Cronologia di Bologna dal 1796 a oggi

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1832

Le stragi di Cesena e Forlì

Le truppe pontificie, agli ordini del cardinale Albani e del colonnello Antonio Barbieri, già comandante del Presidio di Bologna, entrano nelle Legazioni con l'assenso delle grandi potenze.

Duemila Guardie Civiche, con tre cannoni, si dispongono a resistere sulla collina della Madonna del Monte, fuori Cesena. Il contingente papalino, composto in gran parte di "malandrini", è forte di quattromila uomini, con trecento cavalli e otto pezzi d'artiglieria.

Il 20 gennaio, a mezzogiorno, le milizie di Albani vanno all'assalto dei resistenti romagnoli e, dopo una breve battaglia, li travolgono. I Civici si ritirano, lasciando sul campo circa 200 morti e molti feriti. I soldati allora si abbandonano a devastazioni e saccheggi.

Le chiese di Cesena vengono invase e ciò che non può essere portato via viene distrutto. Neanche gli altari sono risparmiati. I soldati maltrattano tutti, proprietari e domestici, feriscono infermi e bambini. Sono messi a sacco chiese e monasteri, compresa l'abbazia di Santa Maria in Monte, cara a Pio VII.

Una spietata carneficina di gente inerme è affiancata “alla rapina e al saccheggio“.

Il giorno successivo, Forlì è teatro di un'analoga rappresaglia. I cittadini accolgono con timore le truppe pontificie, senza alcuna provocazione e facendo atto di sottomissione. La giornata scorre tranquilla, ma verso sera un colpo di fucile casuale scatena l'allarme e gli assalti contro i cittadini inermi.

Vengono colpiti tutti coloro che capitano davanti ai soldati, i quali sparano contro le finestre delle case e contro le chiese. 21 morti rimangono sul terreno e oltre 60 feriti. Il cardinale Albani entra in città il giorno successivo e affida l'ordine pubblico ai suoi fedeli centurioni.

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Approfondimenti:

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  • Torri e castelli. Bologna e la sua provincia. Storia, dizionario biografico, opere d'arte, notizie d'oggi, 2. ed. ampliata a cura di Luigi Arbizzani e Pietro Mondini, Bologna, Editrice Galileo, 1966, pp. 30-31