Cronologia di Bologna dal 1796 a oggi

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1823

Decorazioni nel Palazzo arcivescovile

Il cardinale Arcivescovo Carlo Oppizzoni promuove la decorazione sistematica del palazzo arcivescovile, ristrutturato a partire dal 1819.

Sono escluse le scelte stilistiche del periodo napoleonico: le grottesche, le pitture pompeiane, i colori squillanti, la maniera spigliata di pittori quali Antonio Basoli, Pelagio Palagi, Felice Giani, protagonisti della stagione neoclassica nei palazzi e nei teatri bolognesi.

Vengono invece coinvolti "esponenti di spicco della scuola bolognese, formatisi nelle aule della locale Accademia Clementina", ma che ne rappresentano "la componente più tradizionale".

Si tratta di Gaetano Caponeri (1763-1833) e Onofrio Zanotti (1787-1861), specializzati in quadrature, Filippo Pedrini (1763-1856), Gian Battista Frulli (1765-1837) e Pietro Fancelli (1764-1850), abili figurinisti, e Rodolfo Fantuzzi (1781-1832), paesaggista allievo del Martinelli. Tutti sono autori, in questi anni, di pregevoli monumenti funerari alla Certosa.

I lavori iniziano nel 1822 da una stanza di collegamento al primo piano, detta Atrio della Galleria. Sulla volta vengono dipinti soggetti che alludono all'ingegno umano.

La vicina galleria è completata nel 1823 da Gaetano Caponeri e Filippo Pedrini: l'elaborata architettura della volta contiene scene allegoriche, che alludono alle doti del buon vescovo: la Pazienza, l'Amore di Dio, le Tre Virtù Teologali, la Carità e la Castità, mentre sulle porte compaiono i medaglioni di Pio VII e dei papi bolognesi.

Attraverso le allegorie si vuole forse delineare "il ritratto morale dell'Oppizzoni, nel duplice ruolo di uomo di cultura e di Pastore dell'Arcidiocesi" (Bergomi).

Anche il grande ambiente della Biblioteca ospita complesse quadrature di Caponeri e al centro del soffitto un bel quadro di Gian Battista Frulli, che rappresenta la Divina Sapienza. Frulli e Onofrio Zanotti dipingono anche le stanze annesse.

I lavori di abbellimento proseguiranno nell'altra ala dell'edificio, in cui si trovano le stanze di rappresentanza, l'alloggio e lo studio del cardinale. Nel 1828 il grande palazzo, architettato dal Tibaldi nel XVI secolo, apparirà "con ottimo gusto riccamente restaurato, ed ornato".

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Approfondimenti:

Ombretta Bergomi, Gli apparati decorativi, in: Domus episcopi. Il palazzo arcivescovile di Bologna, a cura di Roberto Terra, San Giorgio di Piano, Minerva, 2002, pp. 127-140


Girolamo Bianconi, Guida del forestiere per la città di Bologna e suoi sobborghi, ed. rivista corretta e aumentata, Bologna, presso Riccardo Masi, 1826, p. 6


Giuseppe Coccolini, Il Palazzo Arcivescovile di Bologna e l'opera del Cardinale Oppizzoni, in: "Strenna storica bolognese", 46 (1996), pp. 205-233


 

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