all'Archiginnasio. La nuova Zanichelli era "ampia, distribuita per tre cameroni, alti, tutti coperti di scaffali neri, lucidi". I libri allineati con ordine, la facevano sembrare, più che un esercizio commerciale, "la biblioteca di un signore intelligente".

Avvalendosi della collaborazione con l'Università, divenne in breve "il cervello della città", il centro più importante della vita intellettuale bolognese, aperto a uomini di tutte le correnti, ma accomunati dall'amore per la patria e la libertà.

Tutti quelli, infatti, che hanno qualche rinomanza nella scienza, nelle lettere, nell'arte e tutti quelli che se la formeranno, o che almeno lavorano e studiano per farsela, vi si danno convegno, ed in certe ore del giorno e in certe epoche, quando quel piccolo ed eletto mondo è commosso dall'improvviso apparire di un nuovo ingegno, o dalla uscita di un nuovo libro, sorgono delle discussioni lunghe, dotte, qualche volta anche rumorose e che si prolungano spesso fino oltre la chiusura ordinaria del negozio.

I professori più illustri arrivavano in negozio al pomeriggio e si mettevano a discutere tra loro con ardore giovanile, o si sfidavano in lunghe partite a domino. Tra i frequentatori più assidui c'erano l'archeologo Francesco Rocchi, il geologo Giovanni Capellini, il latinista Gandino, Aurelio Saffi e Cesare Albicini, i luminari della giurisprudenza Giuseppe Ceneri e Oreste Regnoli. Non di rado capitavano l'illustre idraulico Razzaboni, l'alienista Roncati, il filosofo Acri, i politici Minghetti e Baccarini, il clinico Concato con il suo allievo Augusto Murri.

Nei primi tempi Giosue Carducci e Olindo Guerrini stavano in disparte a guardare libri e ad assistere alle discussioni altrui. Nel 1873 Zanichelli si impegnò a vendere il volume Nuove poesie di Carducci, pubblicato a Imola da Galeati, e poco dopo stampò in proprio le sue Odi barbare.

Da allora il professore legò il suo nome alla libreria del Pavaglione, coinvolgendo nel suo cenacolo amici scrittori come Enrico Panzacchi, Corrado Ricci, Ugo Brilli, Severino Ferrari, il dottor Bacchi della Lega, Adolfo Albertazzi, Giuseppe Lipparini e molti altri.

Gli Zanichelli divennero il suo Eden, il luogo di riposo del suo spirito, e di confortevoli e amicali confidenze. Nella sera, poi, la libreria si trasformava in un luogo di ricreamento, dove convenivano le persone la cui consuetudine tornava più gradita al poeta.

Carducci era solito arrivare in negozio dopo aver fatto lezione all'Università e vi si tratteneva a chiacchierare fino a pranzo. Nel tardo pomeriggio non era raro trovarlo "chino su un libro aperto" o intento a discutere con qualche conoscente. Spesso si impegnava in una partita a briscola - era di prammatica lasciarlo vincere - o beveva un buon bicchiere di Lambrusco.

Enrico Panzacchi, "bell'uomo e simpaticissimo conversatore", intavolava discorsi farciti di espressioni dialettali e riusciva simpatico a tutti. Era proverbiale per la sua distrazione, della quale non sembrava preoccuparsi troppo.

Dopo che la malattia lo colpì seriamente, nell'autunno 1899, Cesare Zanichelli riservò a Carducci un piccolo studio all'interno della libreria. Qui egli "indugiava più ore consultando libri e giornali, correggendo bozze di stampa e scrivendo la sua corrispondenza". Nell'ultimo ventennio dell'Ottocento la Zanichelli divenne con lui e il suo cenacolo, secondo un famosa definizione di Luigi Lodi, la "chiesa della dottrina e della celebrità bolognese".

Anche Giovanni Pascoli fece fare alla casa editrice grandi affari, con la pubblicazione delle sue raccolte poetiche: nel 1903, ad esempio, i Canti di Castelvecchio conobbero un notevole successo.

Nel 1906 la Zanichelli diventò una Società anonima. L'ex sindaco Alberto Dallolio fu nominato presidente e il controllo dell'azienda passò alle ditte Bemporad e Treves, che orientarono la produzione verso il mondo scientifico.

Pur non assumendo cariche societarie, il matematico Federigo Enriques, alfiere del positivismo in Italia, divenne una presenza determinante per le scelte editoriali. Vennero pubblicati scritti di professori emeriti dell'Università, quali Augusto Murri, Bartolo Nigrisoli, Giacomo Ciamician, opere dello stesso Enriques, manuali scolastici curati da uomini di scienza quali Salvatore Pincherle, Ugo Amaldi, Augusto Righi.

Nel 1921 la Zanichelli pubblicò la prima edizione della Teoria speciale e generale della relatività di Albert Einstein, con prefazione di Tullio Levi-Civita. Dal 1930 la presidenza passò a Isaia Levi, industriale torinese e cognato di Enriques, che evitò il fallimento dell'azienda, rilanciandola nel settore scolastico.

Nel 1935 la casa bolognese cominciò a pubblicare l'edizione nazionale delle opere di Carducci.

Approfondimenti
  • Una città italiana. Immagini dell'Ottocento bolognese, a cura di Franco Cristofori, Bologna, Alfa, 1965, pp. 128-129
  • Claudia Culiersi, Paolo Culiersi, Carducci bolognese, Bologna, Patron, 2006, p. 30
  • Giosue Carducci e i carducciani nella Certosa di Bologna, Bologna, Comune, 2007, pp. 34-35 (N. Zanichelli)
  • Gabriella Razzini Zucchini, La libreria Zanichelli, in: F.I.L.D.I.S., Cenacoli a Bologna, Bologna, L. Parma, 1988, pp. 99-109
  • Anna Maria Scardovi, "Laboravi fidenter", in: Carducci e Bologna, a cura di Gina Fasoli, Mario Saccenti, Bologna, Cassa di Risparmio in Bologna, 1985, pp. 153-168
  • Giovanni Spadolini, La libreria Zanichelli cenacolo della cultura italiana, in: Bologna nell'Ottocento, a cura di Giancarlo Roversi, Roma, Editalia, 1992, pp. 127-132
  • Le strade di Bologna. Una guida alfabetica alla storia, ai segreti, all'arte, al folclore (ecc.), a cura di Fabio e Filippo Raffaelli e Athos Vianelli, Roma, Newton periodici, 1988-1989, vol. 2., pp. 345-346, 408
  • Aldo Tampellini, Il cenacolo della vecchia libreria Zanichelli, in: "Strenna della Fameja bulgneisa", 1956, pp. 109-111
  • Marco Veglia, Marco Veglia, La vita vera. Carducci a Bologna, Bologna, Bononia University Press, 2007, pp. 180-181, 217-222
  • Athos Vianelli, Bologna in controluce. Storie e curiosità fra un secolo e l'altro, Bologna, Inchiostri, 2001, p. 70