Cronologia di Bologna dal 1796 a oggi

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1922

L'occupazione squadrista di Bologna

A seguito del ferimento del vice-comandante della Sempre pronti Guido Oggioni, reduce da una spedizione punitiva alla Bolognina, e della misteriosa morte alla Barca del caposquadrista Celestino Cavedoni, i fascisti dichiarano guerra aperta ai loro avversari.

Prima di cedere il comando delle squadre a un comitato segreto, Arpinati proclama i fascisti “liberi da ogni vincolo di disciplina” nel duro confronto con gli esponenti dei cosiddetti “partiti sovversivi”.

Tra il 27 maggio e il 2 giugno avviene una grande concentrazione di fascisti in armi a Bologna, comandati per l'occasione dai principali dirigenti nazionali e regionali: da Michele Bianchi, il segretario del PNF venuto appositamente da Milano, a Dino Grandi, da Italo Balbo a Leandro Arpinati.

E' bloccata la circolazione dei tram, una ventina di sedi "sovversive" sono prese d'assalto. Tra esse quelle dell'Ente autonomo dei consumi, della Federterra, del Circolo macchinisti e fuochisti di via del Borgo, la redazione dell'"Avanti", i locali del sindacato ferrovieri.

Le squadre, provenienti soprattutto dalla provincia di Ferrara - la cosiddetta "Colonna di Balbo" - occupano la città, bivaccando sotto i portici del Pavaglione, di via Farini e di via Indipendenza, trasformati in veri e propri accampamenti, con distese di paglia e coperte.

I fascisti assediano palazzo d'Accursio e scatenano la guerriglia urbana. Vengono lanciate bombe contro la prefettura, la questura e la Camera del Lavoro. Si vuole impedire la diffusione dei giornali sovversivi, incendiando le edicole e minacciando i gestori.

Non si contano le aggressioni individuali, tra cui quella a Clodoveo Bonazzi, segretario della vecchia CdL e al dott. Mario Santandrea, farmacista dei Garganelli.

Viene chiesta la destituzione del prefetto Cesare Mori, che ha impiegato la polizia per reprimere le azioni delle squadre durante le manifestazioni dei giorni precedenti.

Per questo viene chiamato dai fascisti il "prefettissimo", il "vicerè asiatico" o il "lurido questurino di Cagoia" (Cagoia è il nomignolo dato da D'Annunzio al presidente del consiglio Nitti), gli si grida contro: "Mori, Mori, tu devi morire".

Il 28 maggio si tiene alla Sala Borsa una assemblea di industriali, commercianti e esercenti, che appoggiano l'iniziativa fascista e stigmatizzano la condotta di Mori.

Il 31 maggio le camicie nere mobilitate in città, suddivise in cinque compagnie, sono più di 10.000. Nel pomeriggio circa un migliaio di esse compiono una spedizione in grande stile nel quartiere operaio della Bolognina, incendiando alcune cooperative rosse e scontrandosi con la forza pubblica.

Assalti e distruzioni avvengono anche in molti paesi della provincia: a Molinella, Budrio, Sant'Agata Bolognese, Castenaso tra gli altri. Il 1° giugno il potere è trasferito all'autorità militare: il generale Sani patteggia con i fascisti la fine delle dimostrazioni, in cambio della promessa di prossima sostituzione del prefetto.

Dopo cinque giorni l'agitazione è sospesa su ordine perentorio di Mussolini, soddisfatto per la "magnifica agitazione" guidata da Balbo.

La determinazione di Mori nel tener testa agli squadristi sarà, però, evidentemente apprezzata da Mussolini, che lo invierà nel 1924 in Sicilia a debellare la mafia: passerà alla storia come "il prefetto di ferro".

Nel suo diario, Italo Balbo (1896-1940), colui che ha creato e promosso la diffusione dello squadrismo agrario, stimerà in circa 60.000 i fascisti impegnati a turno nell'occupazione di Bologna, definita "prova generale della rivoluzione", da ripetere con forze più vaste sul piano nazionale.

Fonti della notizia:

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Immagini e multimedia:

Cenotafio dello squadrista Celestino Cavedoni - Cimitero della Certosa (BO) -... Cenotafio dello squadrista Celestino Cavedoni - Cimitero della Certosa (BO) -... Copricapi fascisti - Militaria alla Torre - San Lazzaro di Savena (BO)

Approfondimenti:

  • Pietro Alberghi, Il fascismo in Emilia Romagna. Dalle origini alla marcia su Roma, Modena, Mucchi, 1989, p. 500 sgg.
  • Luigi Arbizzani, Lotte dei bolognesi dal 1922 alla Liberazione, in La Resistenza in Emilia-Romagna, numero unico della Deputazione Emilia-Romagna per la storia della Resistenza e del movimento di liberazione, Bologna, Deputazione Emilia-Romagna per la storia della Resistenza, 1966, p. 17
  • Bologna, 1920: le origini del fascismo, a cura di Luciano Casali, Bologna, Cappelli, 1982
  • Gabriele Bonazzi, Bologna nella storia, Bologna, Pendragon, 2011, vol. II, Dall'Unità d'Italia agli anni Duemila, pp. 116-117
  • Gino Calari, Pasticcio alla bolognese. Storie, storielle, fatti, fattacci, episodi, racconti, filastrocche, poesie, zirudelle, narcisate, cronache, discorsi e bazzecole, raccolti e disordinatamente raccontati da Gino Calari, Casalecchio di Reno, Grafis, 1993
  • Luciano Casali, Bologna, in Dizionario della Resistenza, a cura di Enzo Collotti, Renato Sandri e Frediano Sessi, Torino, G. Einaudi, 2000, vol. 1, Storia e geografia della liberazione, pp. 483-486
  • Franco Cristofori, Bologna: gente e vita dal 1914 al 1945, Bologna, Alfa, 1980, p. 111 (foto)
  • Brunella Dalla Casa, Leandro Arpinati: ascesa e caduta di un gerarca di provincia, in: Storia di Bologna, a cura di Renato Zangheri, Bologna, Bononia University Press, 2013, vol. 4., tomo 2., Bologna in età contemporanea 1915-2000, a cura di Angelo Varni, p. 498
  • Brunella Dalla Casa, Leandro Arpinati. Un fascista anomalo, Bologna, Il mulino, 2013, pp. 94-95
  • Dalla guerra al boom. Territorio, economia, società e politica nei comuni della pianura orientale bolognese, vol. I, Mauro Maggiorani, Marzia Marchi, Continuità e mutamenti, San Giovanni in Persiceto, Aspasia, 2004, pp. 90-91
  • Alessandro Ferioli, Un prefetto sotto assedio. Cesare Mori e la prova generale della rivoluzione fascista (Bologna, 1922), in: "Il carrobbio", 38 (2012), pp. 123-148
  • Mimmo Franzinelli, Squadristi. Protagonisti e tecniche della violenza fascista. 1919-1922, Milano, Mondadori, 2003, p. 373 sgg.
  • Emilio Gentile, E fu subito regime. Il fascismo e la marcia su Roma, Roma, Bari, GLF editori Laterza, 2012, pp. 59-63
  • Dino Grandi, Il mio paese. Ricordi autobiografici, a cura di Renzo De Felice, Bologna, Il mulino, 1985, pp. 162-163
  • Cesare Mori, Con la mafia ai ferri corti. Le memorie del Prefetto di ferro, introduzione di Nicola Quatrano, con una nota bio-bibliografica di Gianpaolo Palumbo, Napoli, F. Pagano, 1993
  • Nazario Sauro Onofri, Gli anni della dittatura (1920-1943), in: Storia di Bologna, a cura di Renato Zangheri, Bologna, Bononia University Press, 2013, vol. 4., tomo 2., Bologna in età contemporanea 1915-2000, a cura di Angelo Varni, p. 413
  • Annalisa Padovani, Stefano Salvatori, Cronaca del nazionalismo e del fascismo a Bologna dal 1918 al 1923. Nomi, fatti, luoghi, Bologna, Tinarelli, 2011, pp. 176-185
  • Arrigo Petacco, Il prefetto di ferro. L'uomo di Mussolini che mise in ginocchio la mafia, Milano, A. Mondadori, 1994, p. 11 sgg.
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  • La storia d'Italia, Roma, La Biblioteca di Repubblica, 2005, vol. 25, Cronologia, p. 313
  • Angelo Tasca, Nascita e avvento del fascismo, a cura di Sergio Soave, Scandicci, La nuova Italia, 1995, pp. 322-323
  • Touring club italiano, Emilia Romagna. Itinerari nei luoghi della memoria, 1943-1945, Milano, TCI, Bologna, Regione Emilia-Romagna, 2005, p. 19, 58

  • Fabrizio Venafro, Il fascismo bolognese: squadrismo, suggestioni sindacali, normalizzazione, in: Fascismo e antifascismo nella Valle Padana, a cura dell'Istituto mantovano di storia contemporanea, Bologna, CLUEB, 2007, p. 15