Cronologia di Bologna dal 1796 a oggi

argomenti

1823

L'Aero-Veliero di Vittorio Sarti

Nella galleria di Palazzo Aldrovandi, alla presenza di professori e autorità, il bolognese Vittorio Sarti fa volare un modello del suo Aero-Veliero, una sorta di elicottero con due velature soprapposte, coassiali e controrotanti, che applica un principio di volo detto “del drago o del cervo volante”.

In questa occasione il velivolo è dotato di involucro aggiuntivo gonfiato a gas, che lo rende simile a un dirigibile. Nella relazione redatta dagli scienziati presenti - e depositata presso un notaio il 28 aprile - è detto che il modello vola grazie a molle ed “Elastri” (elastici), che sostituiscono il motore a vapore previsto dall'inventore.

L'esperimento in aria calma ha comunque successo. La macchina è ritenuta geniale: può essere considerata il primo mezzo al mondo più pesante dell'aria a sollevarsi con le sue sole forze.

Sarti tenterà in seguito di intraprendere la costruzione di un vascello più grande. Nel giugno 1824 un esemplare di Aereo-Veliero senza la macchina a vapore sarà esposto nel collegio Montalto.

Tenterà poi di finanziare il progetto tramite una pubblica sottoscrizione, che risulterà insufficiente, nonostante la generosità di molti concittadini.

Infine andrà a Roma, dove farà volare un altro modello nell'aula della Sapienza, ricevendo anche qui elogi e attestati. Morirà però nel 1831 nella Città Eterna, senza aver potuto realizzare il sogno di una vera macchina volante.

Fonti della notizia:

consulta

Approfondimenti:

  • Raimondo Ambrosini, L'aereonautica a Bologna, appunti di cronica editi a cura del Comitato bolognese per la flotta aerea nazionale, Bologna, Tip. di P. Neri, 1912, pp. 80-88

  • Giorgio Evangelisti, Bologna nella storia del volo, Firenze, Olimpia, 1994, pp. 54-61
  • Il mito della V nera, a cura di Achille Baratti, Renato Lemmi Gigli, Bologna, Poligrafici L. Parma, 1972, p. 28
  • Enrico Ruffini, Felsina aviatrice. Cronache illustrate dello sport aereo bolognese, Bologna, Aero club Giuseppe Bortolotti, 1998, pp. 14-15