Mappa degli scrittori a Bologna tra 800 e 900

Casa - Via Nazario Sauro

La casa dove son nato è rimasta la mia vera casa, la mia natura da portare con me e da vincere, potendo; una cosa buia e dolce come il sangue, da non riuscire a pensarla, nemmeno. Là è nato tutto di me, della parte che mi porta avanti nella vita senza ch'io me ne accorga; quella casa, è come la malinconia inguaribile di mia madre.

(F. Arcangeli)

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La casa abitata dagli Arcangeli in via Nazario Sauro (BO)

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Lapide sulla casa dei fratelli Arcangeli in via Nazario Sauro (BO)

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Studio di Morandi a Grizzana - Il pittore ebbe un contrastato rapporto con Francesco Arcangeli

Scrittori

La famiglia Arcangeli era venuta ad abitare in via del Poggiale, all'angolo con via Schiavonia, dopo aver cambiato casa più volte. Appena sposati, il padre Adolfo, maresciallo della sussistenza originario di Coriano (RN), e la madre Maria, di Baricella, avevano occupato un appartamento in via del Porto, poi si erano trasferiti in via Polese, infine, nel 1912, nella strada poi intitolata a Nazario Sauro, appena all'interno della cerchia del Mille. Il vicino torresotto del Poggiale fu sbriciolato dalle bombe durante la seconda guerra mondiale e non più ricostruito: resta solo una targa ricordo.

L'appartamento al pianterreno, dove nacquero Francesco e Bianca, due dei quattro fratelli Arcangeli, che "si divisero le arti come in una leggenda antica", era quasi sempre all'ombra, con le finestre che davano sotto il portico:

Lo splendore dell'estate, a vederlo salire lentamente, col raggio del sole, sempre più su, lungo un muro altissimo del cortile, finché spariva contro il cielo già scolorito, dava uno struggimento, un'ansia ...

La madre mandava i bambini a stendere il bucato sull'altana e non è difficile immaginarli correre allegri sulle scale, ingarbugliarsi nei panni, godere finalmente il sole.

Nel ricordo di Francesco, la figura della mamma era al centro di tutto e di tutti, "come raccolta in un'ombra luminosa":

Lavorava sempre, le feste non la riposavano certo. C'era tempo per lavorare e per pregare, ecco tutto. Ma gli occhi, le splendevano sempre; brillavano sempre, per noi.

Anche il padre, precocemente in pensione, stava spesso con i figli. Li accompagnava alla Montagnola, "con i suoi spazi enormi", e inculcava in loro la passione per gli sport: l'antico gioco del pallone al bracciale, praticato nello Sferisterio, il calcio, il ciclismo.

La casa di via del Poggiale era fredda. Per scaldarsi c'era solo un grande camino rosso nella cucina. Bianca Arcangeli ha ricordato che, per pulirlo, all'inizio dell'inverno venivano gli spazzacamini, montanari veneti con "gli occhi bianchi entro quelle facce nere affumicate". Per i bambini era una festa osservare il loro lavoro e sentire il loro strano dialetto.

L'appartamento venne lasciato nel maggio 1929, anno caratterizzato da impressionanti nevicate e dal terremoto, che costrinse per parecchie settimane tanti cittadini bolognesi a vivere all'aperto, nelle tendopoli approntate alla Montagnola e al Littoriale.

La famiglia Arcangeli andò ad abitare in via Venturini, vicino a piazza VIII Agosto. Del distacco dal nido pascoliano di via del Poggiale rimane il ricordo di Momi:

La mia prima casa la salutai, tredicenne, quasi con solennità; già sguarnita di mobili, la percorsi tutta lentamente, stanza per stanza, parete per parete, e mi parve di lasciarvi il meglio del mio cuore.

Molti anni dopo, sul muro di quella casa fu posta una lapide che riassume l'esistenza dei tre ragazzi geniali:

In questa casa, nei primi decenni del secolo, trascorsero gli anni più felici i fratelli Arcangeli che le muse predilessero, Angelo musicista, Gaetano poeta, Francesco storico e critico d'arte. Pur allettati da più larghi orizzonti, non si allontanarono mai dalle radici della loro terra, l'amatissima Bologna, cui dedicarono, per tutta la loro vita, le molte e rare doti intellettuali e umane. Furono artisti, uomini giusti e onesti.

La lapide fu posta dalla sorella Bianca, deliziosa e quasi segreta pittrice con lo pseudonimo di Rosalba, che ai fratelli maschi sopravvisse per parecchi anni, custode e vestale paziente della loro cospicua eredità culturale.


Bibliografia

Bianca Arcangeli, La Bologna degli Arcangeli, in: Bologna. Discorso sulla città, fotografie di Gianni Sandoni, Bologna, Cappelli, 1986, p.158


Giornata di studi in ricordo di Francesco Arcangeli, a cura di Guido Salvatori, Bologna, Scuola di Specializzazione in storia dell'arte dell'Università di Bologna, Editrice Compositori, 2005


Rosalba: il riverbero della memoria. Bianca, Gaetano, Nino e Francesco Arcangeli, a cura di Beatrice F. Buscaroli, Bologna, Bononia University Press, 2007


Collegamenti