Cronologia di Bologna dal 1796 a oggi

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1922

I capolavori in ferro battuto di Emilio Prazio

Diplomatosi nel 1922 al Regio Istituto d'Arte di Torino, il siracusano Emilio Prazio (1897-1977) si trasferisce lo stesso anno a Bologna.

Qui frequenta la Regia Accademia di Belle Arti e, dopo la morte di Sante Mingazzi, uno degli artigiani protagonisti dell'Aemilia Ars, è chiamato dalle figlie a dirigere la sua officina specializzata in ferri battuti.

Prazio diventerà uno degli artefici più apprezzati in Italia in questa tecnica nel periodo tra le due guerre, producendo arredi e sculture piene di vita e di espressione poetica, in uno stile di sapore quasi Deco (Sega).

I suoi lavori saranno spesso esposti in mostre e collocati in luoghi pubblici, come l'Accademia militare di Modena, il cimitero della Certosa e la Cassa Nazionale dei Ferrovieri.

Amico dell'architetto piacentino Giulio Ulisse Arata, collaborerà tra l'altro per l'arredo della Casa del Fascio di via Manzoni, producendo per essa una ventina di lanterne e lampade di alto artigianato.

Capo d'arte presso la regia Scuola per le Industrie Artistiche, Prazio rimarrà a Bologna fino al 1933, per poi far ritorno nella natia Siracusa.

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Approfondimenti:

  • Emilio Prazio (1897-1977): artista e scultore del ferro battuto, a cura di Paola Barbara Sega e Ettore Sessa, Milano, Mazzotta, 2001
  • Leggero come il ferro. L'arte di Sante Mingazzi nell'archivio fotografico delle Collezioni d'Arte e di Storia della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, a cura di Benedetta Basevi, Mirko Nottoli, Bologna, Bononia University press, 2015, p. 12
  • Paola Barbara Sega, L'arte decorativa di Emilio Prazio a Bologna tra le due guerre, in: Arti a confronto. Studi in onore di Anna Maria Matteucci, a cura di Deanna Lenzi, Bologna, Editrice Compositori, 2004, pp. 523-526