Mappa degli scrittori a Bologna tra 800 e 900

Pinacoteca Nazionale

Considera come il pittore-poeta ha scelto il momento. La Santa, rapita dal Coro Celeste, ha sospesa la musica. Innalzata da questa a quello ora si tace e vede; e la melodia del cielo - protagonista del quadro su la statica delle figure terrestri - fa congiungere gli occhi dell'anima della Santa alla schiera degli angioli cantori.

(D. Campana)

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Lapide dedicata alla famiglia dei pittori Carracci all'ingresso della Pinacoteca Nazionale - via Belle Arti (BO)

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Sala della Pinacoteca Nazionale di Bologna - Allestimento dell'arch. L. Pancaldi

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La Santa Cecilia di Raffaello - PNB - particolare

Scrittori

Cinque tavole della chiesa di Santa Maria Maddalena, acquistate nel 1762 da mons. Zambeccari e destinate all'Accademia Clementina, costituirono il primo nucleo della futura Pinacoteca Nazionale di Bologna. Altre opere furono conservate presso l'appartamento del Gonfaloniere nel Palazzo Pubblico.

Dal 1796, con la soppressione di chiese e conventi, il Senato decise di raccogliere i dipinti da essi provenienti nell'ex convento di San Vitale e, dal 1802, presso l'ex noviziato di Sant'Ignazio nel Borgo della Paglia. Il deposito divenne la quadreria dell'Accademia Nazionale e dopo il 1815 accolse anche i quadri requisiti da Napoleone, tornati a Bologna grazie al Canova.

Nel 1827 l'ispettore Gaetano Giordani redasse il primo catalogo delle opere esposte: 274 dipinti, dei quali 14 provenienti dall'Istituto delle Scienze e gli altri dalle soppressioni ecclesiastiche. Nel 1882 la Pinacoteca si staccò definitivamente dall'Accademia di Belle Arti. Dopo accurati restauri, venne ufficialmente inaugurata come Pinacoteca Nazionale il 27 febbraio 1885.


 

Visitatori stranieri in Pinacoteca

Durante l'800 la quadreria dell'Accademia fu una delle principali attrazioni turistiche di Bologna, pari solo al monumentale cimitero della Certosa. Tra i visitatori stranieri dell'Accademia vi furono alcuni dei maggiori letterati del secolo, quali Byron, Stendhal, Dickens, di passaggio in città nel corso di più ampi viaggi in Italia, secondo il costume del Grand Tour.

Oppresso dal gran caldo dell'estate del 1919, lord Byron, in viaggio verso Ravenna, non mancò di visitare la pinacoteca, un vero vanto per i bolognesi. Così ricordò:

Mi sono dato alle pitture questa mattina, al famoso Domenichino e a Guido, entrambi superlativi.

Nel suo Voyage en Italie Stendhal testimonia che a Bologna

tutto è pieno del nome e della gloria dei Carracci. Il mio calzolaio me ne ha raccontata stamattina la storia quasi altrettanto bene che il Malvasia.

Anche Dickens, nella sua breve permanenza, è invitato a vedere l'Accademia "dove è schierato un esercito di pregevoli quadri, in ispecie di Guido, Domenichino e Ludovico Carracci".

Di passaggio a Bologna nel 1837, Honoré de Balzac incontrò Gioachino Rossini, ritiratosi da tempo dalle scene musicali. Visitò poi la pinacoteca in compagnia della contessa Maffei.

Disse in seguito di aver visto "la Santa Cecilia di Raffaello e anche la Santa Cecilia di Rossini", cioè Olympe Pélissier, la bella compagna dell'amico compositore, già conosciuta a Parigi. Si lamentò di non aver trovato musica in città, se non quella ascoltata dagli angeli nel dipinto della pinacoteca.

Hermann Hesse invece, a Bologna nell'aprile del 1901, rimase piuttosto deluso dalla tanto famosa Santa Cecilia. Testimoniando un evidente mutamento nel gusto artistico, giudicò come tenute in disparte, confinate nei corridoi "le poche tele antiche e davvero di valore", cioè quelle di Giotto e dei primitivi.

Il giovane Dino Campana, originario di Marradi, nella Romagna toscana, a Bologna era studente di chimica, ma ai laboratori e alle lezioni preferiva la compagnia dei goliardi e le letture di filosofia e poesia.

Amava inoltre l'arte. Tutti i giorni, venendo verso il centro, dalla sua stanza a porta Castiglione, si fermava a contemplare i due angeli musicanti della pala di Lorenzo Costa nella chiesa di San Giovanni in Monte.

A volte invitava gli amici alla Pinacoteca, ma poi all'ingresso, improvvisamente, li congedava. Come ha testimoniato Mario Bejor, Dino "in presenza dell'arte sentiva il bisogno d'esser solo, perché in quella voleva fondersi".

Bibliografia

Mario Bejor, Dino Campana a Bologna 1911-1916, a cura di Antonio Castronuovo, Roma, Elliot, 2018, pp. 19-20, 51-52


Maria Teresa Chierici Stagni, Con Byron tra Bologna e Ravenna, Bologna, Pendragon, 2001, pp. 9-12


Dickens a Bologna e una visita memorabile alla Certosa, a cura di Roberto Martorelli, Valeria Roncuzzi, Argelato, Minerva, 2012


Andrea Emiliani, La Pinacoteca Nazionale di Bologna, in: Storia illustrata di Bologna, a cura di Walter Tega, Milano, Nuova ed. AIEP, 1989, vol. 3., pp. 161-180


Vittorio Emiliani, Il furore e il silenzio. Vite di Gioachino Rossini, Bologna, Il Mulino, 2007, p.338


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