Cronologia di Bologna dal 1796 a oggi

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1944

La polizia partigiana

Dopo le battaglie di Porta Lame e della Bolognina il movimento partigiano è costretto sulla difensiva. Durante tutto il mese di dicembre le azioni in città sono in tutto 19, mentre risultano in ingresso nel carcere di San Giovanni in Monte 456 detenuti, dato inferiore solo a quello del marzo 1944, il mese dei grandi scioperi operai.

Di fronte a una accentuata attività di repressione da parte dei tedeschi e dei fascisti, molti partigiani si arrendono o abbandonano la guerriglia, alcuni passano al nemico. L’attività di delazione è particolarmente devastante in questo periodo.

Il 18 dicembre il "Resto del Carlino" pubblica un articolo dal titolo Crepuscolo dei gappisti. Tradimento a catena tra le fila dei banditi, in cui rimarca l'importanza delle informazioni ricevute da "onesti cittadini" desiderosi di eliminare "i terroristi al soldo del nemico".

In una controversa lettera al Questore, Nazzareno Gentilucci, comandante gappista, riconosce il successo della repressione poliziesca, maledice “quei rinnegati che fino a ieri si sono pavonati Capi” e difende al contempo il "carattere ferreo" di tanti partigiani caduti in mani nemiche.

Per il CUMER “chi è indotto a fare la spia commette l'ultima delle abiezioni, egli avrà il disprezzo dello stesso nemico, ed in ogni caso presto o tardi sarà raggiunto inesorabilmente dalla santa giustizia dei compagni che ha tradito”.

Con la direttiva del 16 dicembre il Comando unico partigiano costituisce una squadra di otto uomini, non conosciuti dagli apparati repressivi della RSI, destinata ad agire immediatamente contro le spie e i provocatori.

Al comando di Renato Romagnoli (Italiano), la squadra di polizia partigiana identificherà in breve tempo ed eliminerà la maggior parte dei partigiani delatori e molti dei peggiori aguzzini fascisti.

Secondo Luciano Bergonzini, tra il gennaio e l'aprile 1945 saranno circa 90 le spie e i delatori eliminati nel Bolognese. Romagnoli lo definirà "un lavoro tremendo ma indispensabile, necessario per mantenere viva una speranza" per il movimento partigiano.

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Renato Romagnoli (Italiano) comandante della squadra di polizia partigiana

Approfondimenti:

  • Luciano Bergonzini, La svastica a Bologna, settembre 1943 - aprile 1945, Bologna, Il mulino, 1998, p. 304
  • Mario De Micheli, 7a GAP, 2. ed., Roma, Editori Riuniti, 1971, pp. 275-276
  • Andrea Ferrari, Paolo Nannetti, Dalla rappresaglia allo sterminio. Repressione tedesca ed eccidi dei detenuti politici a Bologna nell'inverno 1944-'45, in 1945: la libertà riconquistata, Bologna, ANPI, 2005, p. 35
  • Mimmo Franzinelli, Tortura. Storie dell'occupazione nazista e della guerra civile (1943-45), Milano, Mondadori, 2018, pp. 105-106
  • Ingegneria in guerra. La Facoltà di Ingegneria di Bologna dalla Rsi alla ricostruzione, 1943-1947, a cura di Renato Sasdelli, Bologna, Clueb, 2007, p. 18 sgg.
  • Italiano, Polizia partigiana, in: Epopea partigiana, rist. anast., Imola, Libreria di Palazzo Monsignani, 2005, vol. I, pp. 64-66
  • Santo Peli, Storie di GAP. Terrorismo urbano e Resistenza, Torino, Einaudi, 2014, pp. 228-230

  • La Resistenza, il fascismo, la memoria. Bologna 1943-1945, a cura di Alberto De Bernardi e Alberto Preti, Bologna, Bononia University Press, 2017, pp. 163-164, 176-179
  • Renato Romagnoli (Italiano), Autunno inverno '44: repressione nazifascista e polizia partigiana, Bologna, ANPI, 2005
  • Claudio Silingardi, Alle spalle della Linea Gotica. Storie, luoghi, musei di guerra e Resistenza in Emilia-Romagna, Modena, Artestampa, 2009, pp. 143-144