Cronologia di Bologna dal 1796 a oggi

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1920

Boicottaggi e violenze delle leghe "rosse" nelle campagne

Durante le agitazioni sindacali in corso nelle campagne del bolognese, avvengono ripetuti episodi di violenza: circa 190 incendi e danneggiamenti e una ventina di omicidi e ferimenti.

I mezzadri e i braccianti, che non vogliono iscriversi alla Camera del Lavoro confederale - oppure aderiscono alle leghe bianche (cattoliche) o gialle (repubblicane) - diventano nemici da combattere con tutti i mezzi.

Le leghe rosse costringono con la forza gli agrari e le Fratellanze cattoliche a servirsi degli uffici di collocamento sindacali per l'assunzione di manodopera avventizia.

Anche i mezzadri non schierati con la Lega subiscono pressioni, insulti, minacce, talvolta percosse. A Molinella si hanno pubbliche abiure con passaggi forzati alla Federterra.

In occasione degli scioperi, i braccianti organizzano la vigilanza contro i crumiri, reclutati dai proprietari anche in altre provincie, boicottano i lavori agricoli e la cura del bestiame.

I capilega sindacali impongono a volte taglie da 100 a 500 lire per la ripresa del lavoro: oltre 400 di essi saranno coinvolti più avanti in processi di estorsione.

Nei mesi di luglio e agosto sono organizzate spedizioni punitive contro i proprietari e i coloni, che hanno deciso di trebbiare nonostante il divieto della lega.

Tra i più frequenti episodi di intimidazione vi sono il taglio delle viti e l'incendio dei pagliai nei poderi dei contadini refrattari. A volte gli scontri lasciano vittime sul campo.

Un episodio di particolare gravità avviene il 9 agosto a Portonovo di Medicina, dove centinaia di contadini in lotta disarmano e sopraffanno i guardiani delle trebbiatrici.

Alla fine si contano diversi feriti e quattro morti, un bracciante e le guardie campestri Gesù Ghedini, Roberto Poletti e Luigi Barbieri, che hanno “voluto difendere il proprio diritto di lavoratori, contro gli scioperanti bolscevichi” (Enc. Treccani, 1934).

Il segretario del PNF Farinacci ricostruirà così l'eccidio: i leghisti “spararono molto bene, come provetti cacciatori di anitre, senza trepidazione, e colpirono quasi tutti i liberi lavoratori; quindi si gettarono sui feriti per finirli a colpi di rivoltella, di pugnale e di randello”.

Per questo fatto luttuoso nel 1924 il Tribunale condannerà 23 braccianti “rossi” a pene variabili tra i 7 e i 30 anni - per un totale di 251 anni di reclusione - al termine di un processo svolto in un clima di grave intimidazione.

In alcuni comuni i leghisti sono accusati di vendemmiare l'uva padronale e "trattenerla a disposizione delle organizzazioni socialiste". La Federazione dei Lavoratori della Terra invita, però, gli operai a non prestarsi a quella che ritiene una provocazione dell'Agraria.

Per questioni relative al trasporto dell'uva, un contadino, tale Arcangelo Solferini, viene ucciso "con arma da fuoco" nella frazione di Capovolto di Imola.

Dalle colonne dell' "Avvenire d'Italia" l'on. Paolo Cappa denuncia giornalmente, nella rubrica Agitazioni agrarie, le malefatte dei "rossi", mentre la stampa nazionalista si scaglia a più riprese contro i socialisti, chiamandoli distruttori, sabotatori o addirittura "necrofori" che "vivono sui cadaveri".

Anche nel campo socialista non mancano critiche ai metodi di lotta delle "leghe onnipotenti".

Fonti della notizia:

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Immagini e multimedia:

Tomba di Roberto Poletti nel sacrario dei caduti fascisti - Cimitero della...

Approfondimenti:

  • Pietro Alberghi, Il fascismo in Emilia Romagna. Dalle origini alla marcia su Roma, Modena, Mucchi, 1989, p. 171
  • Gli antifascisti, i partigiani e le vittime del fascismo nel Bolognese, 1919-1945, Bologna, Comune – ISREBO, vol. I, Nazario Sauro Onofri, Bologna dall'antifascismo alla Resistenza, 2005, pp. 121-123, 154-155, 222-223, 351, 357
  • Dalla guerra al boom. Territorio, economia, società e politica nei comuni della pianura orientale bolognese, vol. 2: Mirco Dondi, Tito Menzani, Le campagne. Conflitti, strutture agrarie, associazioni, San Giovanni in Persiceto, Aspasia, 2005, pp. 67-68, 74
  • Mimmo Franzinelli, Squadristi. Protagonisti e tecniche della violenza fascista 1919-1922, Milano, Mondadori, 2003, p. 294
  • Emilio Gentile, E fu subito regime. Il fascismo e la marcia su Roma, Roma, Bari, GLF editori Laterza, 2012, pp. 11-12
  • Alessandro Molinari Pradelli, Bologna tra storia e osterie. Viaggio nelle tradizioni enogastronomiche petroniane, Bologna, Pendragon, 2001, pp. 61-62
  • Alessandro Molinari Pradelli, Osterie e locande di Bologna. La grassa e la dotta in gloria della tavola: folclore, arte, musica e poesia nelle tradizioni contadine e gastronomiche della città felsinea, Roma, Newton Compton, 1980, pp. 104-107
  • Annalisa Padovani, Stefano Salvatori, Cronaca del nazionalismo e del fascismo a Bologna dal 1918 al 1923. Nomi, fatti, luoghi, Bologna, Tinarelli, 2011, pp. 73-79, 134-135
  • Su, compagni, in fitta schiera. Il socialismo in Emilia-Romagna dal 1864 al 1915, a cura di Luigi Arbizzani, Pietro Bonfiglioli, Renzo Renzi, Bologna, Cappelli, 1966, pp. 229-233
  • Angelo Tasca, Nascita e avvento del fascismo, a cura di Sergio Soave, Scandicci, La nuova Italia, 1995, p. 191, 237 nota 47