Cronologia di Bologna dal 1796 a oggi

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1944

La strage di Monchio

Il 9 marzo in località Fornace, nei pressi del ponte che attraversa la valle del Dragone, i partigiani assalgono due corriere cariche di fascisti e un mezzo che trasporta un gruppo di uomini rastrellati a Palagano. Nello scontro rimangono uccisi 7 militari e un civile.

Il 16 marzo i nazifascisti compiono un rastrellamento nella zona del monte Santa Giulia, ma negli scontri a Mulino del Grillo e Lama di Monchio hanno ancora la peggio, perdendo 8 uomini. Il giorno successivo una nuova operazione fa allontanare le formazioni partigiane dal settore.

La sera stessa giunge da Bologna a Montefiorino il reparto esplorante della divisione corazzata paracadutisti “Hermann Goering”, al comando del capitano di cavalleria von Loeben. La mattina del 18 marzo, dopo un bombardamento di preparazione sul monte Santa Giulia, i tedeschi, accompagnati da una trentina di fascisti della GNR, si dirigono divisi in colonne verso le località alle pendici del monte.

Il primo paese raggiunto è Susano, dove gli abitanti, dopo i primi colpi di cannone, si sono chiusi nelle case e nelle cantine. I soldati hanno l'ordine di uccidere tutti gli uomini e di razziare le case prima di bruciarle. Parte degli uomini sono subito freddati, parte sono avviati a Monchio carichi di munizioni e di bottino.

Le donne, i vecchi e i bambini sono portati a Savoniero sotto la minaccia delle armi, mentre le loro abitazioni vengono date alle fiamme.

Nella frazione di Susano, dove si contano 24 morti, gli episodi più atroci si consumano nelle località La Buca e Vallimperchio, dove vengono uccisi anche anziani, donne e bambini.

Alla cooperativa di Costrignano sono concentrati una decina di uomini catturati nei dintorni ed è allestito il plotone di esecuzione. A seguito di un tentativo di fuga disperato, quasi tutti i prigionieri vengono falciati. Intanto le case intorno e il negozio di alimentari vengono razziati.

In mattinata i paracadutisti tedeschi raggiungono Monchio: nelle borgate di Castello, Cà Ghedino, Cà Bertone, Querciadello e Montelago alcuni uomini sono uccisi sul posto, altri trascinati nella piazza di Monchio.

Il paese diviene teatro di un evento che non ha precedenti nella guerra in Italia: una serie di fucilazioni di massa effettuate in tre momenti distinti: alle 11 sono uccisi 26 uomini catturati nei dintorni, alle 14 i prigionieri di Susano e Costrignano, alle 16 8 uomini catturati a San Vitale.

Tutti vengono falciati nel "Campo della Morte", sottostante alla piazza principale, dalle mitragliatrici collocate a Cà di Fuleri e nei pressi della chiesa; a tutti è dato il colpo di grazia e solo uno miracolosamente si salverà.

Le vittime civili della strage di Monchio saranno nel complesso 136, tra le quali 8 donne e 4 bambini. Il 20 marzo un'altro eccidio nazista sarà compiuto a Cervarolo, nel reggiano, dove si conteranno 22 morti e il paese sarà saccheggiato e bruciato.

Fonti della notizia:

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Approfondimenti:

  • Pietro Alberghi, Attila sull'Appennino. La strage di Monchio e le origini della lotta partigiana nella valle del Secchia, Modena, Istituto storico della Resistenza, 1969
  • Pietro Alberghi, L'eccidio di Monchio, Costrignano e Susano e la Resistenza nella Valle del Dragone, settembre 1943-giugno 1944, 2. ed. riveduta e ampliata, Modena, Comitato per la celebrazione dei martiri di Monchio (ecc.), 1984
  • Le attese tradite. Materiali sulla persecuzione dei partigiani italiani nel dopoguerra, a cura di Mauro Maggiorani, Imola, Bacchilega, 2012, p. 17
  • Giovanni Fantozzi, Monchio 18 marzo 1944: l'esempio, Modena, Artestampa, 2006
  • La politica del terrore. Stragi e violenze naziste e fasciste in Emilia Romagna. Per un atlante delle stragi naziste in Italia, a cura di Luciano Casali e Dianella Gagliani, Napoli, Roma, L'ancora, 2008, p. 84 sgg.
  • Touring club italiano, Emilia Romagna. Itinerari nei luoghi della memoria, 1943-1945, Milano, TCI, Bologna, Regione Emilia-Romagna, 2005, pp. 88-89