Cronologia di Bologna dal 1796 a oggi

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Arpinati riorganizza il Fascio cittadino

Leandro Arpinati (1892-1945), ex ferroviere anarchico originario di Civitella di Romagna, passato nel 1915 al fronte interventista - fedelissimo di Mussolini, del quale è stato guardia del corpo - riorganizza il Fascio bolognese, in crisi dall'inverno precedente per la fuoriuscita degli interventisti democratici.

Da generico servizio d'ordine, il Fascio si trasforma in una formazione politica dotata di un forte braccio armato. Raggruppa nazionalisti, liberali conservatori e borghesi, penalizzati dal carovita in città e vittime dell'azione sindacale socialista nelle campagne.

Tra le sue fila vi sono molti studenti, ex combattenti, commercianti. Un rapporto del Prefetto parla di giovani animosi con tendenze politiche diverse, “ma uniti nell'intento fondamentale: opporsi al bolscevismo e a qualunque azione che tenda all'instaurazione del regime dei soviets in Italia”.

Il nuovo statuto del Fascio, approvato il 20 ottobre, prevede l'uso della violenza e di mezzi inconsueti, affermando che "i fasci non sono legalitari ad ogni costo, nè illegaritari a priori".

Tra i mesi di marzo e giugno 1921, fasci di combattimento sorgeranno in tutta la provincia. Nel volgere di poche settimane gli squadristi passeranno all'attacco delle sedi operaie e promuoveranno feroci spedizioni punitive contro i socialisti.

Il Fascio bolognese farà suo il motto di quello triestino: "Pronti ad uccidere, pronti a morire". Secondo l'amico Torquato Nanni, Arpinati sarà "il primo, il più metodico, il più violento, il più inesorabile degli squadristi bolognesi".

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Approfondimenti:

  • Pietro Alberghi, Il fascismo in Emilia Romagna. Dalle origini alla marcia su Roma, Modena, Mucchi, 1989, pp. 221-222
  • Gli antifascisti, i partigiani e le vittime del fascismo nel Bolognese, 1919-1945, Bologna, Comune – ISREBO, vol. I, Nazario Sauro Onofri, Bologna dall'antifascismo alla Resistenza, 2005, p. 351
  • Bologna, 1920. Le origini del fascismo, a cura di Luciano Casali, Bologna, Cappelli, 1982
  • Gabriele Bonazzi, Bologna nella storia, Bologna, Pendragon, 2011, vol. II, Dall'Unità d'Italia agli anni Duemila, p. 123
  • Giancarla Cantamessa Arpinati, Arpinati, mio padre, Roma, Il sagittario, 1968
  • Tiziano Costa, Grande libro dei personaggi di Bologna. 420 storie, Bologna, Costa, 2019, pp. 26-27
  • Dalla guerra al boom. Territorio, economia, società e politica nei comuni della pianura orientale bolognese, vol. 2: Mirco Dondi, Tito Menzani, Le campagne. Conflitti, strutture agrarie, associazioni, San Giovanni in Persiceto, Aspasia, 2005, p. 82, 86
  • Vittorio Emiliani, Libertari di Romagna. Vite di Costa, Cipriani, Borghi, Ravenna, Longo, 1995, pp. 109-110
  • Mario Facci, Alessandro Borri, Porretta dall'Unita alla Repubblica, 1859-1948. Cronache porrettane, aspetti politico-sociali, i sindaci e i podestà, Porretta Terme, Gruppo di studi alta valle del Reno - Comune, 1998, p. 27 (nota 30: Arpinati)
  • Mimmo Franzinelli, Squadristi. Protagonisti e tecniche della violenza fascista. 1919-1922, Milano, Mondadori, 2003, pp. 60-61, 178-179
  • Agostino Iraci, Arpinati, l'oppositore di Mussolini, Roma, Bulzoni, 1970
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  • Nazario Sauro Onofri, Le radici profonde del fascismo bolognese, in "I quaderni de la Squilla", 18-19 (1980), n. 35-43
  • Nazario Sauro Onofri, La Strage di Palazzo d'Accursio. Origine e nascita del fascismo bolognese, 1919-1920, Milano, Feltrinelli, 1980, p. 77 sgg.
  • Annalisa Padovani, Stefano Salvatori, Cronaca del nazionalismo e del fascismo a Bologna dal 1918 al 1923. Nomi, fatti, luoghi, Bologna, Tinarelli, 2011, p. 69