Cronologia di Bologna dal 1796 a oggi

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1920

Gli incidenti del "Casermone"

Socialisti e anarchici proclamano uno sciopero generale di due ore per protestare contro l'ingerenza delle potenze occidentali negli affari interni della Russia sovietica. Ad un comizio in piazza Umberto I intervengono il leader anarchico Errico Malatesta (1853-1932) e il socialista Francesco Zanardi (1873-1954).

Segue un corteo - non autorizzato e sconsigliato dalla stessa Federazione anarchica - che invoca la liberazione dei lavoratori arrestati durante l'occupazione delle fabbriche. Esso si conclude con un assalto al “Casermone” delle Guardie Regie in via Cartolerie, angolo via Dé Chiari.

Secondo il segretario degli anarchici Clodoveo Bonazzi (1890-1955), ai dimostranti "viene teso un tranello nel dedalo di viuzze che si aggirano attorno al carcere". Il futuro podestà Angelo Manaresi parlerà di una scarica partita dall'interno del presidio militare.

Gli esiti degli scontri sono tragici: un brigadiere e un vice-ispettore sono uccisi e molte guardie riportano ferite. Tra i manifestanti si contano tre morti in seguito a percosse e coltellate. Tra essi il consigliere comunale socialista Erminio Zucchini. 32 lavoratori finiscono all'ospedale.

Dopo gli incidenti, circa cinquecento giovani si raccolgono attorno alla bandiera tricolore e assieme marciano, cantando l'Inno di Mameli, fino al monumento di Garibaldi, dove parla lo studente Alberto Carrara.

Dalle finestre di via Indipendenza si gettano fiori, mentre in piazza Nettuno il camion delle guardie regie è accolto da grandi applausi. Leandro Arpinati, capo del Fascio bolognese, annota che l'esasperazione è "palese nell'animo di tutti".

Al termine dei solenni funerali degli agenti, il 15 ottobre, i fascisti assalgono le sedi del Comune e della Provincia e sparano contro il bar di Sala Borsa, considerato un covo socialista, facendo un morto - Giuseppe Fabbri, che si trova lì per caso - e tre feriti tra i passanti.

L'arresto di un centinaio di dimostranti - tra essi il sindaco di San Giorgio di Piano, Raffaele Ramponi - è salutato dal "Resto del Carlino" come una "salutare opera di rastrellamento degli elementi anarchici e della teppa".

Il 21 settembre la vecchia camera del lavoro di Porta Lame è dapprima invasa dalla polizia, che sequestra una grande quantità di documenti e opuscoli, quindi da colonne di carabinieri e guardie regie.

Il Consiglio Generale dell'USI (l'Unione Sindacale di tendenza anarchica), riunito nella sede, è arrestato al completo.

L'assalto del “Casermone” segna una svolta rispetto all'indifferenza di molti cittadini verso i socialisti e le sinistre. In tanti, da ora in poi, appoggeranno la lotta di nazionalisti e fascisti contro "i criminali condottieri dell'orda bolscevica".

Qualche tempo dopo il leader socialista Giovanni Zibordi riconoscerà nelle giornate di ottobre “l'inizio della sconfitta dei partiti e dei movimenti di sinistra”.

Fonti della notizia:

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Approfondimenti:

  • Pietro Alberghi, Il fascismo in Emilia Romagna. Dalle origini alla marcia su Roma, Modena, Mucchi, 1989, p. 222
  • Gli antifascisti, i partigiani e le vittime del fascismo nel Bolognese, 1919-1945, Bologna, Comune – ISREBO, vol. I, Nazario Sauro Onofri, Bologna dall'antifascismo alla Resistenza, 2005, pp. 83-84, 351, 353
  • Luigi Arbizzani, Antifascismo e lotta di Liberazione nel Bolognese. Comune per comune, Bologna, ANPI, 1998, p. 8
  • Luigi Arbizzani, Sguardi sull'ultimo secolo. Bologna e la sua provincia, 1859-1961, Bologna, Galileo, 1961, p. 140
  • Alessandro Aruffo, Breve storia degli anarchici italiani. (1870-1970), Roma, Datanews, 2004, p. 130
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  • Arturo Colombi, I contadini nella lotta di Liberazione nazionale, in: Al di qua della Gengis Khan, a cura di Remigio Barbieri e Sergio Soglia, Bologna, Galileo, 1965, pp. 177-178
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