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Dalla Cronologia

Accadde oggi, 19 aprile.

immagine di Mons. Giacomo Lercaro a Bologna
19 aprile 1952
Mons. Giacomo Lercaro a Bologna
Mons. Giacomo Lercaro (1891-1976) è trasferito dalla diocesi di Ravenna alla sede metropolitana di Bologna, “dove la santa Chiesa è più pellegrina che altrove” per la presenza di forti partiti di sinistra, che dal dopoguerra governano la città. Il 22 giugno farà il suo ingresso solenne nella nuova diocesi con un accalorato discorso alla cittadinanza sul sagrato di San Petronio, puntando da subito a un legame famigliare con essa. “Vorrei essere sentito così come è sentita una madre che sempre si sente vicina”. Il 12 gennaio 1953 sarà creato cardinale. L'inizio del suo episcopato sarà caratterizzato da una dura contrapposizione con l'amministrazione di sinistra della città, che diventerà disponibilità al dialogo nel clima di grande apertura instaurato dal nuovo papa Giovanni XXIII.
immagine di Monsignor Biffi è il nuovo Arcivescovo
19 aprile 1984
Monsignor Biffi è il nuovo Arcivescovo
Il 19 aprile monsignor Giacomo Biffi (1928-2015) è nominato Arcivescovo di Bologna. Il 2 giugno fa il suo ingresso solenne in città, incontrando i giovani in Piazza Santo Stefano. Resterà per vent'anni nella città petroniana, che definirà “sazia e disperata”, lasciando una notevole impronta del suo magistero. Tra i motivi di contrasto e polemica sul piano civile vi saranno le sue dure posizioni contro l'aborto, definito “ministro di morte”, e la preoccupata denuncia dell'immigrazione di fede islamica.
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19 aprile 1945
Giornata decisiva per le sorti di Bologna e della guerra in Italia
La V Armata americana è oramai a pochi chilometri dalla periferia sud di Bologna. I reggimenti della 10a div. “Montagna” avanzano disposti in tre lunghe colonne lungo la valle del Lavino. L’85° Rgt. è a Calderino nel pomeriggio del 19 aprile e prosegue la sua “spectacular advance” verso San Lorenzo in Collina, sopra Crespellano, senza trovare una resistenza organizzata e accolto festosamente dalla popolazione. Intanto la 1a div. corazzata ha una battuta d’arresto nella valle del Samoggia, nei pressi di Cuzzano, bloccata dal 194° Reparto Cacciatori carri, armato di Panzerfaust. Nella zona di Zappolino gli Americani perdono 20 carri. Si tratta dell’ultima vera resistenza tedesca. Il gen. Hays fissa come obbiettivi prossimi il raggiungimento della via Emilia e l’occupazione di Ponte Samoggia, primo passo dell’accerchiamento di Bologna. I Tedeschi hanno ormai ritirato da questa zona il grosso delle loro forze. L’85a div. Fanteria, che opera sulla destra della 10a Montagna, avanza verso Gesso, che occuperà senza resistenza il giorno successivo. I soldati sono festeggiati al loro arrivo dai civili con “bread, vino and salami”. L’87a fanteria di montagna incontra invece una forte resistenza nell’attacco a Mongiorgio e solo nel pomeriggio del 19 aprile ha la meglio sulla 94a divisione tedesca, che si sbanda. Nella valle del Reno i reparti della 6a div. corazzata sudafricana e dell’88a div. fanteria USA attraversano il fiume a Sasso Marconi e proseguono sulla riva sinistra, trovando forte opposizione nella zona di Pontecchio. Intanto il V Corpo britannico ha completato lo sfondamento su Argenta, ridotta a un cumulo di macerie dopo il bombardamento aereo del 12 aprile e l’attacco lanciato il 17 aprile. Al termine delle operazioni militari, nel comune ferrarese si conteranno oltre 900 vittime civili. Sullo stretto corridoio asciutto, chiamato “Argenta gap”, i Tedeschi hanno organizzato, con reparti di ben cinque divisioni (la 26a corazzata, la 29a motocorazzata, la 42a, la 98a e la 362a fanteria) l’ultima difesa prima di Ferrara e del Po. La conquista dell’area di Argenta avviene entro il 20 aprile da parte della 78a e 56a Divisione, consentendo il passaggio della stretta alla 6a Divisione corazzata e la veloce avanzata a nord ovest verso Bondeno e il Po di Primaro, incontro alle forze americane provenienti dall’Appennino. Il 19 aprile, intanto, le avanguardie della 10a divisione indiana e i partigiani della 4a brigata Garibaldi “Venturoli” raggiungono Molinella, con i Tedeschi in rapida ritirata. A nord di Bologna Neozelandesi e Indiani si preparano ad attaccare, nei pressi di Budrio, la linea Gengis Khan sull’Idice e a guardagnare anch’essi la direttrice verso Ferrara e il Po. A Bagnarola 47 persone vengono uccise in un rifugio colpito dalle bombe. Alle 10 del 20 aprile gli anglo-americani saranno alle porte di Budrio, liberata poche ore dopo. A sud est del capoluogo felsineo il 2. Corpo polacco avanza lungo la via Emilia: l’attacco è sferrato all’alba del 19 aprile, con impiego di carri lanciafiamme “Crocodile", che inizialmente subiscono notevoli perdite per la strenua resistenza dei paracadutisti della 1a Divisione, armati di lanciarazzi anticarro “Faustpatrone". Nel pomeriggio del 19 la divisione Kresowa e la 43a brigata Gurkha riescono a travolgere i tedeschi sul Gaiana, mentre i Gruppi di Combattimento italiani “Friuli” e “Folgore” occupano le colline a sud della via Emilia e i fanti della “Legnano” demoliscono le difese tedesche in val di Zena, aprendo la strada per Bologna.
immagine di La Ducati acquistata dall'Audi
19 aprile 2012
La Ducati acquistata dall'Audi
L'Audi, casa automobilistica tedesca controllata dal gruppo Volkswagen, acquista la Ducati per 860 milioni di euro. L'azienda bolognese, nata nel 1926, ha oltre 1100 dipendenti, la maggior parte dei quali concentrati nello stabilimento di Borgo Panigale. Produce oltre 40.000 motociclette l'anno. Da tempo domina il campionato mondiale Superbike, destinato alle moto derivate dalla serie ed è impegnata, con il campione Valentino Rossi, nella motoGP.
immagine di Le moto Ducati conquistano il mondo
6 novembre 2022
Le moto Ducati conquistano il mondo
Nel 2022 la Ducati conquista per la prima volta sia il titolo nella MotoGP che nella WorldSBK, i due principali campionati al mondo di corse motociclistiche. Il 6 novembre per il pilota del team Ducati Francesco (Pecco) Bagnaia è sufficiente classificarsi al nono posto nella gara di Valencia per vincere la classifica mondiale. L'ultimo successo Ducati in MotoGP risale al 2007 con l'australiano Casey Stoner, mentre l'ultimo italiano a vincere il mondiale è stato Valentino Rossi nel 2009 su Yamaha. Erano invece esattamente cinquant'anni - dai tempi di Giacomo Agostini e della MV Agusta - che un pilota italiano non vinceva il massimo campionato su una moto italiana. Oltre mille tifosi in festa hanno seguito la gara decisiva davanti a un maxi schermo allestito davanti alla sede della Ducati a Borgo Panigale. Il successo si ripeterà una settimana più tardi in Indonesia, dove il pilota spagnolo Alvaro Bautista conquisterà per la Ducati il campionato World Superbike, che la casa di Borgo Panigale non vinceva dal 2011.
immagine di Recital di Dino Sarti in piazza Maggiore
14 agosto 1974
Recital di Dino Sarti in piazza Maggiore
Trentamila persone si radunano in piazza Maggiore la sera del 14 agosto per un concerto di Dino Sarti (1936-2007), autore e cantante dialettale bolognese. Fino al 1987 questo appuntamento, voluto dal sindaco Zangheri, si rinnoverà ogni anno per Ferragosto con grande successo.
immagine di La raccolta dei bandi Merlani
1880
La raccolta dei bandi Merlani
I fratelli Merlani, ultimi titolari della Regia Tipografia, donano alla biblioteca dell'Archiginnasio una raccolta di circa 75.000 bandi, leggi e decreti a stampa pubblicati a Bologna tra il 1560 e il 1869.  I preziosi documenti provengono dalla Stamperia Camerale di Bologna, che aveva la privativa per la stampa delle pubblicazioni ufficiali. La raccolta Merlani sarà integrata con quella degli "Avvisi del Comune di Bologna", quasi 6.000 pezzi datati tra il 1870 e il 1926, depositati regolarmente in biblioteca dalla stessa amministrazione municipale.  I bandi e gli avvisi notificavano un tempo ai cittadini bolognesi i provvedimenti adottati dal municipio o dal cardinale legato, rappresentante a Bologna del Governo Pontificio.
immagine di Mostra dell' "Arte povera"
24 gennaio 2008
Mostra dell' "Arte povera"
  • @ Via dell'Archiginnasio, 2, 40124 Bologna BO
Si tiene nelle sale del Museo Civico Archeologico la mostra “Arte povera 1966-1980. Libri e documenti”, curata da Giorgio Maffei e Corraini Edizioni Mantova. Uno dei più importanti movimenti artistici italiani del Novecento è esplorato da un punto di vista non consueto: quello dei documenti. L'opera di artisti quali Anselmo, Boetti, Calzolari, Fabro, Kounellis, Mario e Marisa Merz, Paolini, Pascali, Penone, Pistoletto, Prini, Zorio è offerta attraverso i manifesti, le locandine, gli inviti alle mostre. Sono esposti inoltre copertine e articoli delle principali riviste d'arte dell'epoca e fotografie degli artisti.
immagine di Gabella Nuova
Gabella Nuova
  • @ Gabella Nuova
L'edificio, già sede di servizi doganali, venne eretto su progetto di Domenico Tibaldi nel 1573-75. Nel primo ventennio dell'Ottocento il portico fu completamente ammodernato su disegno di Angelo Venturoli.
immagine di Casa d'abitazione della Coop. Mutilati e Invalidi di Guerra
Casa d'abitazione della Coop. Mutilati e Invalidi di Guerra
  • @ d'abitazione
L'edificio venne progettato dall'architetto Giuseppe Vaccaro nel 1929-30 per la Cooperativa fra mutilati ed invalidi di guerra. Interessante il trattamento della facciata rivestita in mattoni e arenaria, il grande portale e l'adozione di una soluzione curvilinea sul fronte che, all'interno di un impianto di "scuola romana" richiama moduli affini a quelli adottati da Giovanni Muzio a Milano.
immagine di Caserma Marco Minghetti
Caserma Marco Minghetti
  • @ Marco Minghetti
Porzione dell'antico Convento delle Suore domenicane di Sant'Agnese, risalente al 1253, con l'occupazione napoleonica della città, a cavallo del 1800, venne destinato a caserma. Fu sede della guarnigione austriaca fino all'8 agosto 1848. In questa struttura fu rinchiuso il patriota Ugo Bassi, fucilato alla Certosa di Bologna l'8 agosto 1849. L'immobile passato al Demanio Militare all'indomani dell'unità d'Italia, fu sede dell'Ufficio militare di Leva per l'Esercito e l'Aeronautica. Dal luglio 2007 è sede del Centro Documentale di Bologna (ex Distretto Militare).
immagine di Palazzo Poggi
Palazzo Poggi
  • @ Palazzo Poggi
Qui erano le stanze terrene ove ebbe sede l'Accademia delle Scienze, fondata nel 1690 da Eustachio Manfredi con il nome di Accademia degli Inquieti e confluita nel 1711 nell'Istituto delle Scienze ideato da Ferdinando Marsili. L'Accademia, protetta da Benedetto XIV papa Lambertini, fu una delle più note società scientifiche europee. Nell'atrio, ridecorato nel 1933, si conserva il busto del generale Marsili, opera dei fratelli Ottavio e Nicola Toselli (1766). Nelle sale, magnifici affreschi di Pellegrino Tibaldi (1555 c.) raffiguranti le Storie di Ulisse.
immagine di Agamennone Zappoli
Agamennone Zappoli
Nasce il 5 aprile 1810 da Settimio Zappoli a Marianna Fabri. Mentre è impegnato negli studi di giurisprudenza, scoppia la rivoluzione del 1831, alla quale prende "parte attivissima", arringando i cittadini in teatro e nelle piazze. Fa pratica nello studio dell'avvocato Giuseppe Galletti, ma dopo il tirocinio gli sono impediti gli esami di libero esercizio: Il libro dei compromessi politici afferma che egli "si è mostrato attaccatissimo sia in fatti che in parole al Governo liberale". La sua carriera è troncata in partenza. E' costretto quindi a cercare una nuova fonte di sussistenza. Avendo una speciale inclinazione per l'arte drammatica - ha fatto parte, assieme ad Augusto Aglebert, della Accademia dei Concordi, la migliore società di attori dilettanti a Bologna - pubblica nel 1832 un ambizioso e molto apprezzato Saggio sull'arte del recitare, in 18 capitoli, che tratta ogni aspetto del lavoro per il teatro. Nel 1833 è redattore del periodico "Annali Teatrali", che esce ogni sabato in otto pagine e si occupa di cronaca teatrale, avendo però come riferimento soprattutto il teatro Contavalli. Insegue una condizione più stabile e quindi, nel 1835, si impiega come poeta in una compagnia comica. Nei teatri arringa la folla, avvolto in un drappo tricolore. Gli viene negato l'ingresso a Padova, in territorio occupato dagli Austriaci. Si aggrega allora, nel 1836, alla Società Drammatica Trenti, diretta a Roma, ma nella capitale pontificia infuria il colera, i teatri vengono chiusi e sono proibiti i pubblici divertimenti. Torna quindi a Bologna, ma la polizia perquisisce la sua casa ed è rigidamente sorvegliato per aver scritto un'opera, dal titolo Scene storiche di Bologna, "tutta piena di sentimenti patriottici e di parole severe contro la Corte di Roma". Il pericolo che incombe su di sé e la sua famiglia lo induce nel 1842 a espatriare e a prendere domicilio in Toscana. Qui stringe buone relazioni con gli uomini di lettere e compone il suo primo lavoro drammatico, Dante, messo poi in scena con successo. Incoraggiato da questo tentativo, pubblica vari drammi ispirati alla storia bolognese, quali Il Bentivoglio e Virginia Galluzzi, le commedie di invenzione La Gratitudine, Episodio delle guerre di Fiandra, I Poveri e i Ricchi, la tragedia Ottone, il dramma Salvator Rosa. Pur non essendo capolavori assoluti di letteratura, questi lavori saranno a lungo applauditi e ripetuti sulle scene di varie città italiane. Rimane a Firenze fino al 1845, trascorrendo alcuni anni tranquilli, dedicati allo studio e alla pace domestica. I moti in Romagna, però, riaccendono in lui la fiamma dell'amor patrio. Viene imprigionato, processato e condannato all'esilio. Va in Corsica, poi in Francia, a Marsiglia, dove tenta di sopravvivere insegnando la lingua italiana. Nel 1846 l'amnistia di Pio IX gli consente di tornare ancora una volta a Bologna, accolto "con vive dimostrazioni di giubilo, di stima e di affetto". Trova impiego come distributore presso la biblioteca dell'Archiginnasio e diviene quindi Revisore Teatrale. Nell'agosto del 1848 partecipa alla resistenza della città contro gli Austriaci. Fa affiggere un proclama che riconosce il ruolo della "plebe generosa" nella battaglia della Montagnola e chiede ai ricchi una "distribuzione di denaro" per chi ha salvato i loro palazzi "dal sacco e dagl'incendi" a prezzo del proprio sangue. Dall'episodio dell'8 Agosto trae un dramma dal titolo La Memorabile Vittoria dell'8 agosto 1848 nella Montagnola, ovvero il Trionfo del Popolo Bolognese contro i barbari tedeschi, che potrebbe a "ragione chiamarsi improvvisato perché scritto nello spazio di 24 ore". La commedia, che riporta fedelmente gli avvenimenti, è messa in scena il 28 agosto all'Arena del Sole dalla Drammatica Compagnia Etrusca. Dal 25 novembre 1848 esce per pochi numeri il giornale politico "La Costituente" da lui redatto, che auspica la convocazione nella capitale di un'assemblea destinata a formulare e approvare una nuova costituzione liberale.Viene eletto Presidente del Circolo Popolare e in questa veste si prodiga a frenare i disordini della plebe bolognese, esponendosi personalmente. Col ritorno degli Austriaci è di nuovo imprigionato, ma liberato poco dopo, per essere di nuovo arrestato il 15 febbraio 1850 per ordine di mons. Bedini, Commissario Straordinario delle Quattro Legazioni. È carcerato nella rocca di Imola e quindi a San Leo. Dopo un ulteriore trasferimento a Rimini è avviato il processo a suo carico, che termina con una condanna a 20 anni da scontarsi nella fortezza di Ancona. Per motivi di salute la pena è commutata in 20 anni di esilio. Raggiunge quindi il Piemonte, dove per breve tempo spera di riprendersi. Ma ormai la sua salute è compromessa e muore a Nervi il 22 gennaio 1853. Poco prima di morire detta il suo epitaffio funebre: Copre questa pietra Agamennone Zappoli bolognese - dottore in ambo le leggi - non seppe che fosse odio - non fece male ad alcuno - amò l'Italia sovra a tutto - e per tutta la vita tutto per essa sacrificò - giacque vittima - della clericale romana vendetta.
immagine di Pinacoteca Nazionale
Pinacoteca Nazionale
  • @ via delle Belle Arti, 56
Considera come il pittore-poeta ha scelto il momento. La Santa, rapita dal Coro Celeste, ha sospesa la musica. Innalzata da questa a quello ora si tace e vede; e la melodia del cielo - protagonista del quadro su la statica delle figure terrestri - fa congiungere gli occhi dell'anima della Santa alla schiera degli angioli cantori. (D. Campana)
immagine di Casa - Via Arienti
Casa - Via Arienti
  • @ via Arienti, 40. Bologna
Le finestre delle stanze guardavano verso la collina. Casa B. era vasta, armonica e silenziosa, come le case dei signori bolognesi. In quel risveglio di marzo verso l'ora del tramonto, San Michele in Bosco splendeva rosso sulla collina, addossato al monte; come la cattedrale di Toledo nel quadro del Greco. La stanza era tiepida; odorava di tabacco, e di pulito. I mobili, nel cupo legno antico, servivano una ordinata famiglia, lucidi di lavoro e ben disposti ... Godevo di quell'agio breve, come delle comodità passeggere delle sale d'albergo. Tappeti folti; cuscini, di uno spessore superfluo; e tabacco biondo in scatole di mogano. L'amico vi attingeva, con la mano lenta e bianca; e formava le sigarette, che mi porgeva. (G. Raimondi, Giuseppe in Italia, 2. ed., Milano, A. Mondadori, 1957, pp. 109-110)
immagine di Severino Ferrari
Severino Ferrari
Mi par di vederlo e di sentirlo ancora, in piedi fra le due prime file di banchi, col volume sacro in mano, declamar terzine con la voce dolce dalla pronuncia un poco blesa, mentre gli occhi miti e chiari ci cercavano e ci indagavano, come a scrutare nei nostri volti l'effetto di quella bellezza rivelata. (G. Lipparini) "Poeta di gentile arte e umanissimo cuore", Severino Ferrari nasce nel 1856 a San Pietro Capofiume di Molinella, nella frazione di Alberino, figlio di un medico condotto. Tra il 1865 e il 1870 frequenta a Bologna il Collegio Ungarelli. Nel 1873 conosce Giovanni Pascoli per alcune ripetizioni di latino e fra loro nasce un'amicizia fraterna destinata a durare (con qualche ombra) tutta la vita. Il poeta romagnolo lo chiamerà scherzosamente Ridiverde e lui ricambierà assegnandogli il nomignolo di Gianni Schicchi. Dopo gli studi al ginnasio e al liceo di Bologna, nel 1874 Severino si iscrive alla Facoltà di Filosofia dell'Alma Mater. Ha come compagni e amici Ugo Brilli e Giovanni Pascoli. Nell'ambiente universitario conosce e frequenta Andrea Costa e, come Pascoli, aderisce agli ideali socialisti da lui propugnati. L'anno seguente, però, si trasferisce a Firenze, dove si laurea in filosofia nel 1878 e in filologia nel 1882. Nell'estate 1876 conosce Giosuè Carducci, del quale diviene allievo a Bologna. Per il maestro prova grande stima e una devozione filiale. Da lui trae il "culto della poesia, esercitato col rispetto e con lo studio particolare e paziente dell'opera e della tecnica dei grandi" (Serra). Con lui curerà nel 1899 una prestigiosa edizione commentata del Canzoniere di Petrarca. Carducci chiama Severino "caro amico e figlio" e gli scrive: "Tu hai l'anima buona e profonda l'intuizione della poesia". Considera i suoi versi "tutt'insieme una consolazione anche più che una meraviglia". Nel 1881 gli scrive a Macerata, dove insegna: Comincio bene l'anno scrivendo a lei giovane, sul quale, e su due o tre altri, ho raccolto tutto l'amore che mi rimane nell'animo poco consolato; ed è pure molto. Mi voglia bene. La benedico come se fosse mio figlio. Manara Valgimigli ha scritto che Severino fu l'amico di tutte le ore e di tutti gli umori; era capace lui solo, o che con quella sua voce un pò cantante dicesse un verso, o che con quella faccia che sapeva fare meravigliosamente stupita e scimunita dicesse una scipitaggine, perchè il Carducci tornasse allegro. Carducci si incantava a sentire leggere versi "con purezza e schiettezza" e Severino era in questo particolarmente bravo: in certi momenti o torbidi o irosi, così, senza nemmen farsene accorgere, con quella sua voce un poco blesa e incantata, incominciava a dire un verso o una strofa; e il Carducci guardava, ascoltava, seguiva i versi con un lieve moto della mano, e già era ammansito e placato. Nel 1877 a Firenze Ferrari fonda, con alcuni amici studenti, tra i quali Ugo Brilli, la rivista "I nuovi goliardi", di breve durata. Vi fa il suo esordio come critico con un saggio su Parini e cura la pubblicazione di alcuni madrigali di Strozzi. Intanto compone poesie "di evidente intonazione carducciana". Nel 1879 accetta una supplenza al ginnasio "Guinizelli" di Bologna, mentre segue i corsi di perfezionamento del Maestro all'Università. Nel 1881 Carducci gli scrive queste parole: "Ella ha, e la serberà sempre, la religione dell'arte e della verità, che è il sentimento della sublime dignità umana, la religione dell'ideale umano". All'allievo che si lamenta dell'incarico lontano da Bologna, risponde così: Che ella ne pensi o dica, ho caro che stia costì. Non perda il tempo a lamentarsi e a fantasticare. Studiar bene - storicamente e filologicamente - i classici si può anche in Macerata. Nel 1884 pubblica, presso Sommaruga, il poemetto satirico Il Mago, "dalle piccole mordacità", frutto delle polemiche dei goliardi fiorentini contro i nemici di Carducci, mentre l'anno seguente dà alle stampe i Bordatini, raccolta di quattordici componimenti (ballate, madrigali, ecc.), dove sperimenta quella contaminazione tra poesia colta e popolare per cui sarà conosciuto in ambito letterario. Prima di essere licenziati, entrambe i lavori vengono sottoposti alla "lima d'oro" di Schicchi (G. Pascoli), che in questo periodo insegna a Massa. A Giovanni sarà dedicato il primo libro. I Bordatini sono un "indimenticabile libretto" con i ricordi dell'Alberino, il luogo della campagna bolognese da cui il poeta proviene: Il cuor, che in picciol borgo nacque, pur là rimase, ove non è che un argine, cinque olmi, e quattro case. Sono il momento più alto della produzione poetica di Ferrari, che qui si rivela "semplice e delicatissimo ad un tempo, per una naturale squisitezza di sensibilità" e che in seguito sarà soggiogato dall'ingombrante personalità di Carducci: Severino Ferrari ci mostra il caso unico, credo, nella storia della letteratura, d'un poeta che comincia là dove gli altri sperano di finire e finisce là onde gli altri si adattano a cominciare, poiché procede a grado a grado dall'originalità alla servitù intellettuale (Federzoni). A La Spezia, dove da alcuni anni è insegnante di Lettere al Liceo, sposa nel 1886 Ida Gini, la sua musa poetica. Nell'occasione l'amico Pascoli pubblica l'Ultima passeggiata, poemetto di otto madrigali, e la ballata Crepuscolo. Insegna in varie città - Reggio Calabria, Faenza, Palermo, Modena - mantenendo sempre Bologna come sua patria di riferimento. Dedica i suoi studi all'edizione di testi classici e alla letteratura popolare italiana. In questi anni cura una edizione della Gerusalemme liberata nella forma intesa da Tasso e una edizione dei Sepolcri e delle Grazie di Foscolo. Nel 1892 pubblica una Antologia della lirica moderna italiana e l'anno seguente le Prose di Galileo Galilei. Dal 1893 Carducci, spesso a Roma come Senatore, comincia a chiedergli di sostituirlo sulla sua cattedra bolognese: a un certo momento dové farsi aiutare da Severino, che noi consideravamo un fratello maggiore, e da cui ascoltavamo commentare Dante con delizia, tanta era la soavità con la quale egli ci faceva gustare le bellezze del Paradiso. Severino continuerà ad aiutare il Professore anche più avanti, pur con grave disagio, essendo contemporaneamente impegnato come docente di italiano all'Istituto superiore di Magistero femminile di Firenze. Carducci, d'altra parte, sentiva che tutto ciò che di sé aveva potuto rendere trasmissibile, procedimenti e dottrina, intendimenti e voleri, era rivissuto, meglio che in qualsiasi altro, in Severino, ... di Severino meglio che di qualsiasi altro sapeva di potersi fidare: e a Severino aveva pensato di lasciare un giorno la cattedra. (Federzoni) Nel 1900 Severino inaugura i suoi studi danteschi con la lettura del Paradiso, tenuta al circolo filologico di Bologna. Lo stesso anno pubblica I Sonetti, capitolo conclusivo e riassuntivo della sua attività poetica. Nel 1901 dà alle stampe Lectura Dantis. Nel 1904 è costretto per un grave disturbo cerebrale a lasciare l'insegnamento e non può subentrare a Carducci, che l'ha da tempo designato sulla sua cattedra di eloquenza all'Alma Mater. L'anno seguente muore nel manicomio di Collegigliato, vicino a Pistoia. È sepolto alla Certosa di Bologna, nel Campo Carducci. Nel cippo che lo commemora, il suo volto, opera dello scultore Carlo Parmeggiani, è significativamente rivolto alla tomba del maestro, che lo amava "assai assai" e che per la sua immatura morte "ha pianto con molte e cocenti lacrime". Severino Ferrari15 marzo 1856 - 24 dicembre 1905sovra tutti dilettocon verità pianto Ha scritto il Pancrazi: Ogni volta che torna un'occasione a parlare di Severino Ferrari, per una data, una ristampa, un discorso, qualcosa dentro di noi si rallegra. Pochi poeti e scrittori, pur essendo, come lui fu, piccoli poeti e scrittori, ci sembrano tanto suggestivi. E' che ci piace l'uomo e il tempo. Ci fu un ventennio, quando il Carducci in Parnaso era re, che nominar Severino era come dire la poesia.
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Aemilia Ars
Una nobile impresa femminile di merletti e ricami a Bologna nel Novecento
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Dove Dio cerca casa
“Dove Dio cerca casa” è il titolo di un documentario di Renzo Renzi sulle chiese provvisorie nella periferia bolognese del secondo dopoguerra. Erano sistemazioni di fortuna, in locali improvvisati: capannoni, scantinati, negozi. Vi si riunivano piccoli gruppi di fedeli, che richiamano alla mente le prime comunità cristiane.
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La costituzione negata
Licenziati per rappresaglia nelle fabbriche bolognesi (1947-1966) Il 15 luglio 1966 è approvata la legge n. 604 sulla risoluzione del rapporto di lavoro per giusta causa. Tra il 1947 e il 1966, a Bologna e provincia, circa 8.300 lavoratori vengono "licenziati per rappresaglia", cioè allontanati dalle fabbriche per le loro idee politiche o per il loro impegno sindacale. 
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Settantasette (+ 40)
Iniziò con una jacquerie, quante volte ce lo siamo ripetuto, ed entrammo nella storia. Volevamo eliminare tutti i miti, ne abbiamo distrutti tanti, ma anche costruiti di nuovi, a tal punto che finita la meravigliosa illusione, il sogno, ci siamo trovati schiacciati dalla storia, quella pubblica, degli altri. La nostra, fatta di tenerezze, scritte sui muri, cortei gioiosi e militari, tensioni, rimane nostalgico ricordo, per alcuni neanche consapevole memoria. (E. Scuro, Malgrado voi. Immagini di due anni di battaglie del movimento di Bologna, Bologna, B.F.T., 1979, p. 1)
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Lo Sconosciuto
Creato da Magnus nel 1975 e pubblicato prima per le Edizioni del Vascello e dal 1982 sulle pagine di “Orient Express” dell’editore e autore bolognese Luigi Bernardi, Lo Sconosciuto è un ex ufficiale della Legione straniera dal passato misterioso, vissuto tra l’Indocina e l’Algeria, partecipando a guerre e guerriglie di ogni tipo che lo segneranno per sempre e lo spingeranno a fuggire, da una parte all’altra del mondo, per trovare un luogo dove riposare e non commettere più errori.
immagine di Fontana del Nettuno
Fontana del Nettuno
  • @ Biblioteca Salaborsa
La fontana, detta anche del Gigante, venne realizzata dal francese Jean Boulogne (Giambologna) tra il 1563 e il 1566, su progetto del pittore palermitano Tommaso Laureti. La statua rappresenta il dio del mare in atto di placare le onde. Sotto stanno quattro putti con delfini e quattro sirene. Il monumento è stato oggetto di un radicale restauro tra il 1988 e il 1990. La piazza del Nettuno fu aperta nel 1564, abbattendo diverse case medievali, nell'ambito della riorganizzazione urbanistica del centro cittadino promossa dal vice legato Pier Donato Cesi. > Touring Club Italiano, Bologna e dintorni, Milano, TCI, 1997, p. 42
immagine di Marco Ficarra
Marco Ficarra
Marco Ficarra è nato a Palermo nel 1968, dal 1989 vive a Bologna, dove si occupa di comunicazione per l’editoria e per il web, e disegna fumetti. Nel 1995 ha creato insieme ad Andrea Accardi lo studio RAM, che si occupa di grafica, service editoriale, comunicazione web e formazione. Nel 2012 è nato RamTime, un progetto di Web Agency realizzato in collaborazione con Tempi Digitali (Dtime). RAM è anche luogo espositivo, RAMhotel, dove si svolgono mostre di giovani autori di talento del fumetto internazionale. Tra le innumerevoli collaborazioni, lo Studio Ram ospita nei suoi spazi, in via San Valentino a Bologna, la redazione del primo portale italiano “nativo digitale” di informazione a fumetti, “Graphic News”. In attività dal 2015, ha presentato autori quali Cristina Portolano, Pietro Scarnera e altri. Nel 2016 brinda ai vent’anni dell’attività attraverso Disognando la rassegna di incontri sul fumetto che annualmente si tiene in Sala Borsa.  Nel 1995 Ficarra ha sviluppato un programma di lettering computerizzato, dando un contributo innovativo all’editoria del fumetto. Successivamente ha continuato ad elaborare possibili sviluppi del lettering, creando con altri il lettering automatico e la diversificazione delle singole lettere digitali in stile manuale. Attualmente insegna lettering presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Ha scritto Manuale di lettering. Le parole disegnate nel fumetto per la casa editrice Tunué, pubblicato nel 2012. Nel 2009, per l’editrice Becco Giallo, ha realizzato Stalag XB. Dedicato a un parente che ha vissuto l’esperienza dei lager, il fumetto riporta in luce la vicenda poco nota degli internati militari italiani (IMI) durante la seconda guerra mondiale. Al tema ha in seguito dedicato diversi progetti online. Si stima che in oltre 25 anni di attività lo Studio RAM ha realizzato più di diecimila albi a fumetto, occupandosi di tutti gli elementi che lo compongono, dalla impaginazione grafica, al lettering, ai vari servizi dedicati all’editoria. Si pensi che all’interno dello Studio RAM esiste un’agenzia dedicata esclusivamente al fumetto, composta da diversi professionisti, tra disegnatori e coloristi. Internet: Marco Ficarra Pensieri, appunti, fumetti, disegni e tutto ciò che mi passa per la mente.
immagine di Lambrusco & capuccino
Lambrusco & capuccino
Andrea Baricordi nel 1996 da vita alla rivista “Mondo naif”, per la quale scrive la serie Lambrusco & Cappuccino su disegni di Gianmaria Liani.