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Cronologia di Bologna dal 1796 a oggi

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1796

Dichiarato decaduto il governo pontificio

Napoleone fa convocare il Legato cardinale Ippolito Vincenzi. Dopo averlo rimproverato per la morte di Giovanni Battista De Rolandis, impiccato "per tentata ribellione", gli comunica che il suo governo è decaduto e gli intima di lasciare la città entro tre ore. L'Arcivescovo è incaricato di avvertire i preti a non immischiarsi nelle faccende secolari.

In mattinata si fa ricevere dal Senato nella Sala Farnese del Palazzo Pubblico e ad esso consegna il governo della nuova repubblica di Bologna, aumentata del territorio di Castelbolognese. Fa costituire un Direttorio Esecutivo.

Bonaparte fa leva sull'orgoglio municipale, sulla tradizione autonomistica dell'aristocrazia bolognese. Dichiara di voler ripristinare le prerogative comunali, lese in passato dai vari pontefici, a patto che il Senato giuri fedeltà alla repubblica francese.

Aggiunge che, "essendo la città conquistata", deve attendersi varie requisizioni. I suoi commissari devono avere dal Senato "il comodo di osservare e raccogliere gli oggetti delle Belle arti".

In giornata vengono "levate le armi pontificie", soppresso il tribunale dell'Inquisizione tenuto dai Padri Domenicani, licenziati i funzionari e le guardie svizzere. Il presidio militare, comandato dal conte Camillo Malvezzi, è fatto prigioniero.

I Francesi occupano i posti di guardia e le carceri, si impadroniscono dell'armeria comunale custodita nel Palazzo pubblico - costituita di "trenta pezzi di cannone, molte palle e altri attrezzi da guerra" - mentre le quattro bandiere del presidio papale sono condotte nell'alloggio del generale.

Sul portone del palazzo è fissata a destra l'arma della Repubblica Francese, a sinistra quella della Repubblica di Bologna. Il giorno successivo si hanno le prime requisizioni di foraggio e cavalli per l'Armata francese.

Fonti della notizia:

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Approfondimenti:

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  • Giancarlo Bernabei, La Montagnola di Bologna. Storia di popolo, Bologna, Pàtron, 1986, pp. 21-22
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