Cronologia di Bologna dal 1796 a oggi

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1944

Grande rastrellamento sul monte Falterona

Tra il 5 e il 12 aprile del '44, la La Fallschirm-Panzer-Division 1 "Hermann Göring", assieme a reparti della Guardia Nazionale Repubblicana, comincia una vasto rastrellamento sull'Appennino Romagnolo, nell'area intorno al monte Falterona compresa tra il Passo della Calla, San Paolo in Alpe, Celle, Biserno, Corniolo e Pian del Grado.

Qui si è insediata all'inizio dell'anno una grande formazione partigiana, che sta vivendo una delicata fase di transizione del comando, da Riccardo Fedel (Libero) a Ilario Tabarri (Mauri).

L'esistenza di una vasta zona infestata da "ribelli", molti dei quali renitenti alla leva della RSI, è inaccettabile per i tedeschi e i fascisti, nonostante essa sia ancora lontana dal fronte di guerra.

I combattimenti, attuati da oltre 7.000 soldati, con largo impiego di artiglieria e carri armati, durano circa 15 giorni e i partigiani subiscono gravi perdite.

Le brigate, caratterizzate da insufficiente armamento e scarsa organizzazione, sono scompaginate e messe in fuga. Secondo un rapporto del comandante Tabarri si tratta di "un vero disastro", accompagnato da atti di viltà, tradimenti e delazioni.

Tra i pochi episodi di resistenza con le armi in pugno vi è quello del 12 aprile vicino a Biserno, nel comune di Santa Sofia, dove un gruppo comandato da Terzo Lori e Amos Calderoni sostiene il combattimento con centinaia di nazifascisti e viene annientato: dodici partigiani trovano una eroica morte.

Una numerosa formazione, guidata dal commissario Guglielmo Marconi, sfugge lo stesso giorno all'accerchiamento rifugiandosi nel convento di Camaldoli. Due giovani di Bertinoro (FO), Virgilio Fantini e Renato Capacci, probabilmente catturati nel corso del grande rastrellamento, sono fucilati il 6 aprile a Bologna al Poligono di Tiro.

Il 19 aprile diciassette partigiani romagnoli sono passati per le armi ai piedi del muro del cimitero di Stia (AR). Dei resistenti dislocati sul Falterona fa parte anche un gruppo di imolesi reduci da un precedente rastrellamento a Cortecchio.

Guidati da Giovanni Nardi (Caio) e Luigi Tinti (Bob) sfuggiranno alla caccia dei nazifascisti e si dirigeranno verso il monte Carzolano, nell'alto Appennino imolese. A metà aprile, dall'incontro dei reduci del Falterona con altri giovani rifugiati provenienti da Imola, Faenza e Bologna, nascerà il primo nucleo della 4a (poi 36a) Brigata Garibaldi.

La formazione partigiana operante nel forlivese si ricostituirà nel mese di maggio su nuove basi, con il nome di 8a Brigata Garibaldi “Romagna”, al comando di Ilario Tabarri (Pietro Mauri), commissario Pietro Reali (Bernardo).

Sarà provveduta dell'assistenza tecnica dell'istruttore militare Italo Morandi (Bruno Vailati), esperto di armi ed esplosivi e agente di collegamento dei servizi segreti americani, che sarà paracadutato il 1° giugno in Appennino, nei pressi di S. Sofia (FO).

Fonti della notizia:

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Approfondimenti:

La 36a Brigata Garibaldi Alessandro Bianconcini, a cura di Marco Orazi, Imola, Bacchilega, 2017, p. 11


Giancarlo Mazzuca, Luciano Foglietta, Sangue romagnolo. I compagni del Duce: Arpinati, Bombacci, Nanni, Bologna, Minerva, 2011, p. 220


Adler Raffaelli, Guerra e liberazione: Romagna 1943-1945, Bologna, Editcomp, 1995, vol. 1: Storiografia, pp. 74-76, 81-85, 91-98, 107, 173


Gabriele Ronchetti, La Linea Gotica. I luoghi dell'ultimo fronte di guerra in Italia, Fidenza (PR), Mattioli, 2009, pp. 76-78


Touring club italiano, Emilia Romagna. Itinerari nei luoghi della memoria, 1943-1945, Milano, TCI, Bologna, Regione Emilia-Romagna, 2005, pp. 73-74