Cronologia di Bologna dal 1796 a oggi

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1824

La bolla "Quod divina sapienza" e la riapertura dell'Università

La bolla Quod divina sapienza, emanata da papa Leone XII, riorganizza le scuole dello Stato Pontificio. Ripristina la Sacra Congregazione degli studi, fondata da Sisto V nel 1587, una sorta di Ministero dell'Istruzione, che ha il compito di vigilare su tutte le scuole.

Assegna una grande autorità ai vescovi - rispetto ai consigli comunali - in materia scolastica. Rende obbligatori i concorsi nelle scuole pubbliche e la licenza per i maestri delle private.

Specifica le punizioni, togliendo i castighi arbitrari. Impone condizioni igieniche nelle aule. Definisce le materie di studio per ogni tipo di scuola.

La bolla fissa inoltre a 30 il limite degli alunni per ogni classe, imponendo un “sottomaestro” se il numero è superiore.

A Bologna alcune classi arrivano ad avere 180-190 scolari e devono spesso ricorrere al “mutuo insegnamento”.

I maestri delle scuole private supplicheranno l'Arcivescovo di accogliere nelle Scuole Pie solo i poveri e di costringere gli altri a frequentare quelle a pagamento.

La Costituzione papale prevede in tutto lo stato pontificio solo due Università primarie, che conferiscono la laurea: Roma e Bologna.

A Bologna l'Alma Mater riapre ufficialmente il 5 novembre sotto il nome di Pontificia Università. I professori giurano fedeltà in ginocchio (ma non tutti osservano pienamente questo precetto).

L'Arcivescovo Oppizzoni è nominato Arcicancelliere. Sono ricostituiti i collegi di nomina papale e la vita degli studenti è sottoposta a minuziosi doveri e obblighi religiosi: messe solenni e funzioni quotidiane, seppure facoltative.

Il Papa nomina un Rettore - non necessariamente un professore, piuttosto un prelato - che deve curare la disciplina e vigila affinché gli insegnamenti siano conformi ai precetti della religione. Ad esso è restituita la giurisdizione criminale nei delitti commessi entro l'Università.

All'interno dell'ateneo è istituita una congregatio spiritualis. E' aumentato il numero delle cattedre e sono arricchiti i gabinetti scientifici.

Vengono però anche soppressi alcuni insegnamenti avviati in età napoleonica, giudicati pericolosi o inopportuni. Fra le cattedre eliminate vi è quella di Economa pubblica, che però Luigi Valeriani riuscirà a tenere fino alla morte, nel 1828.

Rimangono distinte le lauree in Medicina e in Chirurgia. Quest'ultima, condiderata di rango inferiore, è ridotta a tre anni, con una nuova suddivisione degli insegnamenti.

Una norma consente ai professori delle Cliniche di prelevare dagli ospedali della città gli ammalati ritenuti utili all'insegnamento.

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Approfondimenti:

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  • Bologna visitata in bicicletta, a cura del del Monte Sole Bike Group, Ozzano Emilia, Arti Grafiche Reggiani, 1999, p. 53
  • Andrea Cammelli, Università e studenti: dinamiche culturali e sociali dall'Unità ai giorni nostri, in: L'Università a Bologna. Maestri, studenti e luoghi dal XVI al XX secolo, a cura di Gian Paolo Brizzi, Lino Marini, Paolo Pombeni, Bologna, Cassa di Risparmio (...), 1988, p. 75
  • Giulio Cavazza, Bologna dall'età napoleonica al primo Novecento, in: Storia di Bologna, a cura di Antonio Ferri, Giancarlo Roversi, Bologna, Bononia University Press, 2005, p. 284
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  • Gianfranco Tortorelli, ll torchio e le torri. Editoria e cultura a Bologna dall'Unità al secondo dopoguerra, Bologna, Pendragon, 2006, pp. 163-164
  • Marco Veglia, Dal mito alla storia. L'Università di Bologna dal 1860 al 1911, in: ... E finalmente potremo dirci italiani. Bologna e le estinte Legazioni tra cultura e politica nazionale 1859-1911, a cura di Claudia Collina, Fiorenza Tarozzi, Bologna, Editrice Compositori - Istituto per i Beni artistici, culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna, 2011, p. 163