Cronologia di Bologna dal 1796 a oggi

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1944

Il convento di San Domenico luogo di soccorso e di rifugio

Dopo le prime incursioni aeree su Bologna il convento di San Domenico apre le porte a malati e feriti: assieme alla caserma Cialdini e alle scuole Pier Crescenzi diventa Ospedale di guerra n. 1.

La comunità domenicana svolge durante tutto il conflitto una notevole attività per la pacificazione e l’incolumità dei cittadini di ogni fede politica. Il convento di San Domenico è aperto a tutti e l’opera di soccorso è al di sopra delle parti.

Più di 300 famiglie nascondono qui i loro beni preziosi, i mobili, le suppellettili. Ma anche enti pubblici chiedono di riparare tra le sacre mura materiale strategico: il chiostro di San Domenico è invaso, ad esempio, da materiale delle ferrovie dello stato (tra cui più di 250 chilometri di filo di rame), da trasformatori elettrici e macchine dello zuccherificio e della centrale del latte.

Nell’orto del convento pascolano circa 350 capi di bestiame di grossa taglia, soprattutto cavalli e mucche. Assieme alle opere d’arte della chiesa, tra le quali l’arca e le reliquie di San Domenico, è nascosta la collezione aurea Venturini di Massalombarda, che comprende preziosi di valore inestimabile.

Già dal 1942, attorno a padre Innocenzo Maria Casati, si riuniscono esponenti del laicato cattolico antifascista, quali il conte Filippo Cavazza (1886-1953), liberale, ex presidente dell'Agraria bolognese, Angelo Salizzoni, Raimondo Manzini, Angelo Senin, il prof. Tito Carnacini, l’on. Milani.

Oltre ai malati, in San Domenico sono ricoverati religiosi e religiose di clausura, le orfanelle di San Luca, è organizzata l’accoglienza di militari sbandati, rastrellati e civili passati alla Resistenza. Vi si tengono riunioni del CUMER, il comando militare della Resistenza, cui partecipano il comandante Dario (Ilio Barontini) e il commissario politico Gianguido Borghese.

Nei giorni a ridosso della liberazione i padri domenicani mediano tra la Resistenza e gli esponenti moderati del fascismo e si adoperano per la pacificazione e per la salvezza di personalità compromesse, quali lo stesso podestà Agnoli.

Fonti della notizia:

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Approfondimenti:

  • Gian Luigi Agnoli, Padre Domenico Acerbi missionario domenicano dalla mano di Dio, Bologna, Asterisco, stampa 2001
  • Alfonso D'Amato O.P, I Domenicani a Bologna, Bologna, Studio domenicano, 1988, vol. 2., 1600-1987, pp. 1090-1091
  • Pier Paolo D'attorre, Bologna “imperiale”, in: Storia illustrata di Bologna, a cura di Walter Tega, Milano, Nuova editoriale AIEP, 1990, vol. 4.: Bologna dall'Unità alla Liberazione, p. 218
  • Alberto Mandreoli, Vangelo e coscienza. Antifascismo e resistenza dei cattolici bolognesi, Trapani, Il pozzo di Giacobbe, 2015, pp. 119-122 (padri Casati e Acerbi), 160-170 (F. Cavazza)

  • Frido von Senger und Etterlin, Combattere senza paura e senza speranza, Milano, Longanesi, 1968, pp. 507-508
  • Touring club italiano, Emilia Romagna. Itinerari nei luoghi della memoria, 1943-1945, Milano, TCI, Bologna, Regione Emilia-Romagna, 2005, p. 20, 22