A volte i libri li scopri per caso...

suggerimenti di lettura, ascolto e visione per l'estate 2010 di Vincenzo Estremo

Oblio David Foster Wallace
A volte i libri li scopri per caso e altre volte  li vai a cercare di proposito. Io personalmente i libri me li cerco; non lascio che le mie scelte vengano influenzate da gridi pubblicitari o da consigli per l'acquisto. Da qualche tempo avevo iniziato a pensare alla possibilità di leggere David Foster Wallace; volevo avvicinarmi in modo discreto, scoprirlo gradualmente, a  tappe, ma poi le cose sono precipitate. Con Foster Wallace ho saggiato la resa incondizionata del mio libero arbitrio; non ho potuto fare a meno di continuare  a leggere le sue frasi, i suoi periodi, a perdermi nella sua non linearità. Avverto, chi volesse iniziarsi a questa lettura, di non sottovalutare il peso delle parole assimilate e delle situazioni narrate.
A Foster Wallace ci si potrebbe avvicinare entrando in libreria e aprendo Oblio per leggerne di nascosto l'intero racconto che da pagina 137 arriva sino a 140.
Ogni uomo savio e consapevole si dovrebbe trovare, a questo punto, difronte a una scelta cosciente a una riflessione fondante per l'intero prosieguo della propria vita. Continuare la lettura potrebbe portarvi ad una dipendenza pericolosa e scomoda, oppure a quella che io considero solo l'inizio di una serie di riflessioni su ciò che è la vita di oggi.  

Caro Diario Nanni Moretti
Anche quando vado nelle altre città l'unica cosa che mi piace fare è guardare le case, che bello sarebbe un film fatto di solo case, panoramiche di case.[…]
La sequenza di Moretti in vespa è una delle mie preferite e nell'insieme Caro Diario è uno dei film a cui non riesco a rinunciare. Un film di cui si parla, di cui si citano i brani, e da cui possono nascere discussioni.
Io ne ho parlato, l'ho citato e ne ho discusso. Una ferita aperta nelle miei abitudini infantili, un'opzione sui miei futuri orientamenti culturali, un'attitudine a cui non ho saputo e non so rinunciare.

Sailing the Seas of Cheese
Primus
La prima volta che ascoltai i Primus pensai di odiarli, mi dissi, senza dare voce al mio pensiero: Ecco di questi non so cosa farmene.
Poi qualcosa è cambiato, i tempi sono andati avanti, la musica è diventata tutt'altro rispetto a quella degli anni Novanta, ma i Primus e Sailing the Seas of Cheese, è rimasto un ronzio costante incastrato tra le mie sinapsi e ancorato al mio fegato. Un tamburellare sordo e ottuso d'un basso cattivo e sincopato, una destrutturazione assoluta e ceca, una cosa che in definitiva mi ha permesso di distruggere tutto ciò che ero, per costruire, con quei calcinacci quello che mi avvio ad essere.


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