Cronologia di Bologna dal 1796 a oggi

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1845

Insurrezione in Romagna

La speranza dei patrioti romagnoli è riposta in un moto, che dalle Marche dovrebbe propagarsi alle Legazioni. Fra i più attivi nella sua preparazione è Pietro Renzi, che il 23 settembre, a Rimini, decide di passare all'azione.

Da Palazzo Lettimi partono due gruppi: uno si presenta allo sferisterio gremito di folla, che assiste a una partita di pallone al bracciale e disarma la guardia; l'altro occupa facilmente la caserma di San Francesco.

In breve la città è sotto il controllo dei rivoltosi, che adottano il Manifesto delle Popolazioni dello Stato Romano ai Principi ed ai popoli dell’Europa del medico di Russi Luigi Carlo Farini (1812-1866).

Ispirato alle proposte di moderate riforme contenute nel Memorandum delle Potenze del 1831, il documento sarà conosciuto come il Manifesto di Rimini.

La speranza di una estensione del moto nei giorni seguenti risulterà vana e il 27 settembre i rivoltosi lasceranno Rimini, che tornerà in mano alle truppe pontificie.

Tra i pochi in Romagna ad accogliere l'appello di Renzi alla rivolta è il conte faentino Raffaele Pasi, che assieme a una quindicina di accoliti, guidati da don Giovanni Verità, il 24 settembre occupa la dogana nei pressi di Modigliana.

Intanto anche il conte Pietro Beltrami, partito da Bagnacavallo con il suo gruppo, attacca e disarma il presidio di Cotignola, quindi si unisce al gruppo di Pasi.

Il 28 settembre i ribelli vengono attaccati da un contingente di svizzeri e di gendarmi, ai quali si uniscono volontari pontifici provenienti da Brisighella. Nello scontro a fuoco alla dogana delle Balze di Scavignano vi sono alcuni morti e feriti tra i rivoltosi e i superstiti fuggono alla spicciolata verso la Toscana, dove vengono disarmati dalle truppe granducali.

Il tentativo insurrezionale di Rimini ispirerà l'opuscolo di Massimo d'Azeglio Degli ultimi casi di Romagna, che avrà grande risonanza negli ambienti politici e diplomatici.

L'autorevole scrittore, membro di una influente famiglia piemontese, lancia in quest'opera un atto di accusa contro il malgoverno pontificio, ma anche una dura critica al metodo delle sommosse, con l'invito a sostituire cospirazioni e trame segrete con una testimonianza coraggiosa, alla luce del sole, delle proprie idee: i "soliti modi violenti e rivoluzionari", sostiene D'Azeglio, non portano se non all'intervento austriaco, "colla prigionia, l'esilio e la morte di molti, ed un peggioramento nelle condizioni di tutti".

Fonti della notizia:

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Immagini e multimedia:

La rocca di Modigliana (FC) Il borgo di Modigliana (FC) Casa di don Giovanni Verità - Museo Civico - Modigliana (FC)

Approfondimenti:

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