Mappa degli scrittori a Bologna tra 800 e 900

Osteria del Sole

Ma intanto vivevi e scalpitavi a Bologna, in quell'irregolare e intricato quadrilatero medioevale attorniato dalle antiche Porte, frequentando con quel gruppo di scapigliati anche altre osterie diventate ritrovi di ricercatori di nuove strade poetiche e artistiche: il Sole, per esempio, quasi sotto le Due Torri ...

(M. Spatola)

Array.fileTitle

Osteria del Sole - vicolo Ranocchi (BO)

Array.fileTitle

Osteria del Sole - vicolo Ranocchi (BO)

Array.fileTitle

Osteria del Sole - vicolo Ranocchi (BO)

Scrittori

Poche città possono vantare una osteria tanto vecchia quanto l'Osteria del Sole di vicolo Ranocchi, minuscola stradina a due passi da Piazza Maggiore. Secondo un documento conservato all'Archivio di Stato, è presente fin dal 1465, quando a Bologna governavano i Bentivoglio.

Nel Gioco delle Osterie di Giuseppe Maria Mitelli, del 1712, è denominata "Il Sole nel stradello dei Ranocchi" e segnalata per le buone frittate. Anticamente vi trovavano ricovero e ristoro i pellegrini e i parenti dei ricoverati dei vicini Ospedali della Vita e della Morte.

L'insegna riprodotta nell'incisione di Mitelli è stata recuperata come marchio del locale in tempi recenti.

Nel cuore del mercato, il portone aperto, la vetrata spalancata, tavoli lunghi paralleli alle pareti, panche e seggiole impagliate capaci di nascondere l'età, accoglievano, disponibili, chiunque entrasse. La scusa, si sa, avrebbe suggerito un bicchiere di vino, la bottiglia nera, pesante, fresca di cantina da consumare tra amici.

L'osteria ha sempre avuto una conduzione molto spartana, limitata alla mescita del vino. Ancora oggi si va a prendere da bere al bancone e ci si siede dove si vuole o dove si può. Per il mangiare bisogna arrangiarsi, andando a comprarlo in uno degli opulenti negozi del Quadrilatero e portando poi "al scartoz", il cartoccio con salume e formaggio, all'osteria.


 

Pascoli e gli studenti socialisti

Grazie ai minuziosi resoconti di tanti informatori della polizia, è possibile ricostruire con molta precisione l'attività dei giovani socialisti internazionalisti, seguaci di Bakunin e Andrea Costa, che operavano a Bologna intorno al 1880. Considerati "oziosi" e "malfattori", erano sottoposti a stretta sorveglianza.

Alcuni dei luoghi che essi frequentavano, teatri, caffè, osterie, sono nominati costantemente nei rapporti della questura: oltre alla locanda del Foro Boario, fuori porta Mazzini, sono citati anche l'osteria del Chiù ai Prati di Caprara, l'albergo dei Quattro Pellegrini nel Mercato di Mezzo e l'osteria del Sole in vicolo Ranocchi.

Tra questi studenti bohemien, precari "con la gola serrata", c'era anche Giovanni Pascoli, che dal 1875 abbandonò gli studi e perse il sussidio all'Università per dedicarsi attivamente alla causa socialista. In questo periodo alternava momenti di euforia e allegria trascorsi nei locali con gli amici, a momenti di solitudine e disperazione, quando la mancanza di denaro lo costringeva a stare a letto e a saltare i pasti.

Il 9 luglio 1878 all'osteria del Sole si svolse una riunione per la costituzione della Federazione Bolognese dell'Internazionale. Giovanni Pascoli venne proposto come segretario per la corrispondenza per l'estero, ma rifiutò l'incarico. Il giovane era segnalato in una nota della Questura come "studente, assistente del Professor Carducci ed amico intimo del Costa" ed era considerato "organizzatore capo" di progetti rivoluzionari.


 

I poeti del Bab Ilu

Nel 1962 nasceva la rivista d'avanguardia "Bab Ilu", fondata e diretta da Adriano Spatola. Ne uscirono solo due numeri, ma bastarono a caratterizzare l'attività di un gruppo di giovani, audaci poeti frequentatori di osterie - tra esse i Poeti, il Moretto, il Sole - operanti a Bologna in questo periodo.

Oltre all'irrequieto e vulcanico Spatola, c'erano Giorgio Celli, Patrizia Vicinelli, Sergio Molinari, Carlo Marcello Conti e numerosi altri. Erano seguiti e sostenuti da Luciano Anceschi, professore di estetica e fondatore del "Verri", rivista della neoavanguardia nata a Milano nel 1956. Gli scapigliati bolognesi intesero però andare oltre lo sperimentalismo dei Novissimi e intrapresero un percorso ancora più arduo:

seguendo il filo che partiva dal Simbolismo maudit di Baudelaire e Rimbaud per proseguire attraverso i calligrammes di Apollinaire e il Surrealismo bretoniano approdando al concetto di "Intermedia" diffuso dal movimento americano Fluxus. (M. Spatola)


Bibliografia

Serena Bersani, Il giro di Bologna in 501 luoghi. La citta' come non l'avete mai vista,
Roma, Newton Compton, 2014


Tiziano Costa, Bologna all'osteria. Da sempre W il vino, Bologna, Costa, 2014, pp. 87, 120-122


L'Emilia Romagna com'era. Alberghi, caffè, locande, osterie, ristoranti, trattorie. Sulle tracce di un passato recente alla riscoperta dei segni mutati o cambiati di una secolare tradizione d'ospitalità, a cura di Alessandro Molinari Pradelli, Roma, Newton Compton, 1987, pp. 18-19


Alessandro Molinari Pradelli, Bologna tra storia e osterie. Viaggio nelle tradizioni enogastronomiche petroniane, Bologna, Pendragon, 2001, p. 125


Alessandro Molinari Pradelli, Osterie e locande di Bologna. La grassa e la dotta in gloria della tavola: folclore, arte, musica e poesia nelle tradizioni contadine e gastronomiche della città felsinea, Roma, Newton Compton, 1980, pp. 193-198


Il mondo in un paese. Luoghi e personaggi dell'Emilia-Romagna, illustrazioni Sergio Tisselli, Bologna, Regione Emilia-Romagna, 2012, pp. 26-27


Gian Luigi Ruggio, Giovanni Pascoli. Tutto il racconto della vita tormentata di un grande poeta, Milano, Simonelli, 1998, p. 48


Le strade di Bologna. Una guida alfabetica alla storia, ai segreti, all'arte, al folclore (ecc.), a cura di Fabio e Filippo Raffaelli e Athos Vianelli, Roma, Newton periodici, 1988-1989, vol.1., p. 195


Nilla Turri, Ristoranti, trattorie e osterie di Bologna e provincia. Cucina "alta" o tradizionale e ... di "charme", Colognola ai Colli, La Libreria di Demetra, 1999, p. 57


Collegamenti

Collegamenti