Cronologia di Bologna dal 1796 a oggi

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1943

Le grotte bolognesi diventano rifugi

Durante la guerra le grotte bolognesi ospitano un gran numero di persone. Dopo i primi bombardamenti, nel luglio 1943, vi si rifugiano contadini delle località vicine, sfollati, renitenti alla leva, lavoratori pendolari di San Ruffillo, Ponticella e Rastignano.

A volte le grotte naturali sono il rifugio di partigiani, ma anche di soldati tedeschi o americani impegnati nella zona del fronte: ad esempio il Farneto, il Sasso della Maltesca, la Buca del Diavolo, la Risorgente Acquaferedda.

Per rendere la permanenza più comoda vengono stesi pagliericci e in alcuni casi è portata, con vari accorgimenti, la luce elettrica.

La Grotta del Farneto sarà utilizzata dall'ottobre del ‘44 come rifugio per un centinaio di civili. Abbandonata dopo una epidemia di difterite, servirà come base di transito per i partigiani, poi come ultima difesa dei soldati tedeschi, alcuni dei quali saranno qui catturati il giorno della Liberazione.

La Grotta Coralupo sarà attrezzata come rifugio dall'ing. Grandi, proprietario della Buini & Grandi, con l'aiuto di Luigi Fantini. Vi verranno portate una stufa e una cucina economica. Anche qui decine di occupanti saranno costretti alla fuga da un'epidemia di difterite.

Nella Risorgente dell'Acquafredda saranno ospitati renitenti e sarà costituito un deposito di armi.

Una sorte particolare toccherà al cosiddetto "Buco delle gomme", dove Luigi Fantini nasconderà, nel maggio 1944, per conto dell'ing. Grandi, una ottantina di grossi pneumatici di autocarro, che saranno così sottratti alle razzie dell'esercito tedesco.

Fonti della notizia:

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Approfondimenti:

Nevio Preti, Le Grotte Bolognesi come rifugio nel 1944-45, in: Nel sotterraneo mondo. La frequentazione delle grotte in Emilia-Romagna tra archeologia, storia e speleologia, atti del convegno, Brisighella, 6-7 ottobre 2017, s.l., Federazione speleologica regionale dell'Emilia-Romagna, 2018, pp. 205-214