Caffè della Barchetta

via Farini, 2

De Pisis preferiva il caffè della Barchetta, in via Farini. Altro pubblico, più bonario. Il giovane poeta poteva andarvi, portandosi le due brioches nel cartoccino, per la prima colazione. E scaricare sul tavolo di marmo il mucchio dei suoi quaderni. Sciorinare le sue agende in tela grezza, chiuse con i legacci di cotone grigio. Le sue vacchette coperte di cartapecora. Al San Pietro, avrebbero fatto ridere.

(G. Raimondi)

Il nome Caffè della Barchetta, posto nella via dei Libri (poi via Farini) e "arroccato al culmine di una salita ripida" e scomoda, era dovuto all'insegna di una precedente bottega di merceria, raffigurante in stile carraccesco la Sacra Famiglia "in barca veleggiante".

Nell'Ottocento il locale aveva fama di covo liberale. Dal parapetto situato nel portico antistante, giustificato dal notevole dislivello con la strada, un giorno fu fatto precipitare un soldato austriaco.

Alla fine del secolo l'esercizio fu condotto dai signori Cuccoli e Gavani, assieme alle mogli, la signora Lisa e la signora Rachele, tra loro sorelle. Filippo Gavani era stato garzone e poi cameriere del Caffè di Piazza: "era una perla d'uomo, sobrio ed attivo, preciso ed esperto", mentre il socio era molto meno affidabile.

Il caffè offriva "specialità in lattemiele" e gelateria tipo Napoli. Metteva a disposizione dei suoi clienti la "lettura dei principali giornali e riviste illustrate". Una consuetudine dei suoi camerieri era di gridare la consumazione e il nome del consumatore.

Gli avventori erano in prevalenza professori dell'Università e del Politecnico. Commercianti e industriali, formavano assieme a studenti navigati, vicini alla laurea, gruppi di giocatori "alla dama e alla schiera, al domino ed agli scacchi e alle carte". Scacchisti e giocatori di mediatore (allora molto in voga) si dividevano gli opposti lati della sala più lunga. Il Barchetta aveva una curiosa pianta "a sette", con il bancone "a destra in fondo alla gamba".

Tra gli habitué dell'ambiente attiguo, la cosiddetta "aula magna", improntata a maggiore severità, c'era "una costellazione di notabilità dell'arte e della scienza": Alfonso Rubbiani se ne stava assorto in mezzo ai giornali; c'erano Panzacchi, il chimico Ciamician, l'avvocato Ceneri, il direttore della vicina Scuola di applicazione Silvio Canevazzi, il professore di agraria Jacopo Ravà, simile a un piccolo Faust.

Le uova di De Pisis

Nel periodo della grande guerra alla Barchetta veniva il poeta pittore ferrarese De Pisis, o meglio il marchese Filippo Luigi Tibertelli de Pisis "accademico, naturalista, botanico ...", come recitava il suo biglietto da visita. Tra l'autunno e l'inizio dell'estate era a Bologna per studiare all'Università. Portava un alto cappello di feltro o la bombetta e un pesante cappotto.

Al suo tavolo consueto posava i libri e le carte: numerosi fogli sparsi in cui annotava continuamente o disegnava le sue impressioni, appuntava le sue note di giovane erudito. Uno degli opuscoli pubblicati a sue spese riguardava Alcuni strumenti della raccolta del Museo civico di Bologna.

Nel Caffè De Pisis, non ancora conosciuto come pittore, discuteva con un vecchio ingegnere pensionato delle ferrovie della poesia di Carducci, confrontandola con quella dell'amato Pascoli: al poeta romagnolo il contino si atteggiava, con il suo viso malinconico "pallido ma nutrito".

Consumava la cena - due uova al tegamino - infilandosi il tovagliolo nel collo della camicia: "spezzato il panino bianco, prendeva a girarne le parti, con la forchetta di alpacca, dentro il rosso dell'ovo", una operazione laboriosa, "quasi religiosa, o mistica".

A volte il marchesino Gigi era raggiunto nel Caffè da Giuseppe Raimondi e Giorgio Morandi, a passeggio sotto i portici del centro. Il secondo non entrava volentieri in questo locale pieno di giovani pittori simpatici. Lo trovava, appunto, "troppo artistico".

Un giorno, durante una frettolosa colazione - riso, un uovo e una mela - Gigi confessò a Raimondi una sua convinzione: "Sono un poeta, un artista; diventerò anche un grande pittore".

Con Raimondi De Pisis rimase in contatto anche dopo la sua partenza per il fronte. Gli spediva in zona di guerra frequenti cartoline di saluto, novelline, prose poetiche, diari, fotografie in cui figurava in uno dei suoi frequenti, improbabili travestimenti.

Approfondimenti
  • Alessandro Cervellati, Bologna grassa, Bologna, Tamari, 1963, pp. 138-139
  • L'Emilia Romagna com'era. Alberghi, caffè, locande, osterie, ristoranti, trattorie. Sulle tracce di un passato recente alla riscoperta dei segni mutati o cambiati di una secolare tradizione d'ospitalità , a cura di Alessandro Molinari Pradelli, Roma, Newton Compton, 1987, p. 46
  • Elena Gottarelli, Urbanistica e architettura a Bologna agli esordi dell'Unità d'Italia , Bologna, Cappelli, 1978, p. 89, 102
  • Alessandro Molinari Pradelli, Bologna tra storia e osterie. Viaggio nelle tradizioni enogastronomiche petroniane , Bologna, Pendragon, 2001, p. 67
  • Alessandro Molinari Pradelli, Osterie e locande di Bologna. La grassa e la dotta in gloria della tavola: folclore, arte, musica e poesia nelle tradizioni contadine e gastronomiche della città felsinea , Roma, Newton Compton, 1980, p. 113, 169
  • Nico Naldini, De Pisis. Vita solitaria di un poeta pittore , Torino, Einaudi, 1991, p. 24
  • Marco Poli, La Bologna dei caffè , Bologna, Costa, 2005, pp. 12-13
  • Filippo Raffaelli, I segreti di Bologna , Bologna, Poligrafici, 1992, p. 58
  • Giuseppe Raimondi, I divertimenti letterari (1915-1925) , Milano, A. Mondadori, 1966, pp. 69-71, 108-109
  • Giuseppe Carlo Rossi, I caffè bolognesi centri di cospirazione , in: Il 1859-'60 a Bologna , Bologna, Calderini, 1961, p. 119
  • Mario Scaffidi Abbate, I gloriosi caffè storici d'Italia. Fra storia, politica, arte, letteratura, costume, patriottismo e libertà , Fontanelle, Conco, Priamo, Tropea, Meligrana, 2014
  • Le strade di Bologna. Una guida alfabetica alla storia, ai segreti, all'arte, al folclore (ecc.), a cura di Fabio e Filippo Raffaelli e Athos Vianelli, Roma, Newton periodici, 1988-1989, vol. 2., p. 280
  • Athos Vianelli, Bologna in controluce. Storie e curiosità fra un secolo e l'altro , Bologna, Inchiostri, 2001, p. 42
  • Rodolfo Viti, Il caffè della Barchetta , in: I caffè storici in Emilia-Romagna e Montefeltro , a cura di Giancarlo Roversi; Casalecchio di Reno, Grafis, 1994, pp. 123-126