. Le bambine ivi ammesse devono ricevere un'istruzione elementare e l'insegnamento di..." /> . Le bambine ivi ammesse devono ricevere un'istruzione elementare e l'insegnamento di..." />

Cronologia di Bologna dal 1796 a oggi

argomenti

1889

L'Istituto professionale femminile "Romualdo Gonzaga"

Il medico bolognese Romualdo Gonzaga lascia nel 1876 le sue sostanze per la fondazione di una "scuola di mestieri donneschi per le fanciulle del popolo". Le bambine ivi ammesse devono ricevere un'istruzione elementare e l'insegnamento di lavori femminili, in modo da diventare sarte, crestaie, cucitrici "in bianco".

La modestia del lascito consente una realizzazione solo parziale delle volontà del benefattore. L'eredità è comunque accettata dal Comune e gli amministratori nominati si preoccupano di accrescere il capitale tramite sovvenzioni pubbliche e private.

L'Opera pia Gonzaga per fanciulle povere viene eretta Ente Morale il 21 maggio 1882. Il 6 ottobre 1889 è inaugurato l'Istituto professionale femminile “Romualdo Gonzaga”. Per 'arch. Azzolini, incaricato dell'orazione ufficiale, uno dei suoi compiti è impedire "l'importazione degli oggetti di abbigliamento", dando impulso alle imprese cittadine.

Si tratta in realtà di una via di mezzo tra un'opera pia tradizionale e una scuola primaria con un poco di apprendistato. Accoglie bambine sane tra i sette e i dieci anni ed è completamente gratuita. La scuola apre il primo anno con 24 alunne in via Santo Stefano, in alcuni locali messi a disposizione dall'Istituto Primodì.

Pur nella sua modestia l'Istituto Gonzaga è un esempio di opera pia moderna, votata più all'istruzione professionale che alla beneficenza.

Fonti della notizia:

consulta

Approfondimenti:

  • Donne scuola lavoro. Dalla Scuola professionale Regina Margherita agli istituti Elisabetta Sirani di Bologna. 1895-1995, a cura di Brunella Dalla Casa, Imola, Galeati, 1996, pp. 24-28
  • Giancarlo Roversi, Palazzi e case nobili del '500 a Bologna. La storia, le famiglie, le opere d'arte, Bologna, Grafis, 1986, pp. 244-245