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1944

Esplode un treno in galleria. I partigiani incolpati per errore

Il 30 luglio esplode un treno di carri-botte pieni di benzina fermo da tempo nella galleria Misa della linea DIrettissima, nei pressi di Marzabotto.

Lo scoppio sfonda la galleria, “fiamme come fulmini” fuoriescono dagli imbocchi. E' uno spettacolo impressionante, “il finimondo”. Muore una donna che si avvicina troppo al luogo del disastro.

I tedeschi sospettano che l'incendio sia un sabotaggio dei partigiani della Stella Rossa e catturano 18 ostaggi, pronti a fucilarli.

Ma il colpevole è un “mite civile”, il capocantiere Zecchi, che abita vicino alla galleria ed è solito raccogliere la benzina che gocciola dalle botti dei treni in transito.

Questa volta si è avvicinato ai vagoni con in mano una lampada a carburo, che ha provocato l'esplosione. La sua confessione, raccolta in punto di morte da don Fornasini, parroco di Sperticano, e portata al comandante tedesco, evita la rappresaglia sui prigionieri.

Fonti della notizia:

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Approfondimenti:

Luciano Gherardi, Le querce di Monte Sole. Vita e morte delle comunità martiri fra Setta e Reno, 1898-1944, introduzione di Giuseppe Dossetti, 5. ed., Bologna, Il mulino, 1994, pp. 238-239


Dario Zanini, Marzabotto e dintorni, 1944, Bologna, Ponte nuovo, 1996, pp. 223-224