Cronologia di Bologna dal 1796 a oggi

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1840

Riprende la cospirazione mazziniana

Dopo la partenza da Bologna degli Austriaci, riprende gradualmente l'attività politica e cospirativa. Il primo nucleo di patrioti è formato da quanti avevano già partecipato ai moti del 1831 e alla Giovine Italia. In seguito si aggregano giovani, che avranno parte attiva nelle rivoluzioni del 1848 e durante la Repubblica Romana.

Tra essi Augusto Aglebert, che organizza recite di filodrammatici al Contavalli, forse per celare l'operato di una Loggia massonica, Carlo Berti Pichat, fondatore della Società Agraria Bolognese, veicolo di idee nuove, Oreste Regnoli, Giuseppe Galletti, Livio Zambeccari.

Vengono ristabiliti contatti permanenti con la Romagna e le Marche. Aglebert è inviato, con scarsa fortuna, in Toscana. Si stabiliscono rapporti con il Piemonte, da cui è iniziata la propaganda per Casa Savoia tramite l'associazione dei "Veri Italiani"; con Napoli, da cui giungono le promesse di insurrezione di Carlo Poerio (1803-1867); con Malta, dove si è rifugiato il modenese Nicola Fabrizi (1804-1885), teorico della guerra per bande; infine con Parigi e con Londra, dove vive in esilio Giuseppe Mazzini.

Il gruppo dei patrioti bolognesi è diviso in due comitati: uno dirigente, al quale appartengono Giuseppe Galletti (1798-1873), Filippo Agucchi (1802-1867), Camillo Lisi (1798-1858), Antonio Montanari (1811-1898), Giuseppe Camillo Mattioli (1817-1893), Augusto Aglebert; l'altro, d'azione, che conta tra gli altri Pietro Pietramellara (1804-1849), Giovanni Righi dé Lambertini (1800-1870), Livio Zambeccari (1802-1862), Oreste Biancoli (1806-1886), Napoleone Brentazzoli (1805- 1873).

Le adunanze più generali si tengono in un casino abitato dal Biancoli fuori porta Santo Stefano, mentre il Comitato dirigente si riunisce in casa di Aglebert o di Galletti. Si fabbricano bombe "all'Orsini" e chiodi a tre punte (o tripodi), che impediscono alla cavalleria di manovrare.

Sono avviati contatti con il colonnello Ignazio Ribotti di Molières (1809-1864), giovane ufficiale dell'esercito sardo emigrato in Spagna e tornato assieme ad altri in Italia per organizzarvi la guerriglia. Il risultato del lavoro cospirativo dei bolognesi sarà lo sfortunato moto di Savigno del 1843.

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Approfondimenti:

  • Aldo Berselli, Da Napoleone alla Grande Guerra, in: Storia di Bologna, direttore Renato Zangheri, vol. 4., tomo 1., Bologna, Bononia University Press, 2010, p. 37
  • Giulio Cavazza, Cospirazioni e moti risorgimentali dal 1831 al 1845 nei ricordi di Augusto Aglebert, in: Negli anni della Restaurazione, a cura di Mirtide Gavelli e Fiorenza Tarozzi, Bologna, Museo del Risorgimento, 2000, pp. 139-140, 152-156
  • Carlo Manelli, La Massoneria a Bologna dal XII al XX secolo, Bologna, Analisi, 1986, p. 65
  • Arturo Menghi Sartorio, Stanislao Freddi. Un carabiniere del Papa, Villa Verucchio, Pazzini, 2002, pp. 115-116
  • Gida Rossi, Bologna nella storia nell'arte e nel costume, Sala Bolognese, Forni, 1980, pp. 574-575
  • Angelo Varni, Gli anni difficili della Restaurazione, in: Storia illustrata di Bologna, a cura di Walter Tega, Milano, Nuova ed. AIEP, 1989, vol. 2., p. 377