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Dalla Cronologia

Accadde oggi, 02 settembre.

immagine di Il delitto Murri
2 settembre 1902
Il delitto Murri
La mattina del 2 settembre in via Mazzini 39 (poi Strada Maggiore) viene trovato ucciso Francesco Bonmartini, genero di Augusto Murri (1841-1932). Il cadavere, ormai in decomposizione, è sfigurato da decine di coltellate, una delle quali ha reciso la carotide. Il professor Murri, già candidato al parlamento, titolare della Clinica medica dell'Università di Bologna e protagonista di importanti campagne per la lotta alla pellagra, alla tubercolosi e alla difterite, è uno degli uomini più in vista e popolari della città. E' lui stesso, alcuni giorni dopo, ad accusare del delitto il figlio Tullio, anch'egli molto conosciuto in città, come direttore del periodico socialista "La Squilla" e consigliere provinciale del PSI. Il fattaccio è preso a pretesto dal quotidiano cattolico "L'Avvenire" per una campagna contro il razionalismo laico, il socialismo e la massoneria. A sua volta "L'Avanti!" socialista denuncerà più volte la violazione del segreto istruttorio. Il processo, trasferito da Bologna a Torino, terminerà con una sentenza di colpevolezza per tutti gli imputati. Linda Murri sarà scarcerata dopo pochi mesi, per grazia del re, mentre Tullio rimarrà in prigione fino al 1919.
immagine di Occupazione delle fabbriche
2 settembre 1920
Occupazione delle fabbriche
“Gli industriali, legati alla disciplina della loro organizzazione centrale, inviarono una commissione al prefetto per notificargli che, dal giorno 2, avrebbero effettuato una serrata di tutti gli stabilimenti, e per chiedergli che venisse disposto un servizio di vigilanza a tutela degli stabilimenti maggiori” (1 settembre 1920) In seguito alla decisione degli industriali di effettuare la serrata, il 2 settembre gli operai occupano le fabbriche cittadine, dopo aver sottoscritto un impegno con il padronato a non sabotare la produzione o asportare macchinari e materiali, in cambio del rientro al lavoro. Sui tetti sono issate bandiere rosse e ci si arma per la difesa. Con il consenso della Camera del Lavoro e del Partito socialista in 56 stabilimenti cittadini vengono eletti consigli di fabbrica. Sul piano nazionale il movimento diviene politico e pone il problema della conquista del potere. Il 10 settembre a Milano, in una drammatica riunione congiunta tra sindacato e partito socialista, prevale però l'opinione di limitare l'obiettivo della lotta al riconoscimento da parte dei padroni del “controllo sindacale delle aziende”, piuttosto che puntare alla “socializzazione dei mezzi di produzione e di scambio”. Anche se in sostanza non ha scopi eversivi, l'occupazione delle fabbriche suscita grandi timori nella borghesia. La rivoluzione appare “soltanto sfiorata, ma comunque percepita come un pericolo ancora incombente” (Gotor). Secondo Antonio Labriola “l'ossessione socialista incombe fatalmente da tutte le parti". Lo stato liberale appare invece assente e impotente. Il 27 settembre a Bologna è raggiunto un accordo e l'agitazione giunge a termine. Il 3 ottobre anche gli ultimi scioperanti, gli operai metallurgici, riprendono il lavoro. Terminata l’occupazione delle fabbriche l’ “Associazione di Difesa Sociale”, che riunisce il fronte antisocialista, decide di costituire e finanziare una organizzazione paramilitare, arruolando trecento uomini armati. All’appello risponderà il Fascio di Combattimento ora guidato dall’ex anarchico romagnolo Leandro Arpinati (1892-1945).
immagine di Terzo pesante bombardamento sulla città
2 settembre 1943
Terzo pesante bombardamento sulla città
Bologna subisce il terzo bombardamento dal cielo. Le bombe, lanciate da 74 fortezze volanti americane (del 97. e 99. Bomb Group), colpiscono in modo disastroso la stazione e le zone limitrofe e gli scali ferroviari. Via Lame, piazza VIII Agosto, via del Borgo subiscono pesanti distruzioni. Tra i monumenti colpiti le chiese dei Santi Filippo e Giacomo e di Santa Maria del Buon Pastore in via delle Lame. La Porta del Poggiale in via Nazario Sauro, uno dei superstiti torresotti della cerchia del Mille, è sbriciolata da una bomba e non sarà mai più ricostruita. Era abbellita sul lato verso il centro da un affresco di Luigi Quaini (1643-1717) - il crocifisso con ai lati la Madonna e Sa Giovanni - “ottimamente restaurato vari anni prima” (Menarini, Vianelli). Le sirene di allarme suonano dieci minuti prima dell'arrivo degli aerei. Si contano una trentina di morti e altrettanti feriti. Molte sono le bombe inesplose. Una di esse perfora diversi piani dell'edificio che ospita la ditta Atti in via Drapperie e si conficca in un mucchio di sacchi di farina riposti nel magazzino del panificio.
immagine di Muore Ivano Biagi, re dei tortellini
2 settembre 2008
Muore Ivano Biagi, re dei tortellini
Muore Ivano Biagi, per oltre sessant'anni alla guida di uno dei più noti ristoranti specializzati nella cucina bolognese. Già dal 1937 il padre Adelmo rilevò un bar a Casalecchio di Reno, nei pressi dell’incrocio tra la strada statale Porrettana e la Bazzanese. Nel corso del secolo il locale divenne un ristorante tipico, meta della buona società bolognese durante le scampagnate al Lido di Casalecchio e frequentato da tanti personaggi di passaggio in città. Del menù di Biagi sono famosi i minuscoli tortellini, cotti rigorosamente in brodo, e il gelato di soli tre gusti, per molti memorabile. Dal 1999 l’esercizio si è trasferito a Bologna, con nuove denominazioni e Ivano ne ha ceduto la guida ai famigliari. A ricordo del Ristorante Biagi rimane a Casalecchio il nome della rotonda, che ha sostituito il vecchio, pericoloso incrocio tra Porrettana e Bazzanese.
immagine di Resti di eccidi nazifascisti a Pero di Rastignano
15 maggio 1974
Resti di eccidi nazifascisti a Pero di Rastignano
Durante i lavori di scavo delle fondamenta di una palazzina a Rastignano di Pianoro, in via Don Minzoni, vengono alla luce i resti di 17 uomini, lì sepolti quasi certamente durante l’ultima guerra. Si tratta forse di avieri angloamericani, già prigionieri a Villa Ranuzzi, o forse di civili catturati durante un rastrellamento tedesco dalle parti di Livergnano. Secondo un'altra ipotesi sono i resti di quei partigiani "pericolosi" prelevati da un reparto di SS dal carcere di San Giovanni in Monte fra il 4 e il 17 aprile e mai più ritrovati. Tra essi il comandante della Brigata "Irma Bandiera" Remo Nicoli (Enzo) e il vice-comandante della 63a Adelfo Maccaferri (Brunello, Medaglia d'Argento al V.M). Probabilmente furono fucilati: le ossa risultano perforate da proiettili di mitragliatrice. Accanto alla prima fossa ne viene rinvenuta poco dopo un’altra più piccola con sei scheletri. Anche qui si tratta di persone uccise a bruciapelo. Vi sono numerosi elementi in comune con le stragi di prigionieri avvenute nel febbraio-marzo 1945 alla stazione San Ruffillo, a partire dall’utilizzo delle voragini aperte dalle bombe d’aereo come fosse comuni. Poco distante dal luogo delle esecuzioni vi era una un comando delle truppe tedesche.
immagine di Settimo scudetto per la Fortitudo Italeri di baseball
2005
Settimo scudetto per la Fortitudo Italeri di baseball
La Fortitudo Italeri vince il suo settimo scudetto nel baseball, battendo nella serie finale il San Marino per 4 a 3. Nell'ultima partita il lanciatore dominicano Jesus Matos confeziona 15 eliminazioni al piatto e guida i bolognesi alla vittoria per 2 a 0. Come nel 2003 l'Italeri si aggiudica anche la Coppa Italia.
immagine di Il santuario delle formiche alate
1882
Il santuario delle formiche alate
  • @ Via Monte delle Formiche, 24, 40065 Pianoro BO
Carlo Emery (1848-1925), professore di zoologia all'Università di Bologna e valente entomologo, riconosce il tipo di formiche alate che ogni anno, nel mese di settembre, approdano in gran numero sul Monte delle Formiche, tra le valli della Zena e dell'Idice: si tratta della specie myrmica scabrinodis. Secondo la voce popolare, questi particolari insetti rendono omaggio con la loro morte alla Beata Vergine, venerata nel santuario di Santa Maria di Zena:"Ansiose volano le formiche all'altare della Vergine, pur sapendo che ai suoi piedi moriranno". Seguendo una tradizione che si perde nella notte dei tempi le piccole creature vengono benedette e date ai fedeli all'interno di piccole caramelle di carta colorata, in cambio di una modica offerta. Si crede che le formiche morte possano curare alcuni malanni, in particolare il “male di formica”, una infezione o ulcera delle dita. La spiegazione scientifica del volo ha a che fare con la conformazione del monte che svetta sul contrafforte pliocenico e attrae le formiche maschio, provenienti dalla lontana Baviera, dopo il loro accoppiamento. La chiesa, costruita in un primo tempo in stile romanico, venne ricostruita nel Trecento in forma gotica, a cura del Comune di Bologna, dopo una guerra con Ferrara. Nel 1888 sarà di nuovo rifatta per meglio rispondere alla devozione crescente per l’icona della Vergine.  Sul contrafforte si arresterà il fronte di guerra nell'inverno del 1944 e l'edificio sacro subirà pesanti bombardamenti. Si salverà in parte solo l'antico campanile. L'ultimo rifacimento, completato nel 1957, sarà opera dell'arch. Gaetano Marchetti.
immagine di L'on. Andrea Costa arrestato a Bologna
1 luglio 1899
L'on. Andrea Costa arrestato a Bologna
Il deputato socialista Andrea Costa (1851-1910), che ha perduto l'immunità parlamentare (art. 45 dello Statuto), viene arrestato e incarcerato a Bologna. Deve scontare alcuni mesi di prigione per reati di stampa risalenti al 1895.
immagine di Chiesa di San Bartolomeo e Gaetano
Chiesa di San Bartolomeo e Gaetano
  • @ San Bartolomeo
Costruita su disegno di G. B. Falcetti, elaborato da A. Barelli (1653-84), sorge sul luogo dell'incompiuto palazzo priorale Gozzadini iniziato da Andrea da Formigine nel 1517, di cui rimane il portico ornato di candelabre in arenaria. All'interno si conservano affreschi di A. M. Colonna e G. Alboresi (1667), M. A. Franceschini e L. Quaini (1685 c.), fratello Rolli (1691), G. A. Burrini e M. A. Chiarini (1695 c.) e dipinti di L. Carracci, G. Reni, F. Albani, L. Massari, A. Tiarini, U. Gandolfi.
immagine di Ex convento di San Michele in Bosco
Ex convento di San Michele in Bosco
  • @ San Michele in Bosco
Qui si stabilirono nel 1364 gli Olivetani, cui si deve la costruzione del complesso realizzato alla metà del XV secolo. Nel 1513 si fabbricò la libreria, il refettorio, il chiostro e si ampliò il campanile. Poi su disegno di P. Fiorini si edificò il chiostro ottagonale (1602-4), ove Ludovico Carracci e i suoi allievi dipinsero celebri affreschi. Notevoli sono il monumentale corridoio, lungo 162 metri, e la biblioteca di G.G. Monti, con affreschi di D. M. Canuti e E. Haffner (1677). Nel passaggio verso la chiesa, lastra tombale con rilievo di Jacopo della Quercia (1435).
immagine di Casa Conoscenti
Casa Conoscenti
  • @ Conoscenti
Posseduta da Alberto Conoscenti all'inizio del XIV secolo, passò al Comune di Bologna che la donò nel 1370 ad Astorre Manfredi di Faenza. E' un'importante costruzione trecentesca e raro esempio di abitazione privata con il portico ad archi ogivali. Nel cortile è visibile un resto delle costruzioni della rocca imperiale, attestata alle mura di selenite della prima cerchia difensiva della città.
immagine di Chiesa dei SS. Giuseppe e Ignazio
Chiesa dei SS. Giuseppe e Ignazio
  • @ Ss. Giuseppe ed Ignazio
Edificata nel 1636-39 da Francesco Martini. La facciata si deve a L. Rizzoli (1840) e il campanile a F. Santini (1830). L'interno ottocentesco, modificato nel Novecento, è decorato da L. Samoggia e A. Guardassoni e vi si conservano dipinti di A. Tiarini e G. Varotti.
immagine di San Michele in Bosco - Istituto Rizzoli - Villa Putti
San Michele in Bosco - Istituto Rizzoli - Villa Putti
  • @ via Pupilli, 1, Bologna
E in quei mattini d'estate abbacinati di sole liquido, trapunti dal clic delle cesoie di Riccardo tra i bossi, dal fresco zampettio dei cani sulla ghiaia, dal tubare dorato delle tortorelle sul cedro, una voce che mi chiamasse da una porta-finestra aperta improvvisamente mi faceva trasalire. (C. Campo)
immagine di Umberto Eco
Umberto Eco
La vita in breve Nasce nel 1932 ad Alessandria. In gioventù è impegnato nell'Azione Cattolica, di cui diviene dirigente nazionale. Durante gli studi universitari si allontana dalla fede religiosa. Si laurea a Torino nel 1954 con una tesi su San Tommaso, pubblicata nel 1956. Non abbandonerà mai lo studio della filosofia e della cultura medievale, anche quando i suoi interessi si volgeranno soprattutto alla semiotica e all'indagine della cultura popolare contemporanea. Nel 1954 vince, assieme a Furio Colombo e Gianni Vattimo un concorso alla RAI. Con loro e con altri nuovi assunti, i cosiddetti "corsari", è chiamato a svecchiare i programmi dell'ente radiotelevisivo pubblico. Da questa esperienza trae spunto per numerosi scritti di analisi e critica. Dal 1959 al 1975 è uno dei direttori editoriali della Bompiani. Nel 1962 pubblica il saggio Opera aperta, che diviene uno dei riferimenti teorici del movimento d'avanguardia artistico-letterario Gruppo 63. Nel 1961 ha inizio la sua carriera universitaria, svolta in vari atenei italiani e infine a Bologna, dove, nel 1971, è tra i fondatori del primo corso di laurea in DAMS e occupa la prima cattedra di Semiotica in Italia. E' quindi direttore dell'Istituto di Comunicazione e infine, dal 2000, presidente della Scuola Superiore di Studi Umanistici. È inoltre visiting professor in numerose, prestigiose università americane ed europee, fino al ritiro dall'insegnamento nel 2007 per raggiunti limiti di età. I numerosi articoli sulla cultura e le comunicazioni di massa, pubblicati dagli anni Cinquanta in varie riviste e giornali sono raccolti in volumi divenuti molto noti, quali Diario minimo (1963) e Apocalittici e integrati (1964), più volte ampliati e ripubblicati. Nel 1968 inizia a pubblicare studi di semiotica, quali La struttura assente e il Trattato di semiotica generale (1975). Le voci da lui redatte per l'Enciclopedia Einaudi sono in seguito riunite nel volume Semiotica e filosofia del linguaggio (1984). Nel 1971 fonda la rivista di semiotica "Versus", di cui è direttore responsabile fino alla morte. Dal 1985 al 2016 tiene nell'ultima pagina dell' "Espresso" la rubrica La bustina di Minerva. La sua firma è contesa dai maggiori quotidiani italiani, dal "Corriere" a "La Repubblica", e da riviste letterarie quali "Il verri" e "Alfabeta". E' traduttore di classici, ad esempio Esercizi di stile di Raymond Queneau (1983); collabora con musicisti come Luciano Berio e Sylvano Bussotti. È appassionato di fumetti e vicino ad autori quali Hugo Pratt e Andrea Pazienza, suo allievo a Bologna. Il suo romanzo di esordio, Il nome della rosa, pubblicato da Bompiani nel 1980 è un grande successo internazionale, tradotto in decine di lingue e venduto in milioni di copie. Diviene il romanzo italiano più conosciuto e letto nel mondo. Grande risonanza ha anche il secondo romanzo, Il pendolo di Foucault (1988), una satira spietata sulla sindrome del complotto. A questi si succedono altri volumi di successo, l'Isola del giorno prima (1994), Baudolino (2000), Il cimitero di Praga (2010). Tra le opere dedicate alla teoria della letteratura vi sono Il superuomo di massa (1976), Lector in fabula (1979) e Sei passeggiate nei boschi narrativi (1994), mentre molto diffuso è il manuale Come si fa una tesi di laurea. Muore a Milano nel 2016.
immagine di Albergo Brun
Albergo Brun
  • @ Galleria del Toro, 2
Gabriele D'Annunzio prendeva i suoi pasti in quest'albergo signorile e celebre per la cucina ... raramente frequentava i suoi camerati, e solo una volta, si narra, partecipò ad una loro cena, in una delle più tipiche trattorie di Bologna, in occasione della nomina a sergente degli allievi. E restò nauseato dal chiasso e dal vigore delle bevute del gruppo rumoroso dei neo sottufficiali, fieri dei nuovissimi galloni. (G. Traglia)
immagine di Gabriele D'Annunzio
Gabriele D'Annunzio
A Bologna Nel novembre del 78, come le dicevo, tornando dalle vacanze autunnali mi fermai per tre o quattro giorni a Bologna. Avevo sentito parlare di Odi barbare, di realismo, di battaglie per l'arte; e un po' per curiosità, un po' perché gli elzeviri con le loro civetterie mi attiravano, comprai diversi volumi dal Zanichelli. Fra questi c'erano le Odi del Carducci con prefazione di G. Chiarini. Il Carducci lo conoscevo poco; mi ricordavo d'averne lette alcune poesie nell'Antologia del Puccianti. Di lei avevo sentito parlare a proposito delle Poesie e delle Operette morali del Leopardi. In quei giorni divorai ogni cosa con una eccitazione strana e febbrile, e mi sentii un altro. L'odio pe' versi scomparve come per incanto, e vi subentrò la smania della poesia. In queste parole è delineato uno dei motivi del profondo legame di D'Annunzio con Bologna. L'incontro con la poesia barbara di Carducci segnò, infatti, l'avvio della sua vocazione artistica. Egli si propose subito di seguire le orme di colui che riconobbe come suo maestro, da un punto di vista letterario e morale. Con la sfrontatezza che divenne in lui proverbiale, nel 1879 scrisse al professore una lettera: "Anch'io mi sento nel cervello una scintilla di genio battagliero, che mi scuote tutte le fibre, e mi mette nell'anima una smania tormentosa di gloria e di pugne". Nel collegio di Prato, in cui studiava, passò le giornate "pensando agli alcaici e agli asclepiadei, dando la caccia agli sdruccioli, leggendo ad alta voce Orazio, scarabocchiando una gran quantità di carta". Alla fine dell'anno raccolse le sue odi in un quaderno e decise di pubblicarle, con l'approvazione dei compagni e l'aiuto finanziario del padre. Primo vere, pubblicato prima a Chieti, poi a Lanciano dalla editrice Rocco Carabba, ebbe subito successo. In esso si affacciavano reminiscenze di Carducci e Stecchetti e anzi riguardo a quest'ultimo, per Federzoni, "il prodigioso adolescente esagerò nel ricalcare il modello", con tutto il terzo libro copiato in modo pedissequo da Postuma. La raccolta fu accompagnata da una recensione molto positiva sulla rivista "Il Fanfulla della domenica" e il giovane la pubblicizzò abilmente, usando più o meno lo stesso stratagemma di Olindo Guerrini per Postuma (fu certo anch'esso uno degli elzeviri, pieni di "civetterie", da lui acquistati a Bologna da Zanichelli): fece diffondere la falsa notizia della sua morte per una caduta da cavallo e riuscì così a richiamare l'attenzione di un vasto pubblico. Cominciò allora la sua scalata al ruolo di poeta-vate d'Italia, detenuto da Carducci. L'urlo di pietra Mi sembrò di esser percosso da un vento di spasimo, da un nembo di sciagura, da uno schianto di passione ferale. Quella era la vita, quella era la morte, un orrore unico entrambe. (G. D'Annunzio, Le faville del maglio) Nel 1878, durante una visita a Bologna con il padre, il giovane Gabriele scoprì il Compianto di Santa Maria della Vita. Fu colpito dal forte espressionismo delle figure e, in un suo più tardo scritto autobiografico, ricordò l' "agitazione impetuosa di dolore" delle Marie, incontrate nel buio di un sottoscala, gettate tra le frattaglie maleodoranti di una macelleria della vicina via Pescherie. I reggenti dell'Ospedale della Vita, pensando forse che il capolavoro di Nicolò dell'Arca spaventasse gli ammalati, lo avevano messo in disparte. Le Marie piangenti - D'Annunzio parlò di "urlo di pietra" - diventarono così le "burde", specie di befane mostruose, evocate come spauracchi per i bambini capricciosi. All'Hotel Brun Nel 1890 D'Annunzio fu a Bologna per sostenere gli esami per la promozione a ufficiale di complemento presso il comando di divisione. Prendeva i suoi pasti presso il Grand Hotel Brun, un antico palazzo signorile situato in fondo a via Ugo Bassi, trasformato nell'Ottocento in albergo lussuoso. Esso era celebre per aver ospitato parecchi personaggi notevoli e teste coronate ... e per la buona cucina. Il poeta non amava gozzovigliare con i suoi commilitoni. Una volta che uscì con loro a cena in una delle tipiche trattorie bolognesi, restò nauseato dal chiasso e dalle loro bevute esagerate. Andava invece volentieri a teatro. Ha lasciato un vivo ricordo dell'attrice Titta di Lorenzo, "creatura così semplice e così fresca", che recitava nell'autunno 1890 al Corso, nella compagnia Paladini: Se il suo riso è schietto e alato, il suo grido d'angoscia è penetrante e indimenticabile come quello che uno spasimo vero strappa talvolta dal profondo di certe anime veramente estetiche, nelle quali anche l'eccesso di dolore trova una espressione direi quasi armoniosa. Il pranzo al "Carlino" Il poeta fu di nuovo a Bologna l'11 aprile 1901, per la pubblica lettura della sua Notte di Caprera, dedicata a Garibaldi. Al mattino "volle volle andare a salutare il Carducci, e su la soglia dello studio lasciò cadere un fascio di rose". Fuori dalla porta di casa cominciò a guardare un grande albero da frutto, che era nell'orto: "Che bel mandorlo fiorito, Maestro", disse il poeta, ma Carducci lo riprese subito, battendo il bastone per terra: "No, gli è un pero". Era stizzito perché non gli piaceva che quel giovane, mellifluo, lo chiamasse maestro. Lui era, semmai, "il professore" per antonomasia. Quel giorno ci fu anche lo storico pranzo tra i due a Palazzo Loup, in piazza Calderini, nella sede del "Resto del Carlino". A un certo punto, per sciogliere il clima un po' teso, D'Annunzio prese in mano una mela (o forse una melagrana) la spaccò e gliela offerse, bevendo non so se alla giovinezza o alla primavera o all'aurora dalle rosee dita. E il povero vecchio già fieramente colpito, concedeva, dissero e approvava. (M. Valgimigli) Lo volevano all'Università Morto Giovanni Pascoli, gli studenti bolognesi designarono all'unanimità D'Annunzio per la successione sulla cattedra di letteratura italiana dell'Università. Davanti all'obiezione di "qualche dissidente in sottana", che sosteneva non essere egli "uomo disposto a tener un corso regolare di lezioni", proposero di affiancargli un incaricato "con orario obbligatorio" per rivedere le dispense, assegnare i voti, firmare i libretti: l'essenziale era che la cattedra fosse mantenuta a un poeta di grande levatura. Gli studenti erano in piena agitazione: si tenevano "clamorose" riunioni, si votavano ordini del giorno, si inviavano in giro "messaggi e messaggeri". La nomina del titolare era così tenuta in sospeso. Giuseppe Lipparini, ex allievo di Carducci e direttore del "Tesoro", parlò pubblicamente a loro favore, sostenendo che D'Annunzio era "l'unico successore degno del Pascoli sulla cattedra di Bologna". Da altri, in quel momento più autorevoli, i goliardi bolognesi furono ritenuti ottusi e miserabile apparve "il loro abito di letterati". Tra i più fieri oppositori al progetto-D'Annunzio vi fu il giovane Riccardo Bacchelli, che scrisse una lettera di protesta al "Resto del Carlino". Comunque il Vate, impegnato dalla lontana Arcachon a inneggiare all'impresa libica, giocò tutti d'anticipo e cortesemente rifiutò la proposta. La difesa delle torri Nel 1917 D'Annunzio intervenne a fianco del professor Giorgio Del Vecchio, che aveva promosso una petizione per il salvataggio di alcune torri medievali rinvenute nel centro di Bologna in occasione dell'allargamento del Mercato di Mezzo. Mentre infuriava la battaglia tra conservatori e demolitori, il poeta scrisse una accorata lettera: ed ecco Bologna minacciata di sacrilegio. Uomini mercantili, ben più aspri di quelli che frequentavano la bellissima loggia vicina, vogliono diroccare la testimonianza dell'antica libertà armata per ridurre al valore venale il suolo e per gettarvi le fondamenta di chi sa quale enorme ingiuria. Ma nel 1919 l'Amministrazione comunale, guidata dal socialista Francesco Zanardi, ordinò l'abbattimento, per evitare "un disagio insopportabile per la viabilità e il commercio", per il decoro cittadino e per rendere l'area disponibile alla vendita ai privati. La vita in breve Gabriele D'Annunzio nasce a Pescara nel 1863 da una famiglia agiata. Frequenta il liceo al Convitto Cicognini di Prato. La sua condotta è indisciplinata. Emerge un grande desiderio di studio e la smania di primeggiare. Nel 1879, con l'aiuto del padre, pubblica la sua prima raccolta poetica, Primo vere, ispirata alla poesia barbara di Carducci. Tra il 1881 e il 1891 è a Roma, dove frequenta, senza laurearsi, la facoltà di Lettere. E' accolto negli ambienti mondani della capitale, facilitato dalla presenza di un gruppo di scrittori e artisti abruzzesi. Si impone con il suo stile giornalistico esuberante e raffinato collaborando al "Fanfulla della domenica", al "Capitan Fracassa", a "Cronaca bizantina". Nel 1883 sposa, con un matrimonio riparatore, Maria Hardouin duchessa di Gallese. Da essa ha tre figli, ma la relazione termina poco dopo per i numerosi tradimenti di lui. Nel 1887 si accende la sua grande passione per Barbara Leoni, che resterà il più grande amore della sua vita. In questo periodo, con lo pseudonimo di "Duca Minimo", scrive articoli per il giornale di sinistra la "Tribuna", dove si fa cronista e cantore delle mode e dei riti borghesi: teatro, feste, conferenze, e insieme gioielli, pellicce, arredi lussuosi; racconta storie eleganti, si occupa di critica letteraria. Il suo primo romanzo, Il piacere, edito da Treves nel 1889, è subito un grande successo. Incentrato sulla figura dell'esteta decadente, inaugura un nuovo tipo di prosa introspettiva, lontana dai canoni del naturalismo fino ad allora imperante. Al di là dei contenuti, il pubblico è affascinato dai risvolti divistici delle sue opere, dallo stile inimitabile proposto, rispondente agli ideali borghesi del tempo. Tra il 1891 e il 1893 vive a Napoli, dove si è rifugiato, assediato dai creditori, assieme all'amico pittore Francesco Paolo Michetti. Qui scrive i romanzi Giovanni Episcopo e L'innocente, mentre Il trionfo della morte è composto in Abruzzo, dove ripara assieme a Gravina Cruyllas, che per lui ha lasciato il marito e gli ha dato una figlia. In questo periodo di avvicina al pensiero di Nietzsche e al mito del superuomo. Suggestioni nietzschiane si riscontrano chiaramente nel romanzo Le vergini delle rocce del 1895. Nel 1892 inizia una relazione epistolare con l'attrice Eleonora Duse e presto nasce una relazione amorosa che avrà una enorme risonanza mondana. Per vivere accanto a lei si trasferisce vicino a Firenze, nella villa "La Capponcina", che trasforma nella residenza decadente del "signore rinascimentale". In questi anni, avendo come riferimento la Duse, compone la maggior parte delle sue opere teatrali - Sogno d'un mattino di primavera (1897), Sogno d'un tramonto d'autunno, La città morta (1898), La Gioconda (1899), Francesca da Rimini (1901), La figlia di Jorio (1903) - e le sue migliori opere poetiche, tra le quali la maggior parte delle Laudi, compreso l'Alcyone, vertice assoluto della sua produzione. La relazione con la Duse va in crisi nel 1904, dopo la pubblicazione del romanzo Il fuoco. Intanto le sue finanze vanno a rotoli, per colpa di una vita di sperperi e debiti. Anche a questo dissesto, oltre che a nuove relazioni amorose, è dovuto il suo trasferimento a Parigi e in Francia dal 1910. Nella capitale francese gode di notevole fama, prosegue una esistenza sopra le righe, si accompagna ad artisti quali Marinetti e Debussy. Continua però a interessarsi delle sorti nazionali e pubblica articoli su vari quotidiani italiani, soprattutto sul "Corriere" (Le faville del maglio). Una sua tragedia, La Parisina, è musicata da Mascagni, mentre il film Cabiria (1914) gode della sua sceneggiatura. Tornato in Italia nel 1915, rifiuta l'offerta di sostituire Pascoli all'Università di Bologna e si butta con passione nella propaganda interventista. Il 5 maggio 1915, durante l'inaugurazione del monumento ai Mille, pronuncia un discorso celebrativo, che desta grande impressione ed entusiasmo. E' il primo di una serie di arringhe tenute a Roma nei giorni che precedono immediatamente l'entrata in guerra dell'Italia, passate alla storia come le "radiose giornate di maggio". Nonostante la sua età avanzata, ottiene di arruolarsi e nei primi mesi svolge soprattutto un attività di propaganda, spostandosi nei vari settori del fronte come ufficiale di collegamento e osservatore. Ottiene il brevetto aereo e partecipa ad alcune azioni dimostrative sopra Trento e Trieste. Nel 1916 per una ferita malamente curata perde un occhio. Durante la convalescenza a Venezia compone Il Notturno, dedicato ai ricordi di guerra. Nonostante il parere contrario dei medici torna al fronte. Nell'agosto del 1917, su un aereo Caproni Ca 33 decorato con l'Asso di Picche e pilotato da Maurizio Pagliano e Luigi Gori, compie tre raid notturni su Pola. Nel febbraio 1918, imbarcato su un MAS della Regia Marina, partecipa alla Beffa di Buccari. Nell'agosto 1918, al comando dell'87a Squadriglia "Serenissima", su un aereo SVA 5 pilotato da Natale Palli, sorvola il territorio nemico e lancia migliaia di manifestini su Vienna, inneggianti alla pace. L'azione ha un eco enorme e il suo valore è riconosciuto anche dal comando austriaco. Al termine della guerra è insignito di diverse medaglie al valor militare. Nel dopoguerra si fa portavoce del malcontento di buona parte del popolo italiano per la cosiddetta "vittoria mutilata". Nel 1919, al comando di una spedizione di "legionari" occupa la città di Fiume, non assegnata all'Italia dai trattati di pace. E' il momento più alto del suo mito personale di eroe militare, poeta e oratore civile, leader politico. La Carta del Carnaro, redatta da lui e dal suo governo, contiene numerose proposte che anticipano altre costituzioni democratiche. Non accettando il Trattato di Rapallo, entra in conflitto con lo stesso governo italiano, presieduto da Giolitti, che il 26 dicembre 1920 fa sgombrare i legionari da Fiume con la forza. Dopo il "Natale di sangue" si ritira deluso in solitudine in una villa presso Gardone Riviera, sul lago di Garda, che sarà in seguito ampliata, e trasformata, con il nome di Vittoriale degli Italiani, nel suo grande mausoleo personale. Pur con tanti distinguo, è uno degli intellettuali organici al Fascismo. Mussolini, timoroso della sua ombra, pur di controllarlo e tenerlo lontano dal potere, lo riempie di agi e di onori. I fascisti utilizzano ampiamente i motti e i simboli del Vate. Lui ricambia firmando tra i primi, assieme a Marinetti, il Manifesto degli intellettuali fascisti (1925). Si opporrà invece all'avvicinamento dell'Italia fascista al regime nazista, bollando Hitler come un "ridicolo Nibelungo truccato alla Charlot". Negli ultimi anni, di salute malferma, vive sempre più isolato e depresso nel suo buen retiro del Garda, fuggendo la luce e facendo uso di farmaci. Qui muore per una emorragia cerebrale il 1° marzo 1938. Ai funerali solenni, voluti dal regime, partecipa una folla imponente, che celebra il Vate dell'Italia umbertina, l'Immaginifico, il protagonista della letteratura e della politica in Italia durante la Belle Epoque, tra il 1890 e il 1920. Viene sepolto al Vittoriale.
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Dove Dio cerca casa
“Dove Dio cerca casa” è il titolo di un documentario di Renzo Renzi sulle chiese provvisorie nella periferia bolognese del secondo dopoguerra. Erano sistemazioni di fortuna, in locali improvvisati: capannoni, scantinati, negozi. Vi si riunivano piccoli gruppi di fedeli, che richiamano alla mente le prime comunità cristiane.
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Belle Époque
Gli anni a cavallo tra Otto e Novecento costituiscono un periodo di grandi trasformazioni per Bologna: con l'abbattimento delle mura e la costruzione della centralissima via Rizzoli si comincia a realizzare il Piano Regolatore del 1889; si edificano nuovi quartieri periferici, si introducono moderni servizi quali i tram, l'acqua potabile nelle case, la luce elettrica ...
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Intorno alla piazza del cinema
Una sera ti ritrovi seduto tra i tanti che aspettano l'inizio della proiezione in Piazza Maggiore. E ti guardi intorno prima che si spengano le luci. Ti accorgi di essere circondato da magnifici edifici e monumenti: la basilica di San Petronio, Palazzo dei Notai, Palazzo D'Accursio, il Nettuno, Palazzo Re Enzo, Palazzo dei Banchi.
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La montagna sacra
Lungo le vallate e sulle vette del nostro bell'Appennino, nella vasta e ubertosa pianura, attorno e fuori delle antiche mura della città, in sempre più laborioso sviluppo, sorsero attraverso i secoli i santuari, le pievi con le chiese parrocchiali dipendenti, le abbazie e i cenobi degli ordini monastici, le cappelle e gli oratori dovuti alla popolare devozione. Varie di queste sacre costruzioni, disperse fra i monti ... sono giunte fino a noi.La citazione tratta dal bel libro di Giuseppe Rivani sulle chiese e i santuari della montagna bolognese (1965, edizione ormai remota) introduce questa bibliografia, che si affianca a quella sui borghi e antiche le case di pietra.
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Massimo Mattioli
Massimo Mattioli, fumettista, è stato un innovatore nel fumetto italiano. Cofondatore insieme a Stefano Tamburini della rivista Cannibale nel 1977 a cui collaborano in seguito Andrea Pazienza, Filippo Scozzari e Tanino Liberatore. Ha pubblicato nelle più importanti riviste underground tra cui Frigidaire e tra le più “classiche” come il Giornalino dove pubblica una serie per i bambini, un coniglio rosa di nome Pinky nel 1973 che lo rende popolare. La serie di Pinky il coniglietto giornalista viene pubblicato sul Giornalino fino al 2014. Entra a far parte nella prima metà degli anni ottanta nel gruppo bolognese Valvoline. La casa editrice Coconino, ha deciso in questi ultimi anni di riproporre tutte le sue opere che sono caratterizzate da uno stile splatter, umoristico assai originale ed anticipatore.
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Alessandro Editore
Nel 1985 Alessandro distribuzioni, primo distributore italiano di fumetti, inizia a pubblicare in proprio, dedicandosi soprattutto al fumetto franco-belga. Oltre alle collane di libri a fumetti, si allarga alla saggistica, sia pubblicando monografie, che editando, per un certo periodo, la storica rivista di informazione e critica fumettistica “Fumo di china”.
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Vittorio Giardino
Nato a Bologna nel 1946, a 31 anni abbandona la professione di ingegnere elettronico per dedicarsi ai fumetti. Dopo aver debuttato nel 1978 su alcune fanzine, nel 1979 pubblica sulla rivista “Il Mago” la prima storia di Sam Pezzo, detective di tradizione hard-boiled. Sam Pezzo è il protagonista del suo primo libro pubblicato poco dopo anche in Francia. Nel 1981, per la rivista “Orient Express”, crea un personaggio più elaborato e complesso, sia come disegno che come scrittura: l’ex-agente dei servizi segreti francesi Max Fridman. La prima avventura, Rapsodia ungherese, esce in libro l’anno seguente e procura al suo autore la consacrazione internazionale e i primi importanti premi, come lo Yellow Kid al Festival di Lucca nel 1982. Dopo altri tre libri di Sam Pezzo, nel 1984 cambia registro con Little Ego, rivisitazione ironicamente erotica del Little Nemo di Winsor Mc Cay, con una sensuale protagonista femminile. Intanto lavora alla seconda avventura di Max Fridman, La Porta d’Oriente, che sarà pubblicata nel 1986. A partire da quell’anno realizza diverse storie corte di ambiente quotidiano, centrate sul tema della menzogna, dell’eros e dell’inganno, per diversi giornali e periodici d’attualità, come “Il Messaggero”, “L’Espresso”, “Giochi”, “La Repubblica”, ecc. Queste storie sono raccolte nei tre album della serie Vacanze fatali. Nel 1991 comincia a lavorare ad un altro personaggio di grande impegno, Jonas Fink. La storia, ambientata nella Praga comunista degli anni cinquanta, vede la luce sulle pagine della rivista “Il Grifo”. Sono previsti tre volumi: il primo, L’Infanzia, esce nel 1995, il secondo, L’Adolescenza, un anno dopo. La terza verrà finalmente pubblicata nel 2018, con il titolo Il libraio di Praga. L’edizione italiana Rizzoli Lizard comprenderà le tre parti di Jonas Fink in un unico volume, dal titolo Una vita sospesa. Con Jonas Fink, Giardino riceve il premio Alph’Art al Salone di Angoulême (’95) e l’Harvey Awards al San Diego Comic Con. (’98). Nel 1999 ritorna al personaggio di Max Fridman con No pasarán, una storia sulla guerra civile spagnola in tre volumi. Il primo esce nel 2000, il secondo due anni più tardi, il terzo nel 2008. Poco prima (ottobre 2005) era stato pubblicato, su soggetto di Giovanni Barbieri, l’album Eva Miranda, soap-opera a fumetti, completa di spot pubblicitari. Nel 2008 viene insignito del premio Gran Maestro del Fumetto al Festival di Lucca. Nel 2010 pubblica L’avventuriero prudente, frammenti della biografia di Max Fridman sotto la forma di romanzo illustrato. Nel 2013 L’Associazione Hamelin a Bologna in occasione del Festival del Fumetto Internazionale Bilbolbul, dedica al maestro una personale e cura un volume edito da Comma22, “La Quinta Verità”. Vittorio Giardino lavora anche nel campo dell’illustrazione ("Vogue", “Je bouquine”, “Mosquito”, “Viaggi”, etc.) e dell’affiche; realizza litografie e serigrafie. I suoi lavori sono stati tradotti in 14 lingue e pubblicati in 20 paesi. Nel 2018 il regista Lorenzo Cioffi realizza un documentario dedicato al grande autore dal titolo : “Le Circostanze” prodotto da Ladoc, Colibrì film e Isola Film, con il sostegno di Emilia Romagna Film Commission e il contributo di Regione Campania in collaborazione con Film Commission Regione Campania. Il documentario racconta la carriera di Giardino attraverso i suoi lavori, con testimonianze di personalità del fumetto – italiano ed estero – e appassionati come Francesco Guccini. Nel 2022 ha pubblicato una preziosa raccolta di storie introvabili e inedite per la Lizard Rizzoli dal titolo “Tratti in salvo : storie brevi, illustrazioni, perle ritrovate”, un libro prezioso, di uno dei più grandi autori che la narrativa disegnata italiana abbia mai avuto. Nel 2024 Cartoon Club Il tradizionale Festival Internazionale del cinema d’animazione, fumetto e games dedica il premio alla carriera a Vittorio Giardino. Nel 2025 a Bologna presso la biblioteca Salaborsa, l’autore parla del suo ultimo libro I cugini Meyer. Una nuova avventura di Max Fridman (Rizzoli Lizard, 2025) con il giornalista Marco Guidi.
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Basilica di San Francesco
  • @ Piazza Malpighi, 9, Bologna
La chiesa di San Francesco è uno dei monumenti più caratteristici di Bologna. Fu consacrata nel 1254 e compiuta nel 1263. L'architetto fu probabilmente un frate francescano. E' ricordato un frate Andrea, che si ruppe le gambe per la rovina dell'abside in costruzione. E' una delle prime opere costruite in Italia in stile gotico. Per molti aspetti (la forma dei piloni, le cappelle a raggiera, gli archi rampanti esterni) deriva direttamente dalle cattedrali francesi. Nel 1798 il tempio fu chiuso e trasformato in Dogana. Restaurato e riaperto al culto dal 1847, fu di nuovo soppresso nel 1866 e convertito in magazzino militare, finché una commissione presieduta dal conte Cavazza ne ottenne la definitiva apertura nel 1886. > Corrado Ricci e Guido Zucchini, Guida di Bologna, con aggiornamenti di Andrea Emiliani e Marco Poli, nuova ed. illustrata, San Giorgio di Piano, Minerva edizioni, 2002, p. 241