Cronologia di Bologna dal 1796 a oggi

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1836

L'espansione delle risaie non si ferma

Le risaie continuano ad estendersi nel territorio bolognese, nonostante sia tuttora in vigore la Notificazione Frosini (1816), che ne limita notevolmente la possibilità di impianto, soprattutto a breve distanza dai centri abitati.

Secondo un memoriale al Papa di undici parroci della zona di Minerbio, le risaie, “che dovevano cessare dopo lo stabilito triennio di permissione”, sono ancora in gran parte esistenti, mentre quelle soppresse dopo il raccolto del 1816 “sono in non poca parte rimesse con pretesti di colmate e di bonificazione” e ogni giorno vengono estese, a danno “della pubblica salute, della morale e della religione”.

Non cesseranno, negli anni successivi, le denunce contro gli “insaziabili speculatori”, che riducono fertili campi in risaie malsane e paludose e che, con dispendiosi lavori idraulici, annegano campagne, atterrano case, alberi, vigne.

La coltivazione del riso trova condizioni favorevoli, oltre che nella natura valliva della zona, anche nella disponibilità di operai sottoccupati. Dalla montagna e dalle aree a coltura asciutta provengono braccianti e lavoratori occasionali. A metà dell'Ottocento l'area risicola registra un incremento medio di popolazione del 40%.

La elevata redditività delle risaie porta i proprietari ad aumentare la coltura, “avvalendosi di mano d'opera sempre più a basso costo e giungendo ad assumere non solamente uomini robusti, ma donne e persino fanciulli di 8-10 anni” (Samoggia).

Nella bassa pianura bolognese - come in quella ferrarese e ravennate - l'espansione delle risaie è anche in relazione con la diffusione della malaria. L'allagamento di estesi territori esercita “una influenza malefica sui lavoratori”.

Nelle parole del farmacista di Selva Malvezzi (1857) si legge un tragico bilancio umano: le colture umide riducono “alla misera condizione di braccianti tanti buoni e industriosi coloni per gettarli poi, stretti dalla fame, in mezzo a quelle fangose terre, a quel clima divenuto pestifero, a quelle acque corrotte, a quelle esalazioni fetenti e perniciosissime”.

Mentre le opere di bonifica nella provincia bolognese progrediranno lentamente, le aree a risaia, dopo la rapida diffusione nel periodo napoleonico, continueranno ad ampliarsi, ai margini delle valli, almeno fino al 1880.

La precaria situazione dei lavoratori agricoli sarà alla base degli scioperi e delle lunghe lotte sindacali nella seconda metà del XIX secolo e all'inizio di quello successivo, come del radicamento del socialismo nei comuni della Bassa.

Fonti della notizia:

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Approfondimenti:

Bassa bolognese: il riso...e le lacrime, annotazioni raccolte da Oriano Tassinari Clò, s.l., s.e., 1984, pp. 2-3 (Suppl. di: "Porta Lame. Famiglia, scuola, società", quindicinale della Associazione genitori e del Gruppo docenti Porta Lame)


Dalla guerra al boom. Territorio, economia, società e politica nei comuni della pianura orientale bolognese, vol. 2: Mirco Dondi, Tito Menzani, Le campagne. Conflitti, strutture agrarie, associazioni, San Giovanni in Persiceto, Aspasia, 2005, p. 28


Rossano Pancaldi, Malaria, scienza e società a Ferrara, in: "Atti e Memorie della Deputazione Provinciale Ferrarese di Storia Patria", serie quarta, 24 (2018), pp. 273-311


La pianura e le acque tra Bologna e Ferrara. Un problema secolare, atti del convegno di studi, Cento 18-20 marzo 1983, Cento, Centro studi Girolamo Baruffaldi, 1993, pp. 217-218


Pietro Puglioli, La coltivazione del riso nei rapporti della disoccupazione operaia e della malaria nella pianura bolognese. Appunti e considerazioni, Roma, Tip. nazionale di G. Bertero, 1906


Sergio Sabbatani, Antonio Sandri, La malaria a Bologna fra XVIII e XIX secolo, vicende ambientali e ruolo dell'intervento umano, in: "Le infezioni in medicina", 1 (2000), pp. 42-52