Mappa degli scrittori a Bologna tra 800 e 900

TommasinaGuidi

Tommasina Guidi

1835-1903

Leggetemi fra un sorriso e l'altro, come fra un sorriso e l'altro accogliereste un vecchio amico di casa, le cui lunghe storie sapete già a memoria, ma al quale non per ciò potete fare cattiva cera, perché gli volete sempre un gran bene.

Cristina Tommasa Maria Guidicini, in arte Tommasina Guidi, occupa un posto notevole, a livello nazionale, nella novellistica a sfondo morale e tra le scrittrici di romanzi rosa.

Nasce a Bologna nel 1835. Rimane subito orfana di padre. Ha come guida per la sua formazione culturale Salvatore Muzzi, grande studioso ed erudito. Fin da giovane è una accanita lettrice, amante dei classici, declamatrice di Dante. Per esercitarsi a scrivere, ricopia brani di opere di Dumas, Foscolo, Manzoni. Vive per lunghi periodi nella casa di famiglia a San Lorenzo in Collina.

All'età di trent'anni sposa Paolo Tabellini, musicista dilettante, che si è distinto nelle epiche battaglie del 1848 e 1849 a Bologna e a Roma. L'unione è felice e duratura. La perdita del primo figlio sviluppa in lei una profonda sensibilità poetica e la riduce in un pesante stato di depressione. Il grande dolore, "che le fece imbiancare precocemente i capelli", sarà solo in parte mitigato dalla nascita di Caterina, detta Catina, e di altri due figli.

Esordisce in letteratura nel 1877, con la pubblicazione della novella Memorie d'una zia sul "Giornale delle donne" di Torino. Questa rivista costruirà le sue fortune sul successo dei suoi romanzi familiari, "caratterizzati da intrecci drammatici ma 'veri', lontani dalla fuga nel romanzesco e sempre 'morali' nel loro esito finale".

In oltre due decenni di carriera letteraria Tommasina pubblica oltre sessanta tra romanzi e novelle, accolti con molto favore dalla critica. La consacrazione avviene subito, con il romanzo Ho una casa mia! (1879), vera e propria "guida di vita femminile, di vita domestica nei suoi affetti e nei suoi doveri materiali e morali". Altri titoli: La mia casa, i miei figli (1880), Seconde nozze (1881), Amori giovanili (1893), L'amore dei quarant'anni (1902). Per la nota scrittrice Jolanda (Maria Majocchi Plattis), la Guidi

appartiene a quella privilegiata schiera di educatrici che lo sono quasi senza volerlo, non per professione o per progetto, ma con la sola virtù efficace dell'esempio, con la sola chiara luce dell'anima. Essa non ebbe una cultura speciale, non fu laureata a nessuna Università, non esercitò l'insegnamento, non fece pubblica professione di pedagogia. Ma al carattere e al sentimento della fanciulla e della donna l'arte sua piana, fluente dalle sorgenti dell'esperienza pratica e d'un fervido cuore giovò più d'una biblioteca morale e pedagogica.

E' molto apprezzata nell'ambiente letterario bolognese. Attestazioni di stima le vengono da Panzacchi, Guerrini, Oriani, Carducci, Testoni. Nel 1888, nel corso della Grande Esposizione Emiliana, partecipa fuori concorso, con varie sue opere, alla Sezione Didattica e ottiene le lodi della regina Margherita, che vuole conoscerla di persona e le confessa di leggere con piacere le sue novelle.

Nel panorama italiano delle scrittrici di feuilletons, la personalità di Tommasina Guidi emerge per il suo stile di vita severo, riservato, lontano da ogni forma di mondanità, e per il suo attaccamento al focolare domestico: da questo piccolo e sicuro mondo di affetti, dibatte con forza i grandi problemi della condizione femminile, difendendo spesso posizioni tradizionaliste. Prudente è la sua posizione sulla questione dell'emancipazione della donna:

Alle donne è proficuo il progresso che dà loro nozione esatta di sé, che loro conferisce mezzi d'ingentilirsi, che loro acconsente il diritto alla stima, e l'attitudine decentemente altera, l'educazione e l'istruzione che le salva dall'ignoranza e rigidità dei tempi passati.

Nel febbraio 1903 la scrittrice si ammala. Continua fino all'ultimo una fitta corrispondenza con la figlia. "Addio mio amore!" è il suo ultimo saluto, poco prima della morte, che avviene a Bologna il 19 novembre. Nel 1911 le viene intitolata a Bologna una scuola media. Entro pochi anni, però, sul suo nome scenderà l'oblio.

Bibliografia

Amori e trasgressioni. Rapporti di coppia tra '800 e '900, a cura di Antonia Pasi e Paolo Sorcinelli, Bari, Dedalo, 1995, p. 258

Serena Bersani, 101 donne che hanno fatto grande Bologna, Roma, Newton Compton, 2012, pp. 189-190


Donne celebri dell'Emilia-Romagna e del Montefeltro. Dal Medioevo all'Ottocento, a cura di Giancarlo Roversi, Casalecchio di Reno, Grafis, 1993, pp. 158-165


F.I.L.D.I.S., Donne a Bologna, Castelmaggiore, Cantelli, 1987, p. 47


Silvia Franchini, Editori, lettrici e stampa di moda. Giornali di moda e di famiglia a Milano dal Corriere delle dame agli editori dell'Italia unita, Milano, F. Angeli, 2002, p. 261


 

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Letteratura dimenticata - Tommasina Guidi

 

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