Cronologia di Bologna dal 1796 a oggi

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1832

Tornano gli Austriaci

Le truppe austriache, chiamate dal cardinale Albani, Commissario Straordinario per le Legazioni, occupano nuovamente Bologna il 28 gennaio. Il sindaco Giacomelli esorta i cittadini ad approntare gli alloggi per gli 8.000 soldati presenti in città. Dal peso dell'ospitalità sono esentati solo gli orfanotrofi, gli istituti di beneficenza, le case dei parroci e quelle abitate da vedove.

Al loro arrivo gli Austriaci, al comando del generale Radetzky, si accampano in Piazza Maggiore, davanti ai cannoni piazzati presso il Palazzo pubblico, a minacciare la popolazione. Cuociono il rancio, mettendo nel brodo carne, cavolo, patate e anche candele di sego.

Tra essi, i croati appaiono "unti e bisunti" (Bertolazzi) e vestono di color marrone scuro, con cinture e stivaletti di cuoio nero. Sono detti "gambini", perché portano calzoni turchini stretti alle gambe.

Molto peggio degli stessi austriaci sono accolti i Cacciatori pontifici del colonnello Zamboni, mandati a Bologna di guarnigione. Reclutati "fra la feccia", nel territorio attorno a Roma, sono chiamati dal popolo i "Più Bass" (più bassi), oppure i Ciociari, o più spesso ancora i "lampionieri".

Entrando in città ricevono dalla popolazione lanci di fango e una "tremenda grandinata di sassi" e molti rimangono feriti e contusi, compreso il comandante, che viene sbalzato da cavallo, dopo che ha minacciato la folla inferocita con la spada sguainata.

I Pontifici raggiungono le loro caserme scortati dagli Austriaci, ma le proteste del popolo non finiscono e continueranno nei giorni successivi, costringendo i soldati tedeschi a montare la guardia ai loro quartieri. Finché questa truppa sarà infine sostituita da due reggimenti di mercenari svizzeri.

Il 29 gennaio entra in città il cardinale Albani e subito viene abolita la Guardia Civica e viene intimata la consegna di tutte le armi. Nei giorni successivi sarà imposto un prestito forzoso, verranno cacciati tutti gli straneri da Bologna e chiusa l'Università.

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Approfondimenti:

  • L'aquila su San Petronio. Esercito austriaco e società bolognese, 1814-1859, a cura di Mirtide Gavelli e Otello Sangiorgi, Bologna, Museo civico del Risorgimento, 1995, pp.14-15, 29
  • Pompeo Bertolazzi, Cronache risorgimentali. 1831-1849, a cura di Giovanni Guidi, Bologna, Costa, 1999, pp. 8-9
  • Beatrice Borghi, Rolando Dondarini, Bologna. Storia, volti e patrimoni di una comunità millenaria, Argelato, Minerva, 2011, p. 53, 170
  • I caffè storici in Emilia-Romagna e Montefeltro, a cura di Giancarlo Roversi, Casalecchio di Reno, Grafis, 1994, p. 86
  • Giulio Cavazza, Bologna dall'età napoleonica al primo Novecento, in: Storia di Bologna, a cura di Antonio Ferri, Giancarlo Roversi, Bologna, Bononia University Press, 2005, p. 294
  • Mariagrazia Esposito, Gianluca Stanzani, Persicetani uniti. Storie e uomini del Risorgimento bolognese (1815-1871), San Giovanni in Persiceto, Maglio, 2011, p. 46

  • Elena Musiani, Scene di vita e rappresentazioni sociali in un carteggio tra amiche, in: Negli anni della Restaurazione, a cura di Mirtide Gavelli e Fiorenza Tarozzi, Bologna, Museo del Risorgimento, 2000, p. 199
  • Marco Poli, Accadde a Bologna. La città nelle sue date, Bologna, Costa, 2005, p. 202
  • Il Risorgimento a Bologna, a cura di Giuseppe Maria Mioni e Marco Poli, Bologna, Studio Costa, 2010, p. 17, 57
  • Gida Rossi, Bologna nella storia nell'arte e nel costume, Sala Bolognese, Forni, 1980, p. 563
  • La storia d'Italia, Roma, La Biblioteca di Repubblica, 2005, vol. 25, Cronologia, p. 43

  • Torri e castelli. Bologna e la sua provincia. Storia, dizionario biografico, opere d'arte, notizie d'oggi, 2. ed. ampliata a cura di Luigi Arbizzani e Pietro Mondini, Bologna, Editrice Galileo, 1966, p. 31