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1944

L'eccidio della botte di Pioppe di Salvaro

Il 29 settembre i tedeschi arrivano nel paese di Pioppe di Salvaro verso le sette di sera e rastrellano tutti gli uomini. Li rinchiudono dentro la chiesa e in alcune case limitrofe, assieme ai rastrellati di Sperticano, Montasico, Sibano, Pian di Venola: in tutto circa 300 persone.

Tra gli arrestati vi sono due preti, Don Elia Comini e padre Martino Capelli, catturati la mattina mentre cercavano di portare soccorso alle vittime della rappresaglia di Creda e costretti a trasportare munizioni per i soldati al fronte.

Il giorno seguente i prigionieri vengono interrogati e divisi tra abili e inabili al lavoro. Alla selezione partecipano un ufficiale italiano della RSI e un ex partigiano traditore. Tra i nazisti vi sono anche ragazzi in divisa SS, che parlano con accento bolognese.

Il 1° ottobre, all'imbrunire, il gruppo degli inabili, del quale fanno parte anche i due preti, sono avviati alla canapiera di Pioppe. Ai prigionieri vengono fatte levare le scarpe e i nazisti li derubano di orologi e portafogli.

Poi a gruppi sono schierati sul ciglio della botte (un serbatoio d'acqua in questo periodo quasi asciutto e fangoso) e falciati con le mitragliatrici. I cadaveri gettati sul fondo sono ancora fatti oggetto di colpi di mitraglia e lanci di bombe a mano.

Dei 46 uomini fucilati solo tre rimangono superstiti. Altri tre, che riescono a sfuggire al massacro, muoiono poco dopo per le ferite riportate.

I prigionieri abili sono inviati in treno alle Caserme rosse: una parte di essi finirà in Germania nei campi di lavoro, una parte sarà destinata a governare le bestie per i tedeschi. Nei giorni successivi, a causa delle piogge torrenziali, verranno aperte le paratie della botte e i cadaveri dei fucilati scivoleranno nelle acque del Reno.

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Monumento a ricordo dell Dedicato ai sacerdoti don Elia Comini e padre Martino Capelli martiri della... La botte della canapiera di Pioppe di Salvaro Lapide ricordo della strage di Pioppe La canapiera di Pioppe di Salvaro (BO)

Approfondimenti:

  • Luigi Arbizzani, Antifascismo e lotta di liberazione nel Bolognese. Comune per comune, Bologna, ANPI-Bologna, stampa 1998, pp. 124-125
  • Luigi Arbizzani, Guerra, nazifascismo, lotta di liberazione nel Bolognese, luglio 1943-aprile 1945. Fotostoria, 5. ed., Bologna, Edizioni della Provincia, 2005, p. 117 (foto)
  • Luciano Bergonzini, La Resistenza a Bologna. Testimonianze e documenti, vol. 5., Bologna, Istituto per la Storia di Bologna, 1980
  • Bologna visitata in bicicletta, a cura del del Monte Sole Bike Group, Ozzano Emilia, Arti Grafiche Reggiani, 1999, pp. 231-232
  • Angelo Carboni, Elia Comini e i confratelli martiri di Marzabotto, Bologna, Tip. Alfa-Beta, 1989
  • Annamaria Cinti, La strage di Marzabotto nel processo Reder, tesi di laurea, Università degli Studi di Urbino, 1970-71
  • Don Elia Comini, Diario spirituale, a cura di don Rino Germani, Bologna, Salesiani, 1994
  • Renato Giorgi, Marzabotto parla, Venezia, Marsilio, 1991
  • Luciano Gherardi, Le querce di Monte Sole. Vita e morte delle comunità martiri fra Setta e Reno 1898-1944, introduzione di Giuseppe Dossetti, Bologna, Il Mulino, 1994
  • Giorgio Ognibene, Dossier Marzabotto. I sotterranei di Bologna, Bologna, APE, 1990, pp. 142-145
  • Jack Olsen, Silenzio su Monte Sole. La prima cronaca completa della strage di Marzabotto, Milano, Garzanti, 1970, p. 255 sgg.
  • Dario Zanini, Marzabotto e dintorni 1944, Bologna, Ponte Nuovo editore, 1996