Cronologia di Bologna dal 1796 a oggi

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1922

I fascisti contestano il prefetto Mori

Dopo la sentenza con cui il Tribunale di Bologna riconosce colpevoli di violenza privata due squadristi, condannandoli a due anni e undici mesi di reclusione, il Pubblico Ministero è fatto oggetto di una dura contestazione da un gruppo di studenti fascisti, che hanno invaso l'aula del tribunale.

La dimmostrazione continua poi per le strade: un manipolo più audace raggiunge di corsa piazza Maggiore. 50 o 60 camicie nere danno l'assalto alla Prefettura debolmente presidiata, riuscendo ad arrivare in cima allo scalone. Qui però alcuni agenti, con abile mossa, si affrettano a chiudere il cancello alle spalle degli attaccanti, arrestando i più facinorosi.

Gli scontri e le violenze si prolungano anche nella giornata successiva, durante la quale i fascisti vanno anche a manifestare davanti al Comando di Corpo d'armata, invocando a gran voce la dittatura militare.

Gli arrestati vengono comunque subito rimessi in libertà e una colonna di dimostranti li accompagna alla sede del fascio, imprecando soprattutto contro il Prefetto.

Secondo "L'Assalto" dell'11 febbraio "Il vicerè (Mori) continua a fare schifo in modo enorme, porco, ributtante. Fa condannare i fascisti perchè sono fascisti".

Alcuni giorni dopo, il 14 febbraio, il "prefettissimo" della regione padana vedrà ridimensionata la sua giurisdizione alla sola provincia di Bologna.

Fonti della notizia:

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Approfondimenti:

  • Mimmo Franzinelli, Squadristi. Protagonisti e tecniche della violenza fascista. 1919-1922, Milano, Mondadori, 2003, p. 363
  • Emilio Gentile, E fu subito regime. Il fascismo e la marcia su Roma, Roma, Bari, GLF editori Laterza, 2012, p. 48 (data cit.: 10 febbraio 1922)
  • Annalisa Padovani, Stefano Salvatori, Cronaca del nazionalismo e del fascismo a Bologna dal 1918 al 1923. Nomi, fatti, luoghi, Bologna, Tinarelli, 2011, pp. 168-169
  • Arrigo Petacco, Il prefetto di ferro. L'uomo di Mussolini che mise in ginocchio la mafia, nuova ed. aggiornata, Milano, A. Mondadori, 1992, p. 28