Cronologia di Bologna dal 1796 a oggi

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1944

La 7a Brigata GAP Gianni Garibaldi

La guerriglia urbana a Bologna è in larga parte attuata dai Gruppi armati di Azione Patriottica (GAP) organizzati dal Partito comunista.

Al primo nucleo di una ventina di partigiani, attivi fin dall'autunno del 1943 - numero esiguo e considerato “insufficiente al bisogno e alle possibilità” - appartengono soprattutto antifascisti di lunga data, collaudati nella clandestinità, alcuni provenienti dall'esperienza della guerra di Spagna. I primi dirigenti sono Luigi Gaiani, Vittorio Ghini (Locati), Walter Nerozzi e Remigio Venturoli.

La presenza di elementi esperti è fondamentale per conferire regole ferree e disciplina costante alle azioni spesso temerarie dei gappisti. Sul piano dell'organizzazione - scelta degli obiettivi, basi di protezione, reti di collegamento - nulla è lasciato al caso.

I gappisti impegnati in azioni armate vengono reclutati soprattutto tra gli operai comunisti della Ducati, della Sabiem e di altre fabbriche bolognesi. Operano in piccoli gruppi, che agiscono in autonomia.

All'inizio vengono compiuti soprattutto attentati contro gerarchi fascisti e comandi tedeschi, oppure contro luoghi di ritrovo e di svago dei nazifascisti, come ristoranti e case di tolleranza.

Le tecniche della guerriglia urbana, mutuate dai Francs tireurs francesi, sono introdotte dal "compagno generale" Ilio Barontini, promotore, tra l'altro, in via Jacopo della Quercia, di un efficiente laboratorio clandestino per la fabbricazione di bombe a scoppio ritardato.

L'attività dei "banditi senza patria e senza Dio" - così li chiamano i fascisti - si affianca all'azione organizzata e di massa degli operai e delle donne, in città e in provincia.

In marzo i primi gruppi vengono riorganizzati ed è costituita la 7a brigata GAP Garibaldi, poi chiamata Gianni, dal nome di battaglia di Massimo Meliconi, uno dei suoi migliori dirigenti morto in combattimento.

In maggio il comando della 7a GAP è assunto da Alcide Leonardi (Luigi), con Bruno Gualandi (Aldo) e Giovanni Martini (Paolo) vice comandanti. Commissari politici sono Sonilio Parisini, Andrea Bentini (Verdi), Giuseppe Armaroli (Carlo), Alceste Giovannini (Gino) e Aldo Cucchi (Jacopo).

Nell'estate 1944, la 7a GAP, assieme alla 1a brigata "Irma Bandiera" formata da sappisti, raggiunge una notevole espansione numerica e una eccezionale intensità operativa: circa 250 partigiani portano a segno, nei soli mesi estivi da giugno a settembre, più di cento azioni.

Tra esse la distruzione in vari punti della città di carri tedeschi carichi di benzina (20-24 giugno), la liberazione dei prigionieri politici dal carcere di San Giovanni in Monte (9 agosto), il danneggiamento di 32 cannoni antiaerei a Calcara (30 agosto), la distruzione della polveriera di Villa Contri (20 settembre), i due attacchi all'Hotel Baglioni, sede del comando di piazza tedesco (29 settembre e 18 ottobre).

Ma un peso ancora maggiore, rispetto a queste azioni clamorose, ha lo stillicidio quotidiano di colpi e uccisioni, ai quali tedeschi e repubblichini non sanno porre rimedio.

Tra gli attentati più clamorosi vi sono quelli al segretario del PFR di Monteveglio (26 giugno), al podestà di Castenaso (28 giugno), al tenente colonnello Di Rago a Corticella (30 giugno).

Nel periodo di massimo sviluppo la 7a GAP conta circa 400 partigiani armati. E' organizzata, in città e in provincia, su sei battaglioni o distaccamenti.

In città opera soprattutto il distaccamento “Temporale”, comandato da Nazzareno Gentilucci (Nerone) e da Lorenzo Ugolini (Naldi).

Già dalla tarda primavera del 1944 si formano in pianura i distaccamenti di Castel Maggiore, comandato da Franco Franchini (Romagna) e poi da Arrigo Pioppi (Bill), di Anzola Emilia “Tarzan”, comandato prima da Vittorio Bolognini e poi da Sugano Melchiorri, di Medicina, comandato da Mario Melega (Ciccio), da Vittorio Gombi (Libero) e poi da Giuseppe Bacchilega (Drago), di Castenaso, comandato da Carlo Malaguti (Nino) e poi da Oddone Sangiorgi (Monello), seguiti più avanti da quelli di Castel San Pietro e Imola.

Ogni distaccamento GAP è suddiviso in squadre di sei sette componenti, con una donna come staffetta di collegamento. In pianura la vita dei gappisti dipende soprattutto dalla collaborazione dei contadini, che offrono a loro rischio e pericolo cibo e ospitalità.

I partigiani vengono nascosti in un primo tempo nelle stalle e nei fienili. In seguito, quando i rastrellamenti dei nazifascisti si faranno più insistenti e accurati, saranno ricavati rifugi attraverso buche nei campi ricoperte di assi e mimetizzate con terra e fogliame, oppure scavando gli argini dei fiumi e dei canali.

Fonti della notizia:

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Immagini e multimedia:

Partigiani della 7a GAP Gianni - Museo Memoriale della Libertà - San Lazzaro...

Approfondimenti:

  • Gli antifascisti, i partigiani e le vittime del fascismo nel Bolognese, 1919-1945, Bologna, Comune – ISREBO, vol. I, Nazario Sauro Onofri, Bologna dall'antifascismo alla Resistenza, 2005, pp. 62-63, 146-147, 373
  • Luigi Arbizzani, Guerra, nazifascismo, lotta di liberazione nel Bolognese, luglio 1943-aprile 1945. Fotostoria, 5. ed., Bologna, Edizioni della Provincia, 2005, p. 14 (data cit.: 3 novembre 1943)
  • Luigi Arbizzani, Habitat e partigiani in Emilia Romagna (1943-1945), Bologna, Brechtiana, 1981
  • Luciano Bergonzini, Considerazioni sulla guerriglia urbana a Bologna e sui piani insurrezionali del settembre 1944 e aprile 1945, in Per il 40. della Resistenza. Saggi e contributo bibliografico, a cura di Alessandro Roveri, Bologna, Clueb, 1984, pp. 41-44
  • Luciano Bergonzini, Politica ed economia a Bologna nei venti mesi dell'occupazione nazista, Imola, Galeati, 1969, pp. 48-51
  • Bologna 1938-1945: guida ai luoghi della guerra e della Resistenza, San Giovanni in Persiceto, Aspasia, 2005, p. 70
  • Mario De Micheli, 7a GAP, 2. ed., Roma, Editori Riuniti, 1971, pp. 57-59
  • Mario De Micheli, Settima Gap, Imola, Bacchilega, 2011, p. 52, 93
  • Mauro Maggiorani, Vincenzo Sardone, Libertà: i luoghi, i volti, le parole. Memorie dell'antifascismo e della Resistenza nel quartiere Savena di Bologna, San Giovanni in Persiceto, Aspasia, 2004, p. 48
  • Santo Peli, Storie di GAP. Terrorismo urbano e Resistenza, Torino, Einaudi, 2014, p. 45
  • La Resistenza a Bologna. Testimonianze e documenti, a cura di Luciano Bergonzini, Bologna, Istituto per la storia di Bologna, 1967-1980, 5 voll.
  • La Resistenza, il fascismo, la memoria. Bologna 1943-1945, a cura di Alberto De Bernardi e Alberto Preti, Bologna, Bononia University Press, 2017, pp. 55-60, 92-93

  • Renato Romagnoli, Gappista. Dodici mesi nella Settima GAP Gianni, Milano, Vangelista, 1974
  • Gabriele Ronchetti, Le pianure dei partigiani. 150 luoghi della Resistenza nel Nord Italia, Fidenza, Mattioli 1885, 2013, p. 12
  • Giorgio Scarabelli, 25 anni di galera per antifascismo. Dall'aula 4. del Tribunale speciale al lager di Mauthausen. Tranche de vie di un militante comunista, Bologna, Tip. moderna, 1982, p. 69, 74
  • Claudio Silingardi, Alle spalle della Linea Gotica. Storie, luoghi, musei di guerra e Resistenza in Emilia-Romagna, Modena, Artestampa, 2009, pp. 139-141