Cronologia di Bologna dal 1796 a oggi

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1944

Ordine di mascheramento delle formazioni partigiane

In una riunione molto accesa con i responsabili dei Gap e delle Sap, che si tiene il 12 (o il 13) novembre in via Falegnami, l'ufficiale del CUMER Sante Vincenzi (Mario) dà la disposizione di smobilitare le formazioni, dividendole in piccoli gruppi.

L'ordine per i partigiani rimasti in città è di “mascherarsi” e “legalizzarsi”, confondendosi tra i normali cittadini. E' scoraggiata la presenza di grosse unità durante l'inverno, soprattutto nelle zone montane e collinari.

Per il CUMER il "mascheramento" è considerato "l'elemento essenziale per colpire giusto e non essere colpiti". Un rapporto informativo del triumvirato insurrezionale comunista afferma che dopo la battaglia di Porta Lame la situazione militare in città è completamente cambiata: "si rischia di perdere tutto senza aver combattuto", oppure di combattere alla disperata.

Con il fronte stazionario, il metodo del contrattacco deve sostituire quello dell'offensiva. Vincenzi deve imporsi d'autorità a diversi comandanti che non approvano questa linea: sono per una difesa più attiva una parte dei partigiani della 7a Gap, i sappisti Masi e Tolomelli, i comandanti dell' "Irma Bandiera" Renato Capelli e della "Paolo" Beltrando Pancaldi (Ran), le brigate modenesi.

Nei mesi seguenti l'attività partigiana si riduce comunque al minimo: le azioni condotte tra settembre e dicembre sono il 5% di quelle dei mesi estivi. Durante l'inverno a Bologna restano pochi gruppi autonomi di gappisti, mentre la grande maggioranza dei partigiani sono dislocati nelle campagne della Bassa, presso famiglie di contadini.

Di giorno essi aiutano nei campi e di notte partecipano ad azioni di guerriglia inquadrati nelle Sap (Squadre di Azione Patriottica). I tedeschi intanto hanno minato gli impianti di pubblica utilità, acquedotto, luce, gas, pronti a fare terra bruciata in caso di ritirata.

Il coprifuoco è in vigore, in pratica, dalle 18: oltre a continui controlli e perquisizioni, non sono infrequenti sparatorie e mitragliamenti per ogni piccolo movimento o rumore nelle strade.

Gli automezzi tedeschi si rifugiano spesso sotto i portici e nelle vie del centro "tenendo anche durante le incursioni i fari accesi ed esponendo il cuore della città ai pericoli dei bombardamenti aerei".

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Approfondimenti:

  • Luigi Arbizzani, Nazario Sauro Onofri, La guerra di liberazione in Emilia-Romagna, in: Resistenza in Emilia Romagna, a cura di Roberto Fregna, Bologna, Regione Emilia-Romagna, stampa 1975, p. 45
  • Luciano Bergonzini, Politica ed economia a Bologna nei venti mesi dell'occupazione nazista, Imola, Galeati, 1969, pp. 51-53
  • Luciano Bergonzini, La svastica a Bologna, settembre 1943 - aprile 1945, Bologna, Il mulino, 1998, p. 269
  • La Resistenza, il fascismo, la memoria. Bologna 1943-1945, a cura di Alberto De Bernardi e Alberto Preti, Bologna, Bononia University Press, 2017, pp. 167-169