Cronologia di Bologna dal 1796 a oggi

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1943

Scioperi e assalti ai magazzini alimentari

All'alba del 9 settembre, dopo l'annuncio dell'armistizio e l'inizio dell'occupazione tedesca, il direttivo del Partito Comunista decide di dichiarare lo sciopero generale nelle fabbriche e nei servizi pubblici.

Dà quindi la direttiva di mobilitare la popolazione per aiutare i soldati in fuga e per impadronirsi delle armi abbandonate nelle caserme. Indica inoltre di far aprire i magazzini dell'ammasso e distribuire il grano ai cittadini, sottraendolo ai tedeschi.

In città lo sciopero ha successo negli impianti ferroviari e nelle principali fabbriche, come la Ducati, la Calzoni, la Minganti, la Barbieri e dura fino al 10 settembre a Imola e a Castel Maggiore, mentre nei centri rurali si moltiplicano le astensioni dal lavoro e le manifestazioni di protesta.

Numerosi sono gli assalti ai magazzini e ai silos per sottrarre grano e generi alimentari: a Bologna viene svuotato un treno fermo nello scalo del mercato ortofrutticolo.

Allo scalo San Donato la folla saccheggia due vagoni d'olio d'oliva destinati alla Germania. Con pentole e tegami donne e operai raccolgono il liquido che fuoriesce dai buchi praticati nelle cisterne. Le sentinelle tedesche reagiscono sparando. Un ragazzo di vent'anni viene ucciso e altre persone risultano ferite .

Alla stazione di San Ruffillo la popolazione assalta i carri merci: uomini e donne escono dai vagoni carichi di cassette, vestiti, gomme d'auto, copertoni per biciclette sottratti ai nazisti.

Nei centri rurali attorno a Bologna si svolgono manifestazioni popolari, che vedono protagonisti i braccianti, impegnati in questo periodo nella gramolatura della canapa, e altri lavoratori.

Il 9 a San Pietro in Casale i carabinieri intervengono a sciogliere un assembramento e vengono respinti dai manifestanti. A Ponte Ronca un colpo alla polveriera frutta una scorta di munizioni e bombe a mano.

A Corticella e a Calderara i comitati popolari organizzano lo svuotamento di magazzini e mulini. Ad Anzola Emilia viene assalito un deposito di grano. Le guardie tedesche sparano e uccidono due donne, Emilia Bosi e Amelia Merighi.

In altri comuni della provincia - a Castel San Pietro, a Mordano - sono assaltati i silos del Consorzio Agrario.

Il grano sottratto all'ammasso viene distribuito alla popolazione o conservato in magazzini provvisori e in parte sarà utilizzato dalle formazioni partigiane.

I Podestà, il Prefetto della Provincia e i tedeschi si affrettano, nei giorni seguenti, ad emanare bandi, che minacciano pene severe per chi non restituisce “il grano illecitamente trattenuto”.

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Approfondimenti:

  • Gli antifascisti, i partigiani e le vittime del fascismo nel Bolognese, 1919-1945, Bologna, Comune – ISREBO, vol. I, Nazario Sauro Onofri, Bologna dall'antifascismo alla Resistenza, 2005, p. 365
  • Luigi Arbizzani, Antifascismo e lotta di Liberazione nel Bolognese, Comune per Comune, Bologna, ANPI, 1998, pp. 14-15, 53-54, 74
  • Luigi Arbizzani, Guerra, nazifascismo, lotta di liberazione nel bolognese. Luglio 1943-aprile 1945. Fotostoria, 4. ed., Bologna, APE, 1978, p. 12
  • Luigi Arbizzani, Notizie sui contadini della pianura bolognese durante la Resistenza, in: La Resistenza in Emilia Romagna. Rassegna di saggi critico-storici, a cura di Luciano Bergonzini, Bologna, Il mulino, 1976, p. 33
  • Armide Broccoli, La resa dei conti, Milano, Vangelista, 1975, pp. 78-79
  • Mario De Micheli, 7a GAP, 2. ed., Roma, Editori Riuniti, 1971, pp. 44-46
  • Toni Rovatti, La violenza della guera civile: esecuzioni, rappresaglie, stragi, in: La Resistenza, il fascismo, la memoria. Bologna 1943-1945, a cura di Alberto De Bernardi e Alberto Preti, Bologna, Bononia University Press, 2017, p. 488