Mappa degli scrittori a Bologna tra 800 e 900

OlindoGuerrini

Olindo Guerrini

1845-1916

 

Nasce a Forlì nel 1845, ma la sua "vera patria" è Sant'Alberto di Ravenna, dove si trasferisce a un anno assieme alla famiglia e dove il padre gestisce una farmacia.

In collegio a Ravenna, viene espulso per indisciplina e nel 1859 passa a Torino, dove prende a stento la licenza. Si iscrive all'Università di Giurisprudenza a Bologna. Si laurea ed inizia la pratica di avvocato, ma capisce ben presto che la carriera forense non fa per lui. Verso la fine della sua vita invierà questi versi a un giornaletto goliardico:

Ho avuto anch'io vent'anni e fui matricola
Ahi, come il tempo vola!
E persi il tempo a sbadigliar sui Codici
Ed a seccarmi a scuola

Ma lo studio però non mi fu inutile
Che, grazie ai precettori,
M'avvidi ben che i testi eran cadaveri
E la vita era fuori.

Si impegna in politica: è consigliere e assessore a Ravenna. Istituisce a Sant'Alberto una sezione di pompieri e una biblioteca popolare.

Tra i suoi primi scritti pubblicati è un articolo entusiastico, nell'appendice dell' "Amico del Popolo", sulla raccolta poetica di Carducci Levia Gravia. Per il professore proverà sempre una certa soggezione e anche dopo "dieci anni di amichevoli e intime relazioni" riuscirà a malapena a dargli del tu.

Dal 1868 Guerrini è tra i collaboratori dello "Staffile", giornale "pel male dei nervi", sulla linea del foglio democratico "Amico del Popolo". Suoi sono alcuni pungenti ritratti di politici, quali Menabrea, Minghetti, Pepoli.

Iniziato nel 1872 a Ravenna, nel 1887 entra nella Loggia massonica "Otto Agosto", che accoglie alcuni tra i maggiori rappresentanti della società civile bolognese, da Enrico Pini a Genunzio Bentini, da Amilcare Zamorani a Giuseppe Massarenti. Vi raggiungerà il 33º ed ultimo grado del Rito scozzese antico ed accettato.

Nel 1874 è, con Carducci, fra i fondatori del giornale umoristico e satirico "Il Matto", concepito "sui divani scarlatti" del Caffè dei Cacciatori per contrastare i fogli clericali del barone Mistrali.

Nello stesso anno sposa Marta Nigrisoli. Il matrimonio segna il passaggio ad una vita più regolata e studiosa, "tra la biblioteca e la casa, badando all'educazione dei figli".

Nel 1877 esce in caratteri elzeviriani, per i tipi della Zanichelli, il canzoniere Postuma, attribuito a Lorenzo Stecchetti, suo cugino morto di tisi, in realtà uno dei suoi tanti pseudonimi. Il successo del libro, molto curato dal punto di vista grafico e in un nuovo formato tascabile, è strepitoso: la prima edizione è esaurita in pochi giorni e ne viene preparata subito una seconda, con l'aggiunta di nuovi componimenti.

I versi facili se pur armoniosi, la spregiudicata malizia, che filtrava dalle malinconie dell'immaginato moribondo, conquistarono una moltitudine vasta e varia di lettori e ammiratori.

Lorenzo Viani riporta una testimonianza di Ugo Brilli sul disappunto di Carducci: tra il 1878 e il 1880 saranno sette le ristampe di Postuma, contro tre delle sue Odi, uscite in contemporanea:

Seppi gli acerbi corrucci, gl'impeti contenuti, gli sdegni per il rumore sollevato intorno al libro che uscì contemporaneamente alle 'Odi Barbare', edito coi tipi medesimi e dalla stessa Casa. Seppi di certi schizzi d'acqua di seltz contro il soffitto di una fiaschetteria bolognese, accompagnati da un bramito: - "Poesia anche questa".

Postuma è anche uno scandalo per i benpensanti, che giudicano immorali le rime di Guerrini e pericolose per la gioventù. In suo favore interverrà lo stesso Carducci, che ne riconoscerà la vena originale e accoglierà Olindo nel suo cenacolo, tra la "gente zanichella". Gli imitatori di Postuma saranno numerosi - tra essi anche il giovane D'Annunzio - così come non mancheranno gli invidiosi e i detrattori, ad esempio il giovane Pascoli, ancora in odore di ribellismo internazionalista:

Stecchetti? ma quali impressioni veramente poetiche può aver provato un meschino borghesuccio perduto nella meschina società, frivola, sciocca, frolla, senza varietà, senza emozioni?

Più tardi la condanna delle opere di Guerrini sarà dovuta proprio alla loro popolarità, alla loro "facilità di spaccio", per dirla con Giovanni Papini. Nel 1878 Guerrini pubblica, ancora sotto lo pseudonimo di Lorenzo Stecchetti, i due volumi Polemica e Nova polemica, contro i critici idealisti e il saggio La vita e le opere di Giulio Cesare Croce, ricerca erudita sull'autore del Bertoldo.

Volontario fin dal 1876 alla Biblioteca Universitaria di Bologna, dal 1880 è assistente di seconda classe. Nel 1882-1883 è reggente e promosso per merito alla prima classe. Dal 1886 al 1912 è bibliotecario e direttore dell'Universitaria. Tra i suoi collaboratori ha Carlo e Lodovico Frati e Corrado Ricci, assieme al quale pubblica nel 1880 Studi e polemiche dantesche e due anni più tardi Giobbe. Serena concezione di Mario Balossardi, poemetto giocoso in quattro canti.

Nel 1883 l'editore romano Sommaruga raccoglie in quattro volumetti, dal titolo Brandelli, le sue prose già pubblicate su varie riviste, caratterizzate da ricordi, incontri, esperienze di vita vissuta. Assieme a spunti polemici e tirate anticlericali, prevalgono toni più leggeri e i ritmi sciolti di una scrittura godibile.

Nel 1884 pubblica un saggio sulla cucina italiana del medioevo, mentre nel 1918 uscirà postuma L'arte di utilizzare gli avanzi della mensa, contraltare dell'Artusi, sulla cucina povera e popolare.

Nel 1891 si ritira dalla vita politica, dopo essere stato anche membro del consiglio provinciale scolastico di Bologna.

Pubblica articoli su varie riviste nezionali, quali "Capitan Fracassa", "Cronaca bizantina", "Illustrazione italiana", "Nuova Antologia".

Nel 1897 escono le Rime di Argia Sbolenfi (un'altro dei suoi pseudonimi), raccolta di poesie licenziose contro l'ipocrisia della morale conformista.

Nel 1899 è assolto nel processo per diffamazione intentato contro di lui per la pubblicazione, sul giornale "Il Lamone", di un sonetto contro il vescovo di Faenza.

Il volume La bicicletta, del 1901, contiene scritti che testimoniano la sua passione per le due ruote. In questi anni partecipa a numerosi viaggi e raduni ciclistici, è proconsole del Touring Club e ne compone l'inno. E' anche uno dei pionieri della fotografia, primo presidente del Circolo Fotografico Bolognese, fondato nel 1896.

Nel 1903 pubblica Le Ciacole di Bepi, rime in veneto messe in bocca a papa Pio X. La vena di poeta dialettale sarà confermata con la pubblicazione postuma, nel 1920, dei Sonetti Romagnoli, in cui delinea con efficacia tipi del suo paese d'origine. L'impressione di taluni dei suoi critici è che in dialetto Guerrini raggiunga

la piena espressione della sua originale personalità, varcando quell'arduo confine con la nativa sicurezza di chi batte una strada nota e versa i più antichi, ... ancestrali, moti dell'animo e del cuore nell'unica forma che loro spetta. (C. Marabini)

Tra il 1914 e il 1915 si trasferisce a Genova come bibliotecario, servizio volontario in appoggio allo sforzo bellico.

Nel 1915, in un articolo sul "Resto del Carlino", mette da sé una sorta di epigrafie alla sua vita:

Ebbi dalla natura una invidiabile facoltà, quella di essere insensibile alle critiche più acerbe ed ingiuriose rivoltemi specialmente dai cattolici che fiutano in me l'odore del liberato, ed in compenso una insensibilità uguale alla lode, che mi ha tolto il piacere che altri dice di provarne. Ed ora la mia vita è finita.

Muore a Bologna nel 1916. In suo onore l'editore Zanichelli pubblica il volume di ricordi biografici Lorenzo Stecchetti, Mercutio, Sbolenfi, Bepi, con testi di parecchi letterati amici, quali Adolfo Albertazzi, Giuseppe Lipparini, Alfredo Testoni, Corrado Ricci, Albano Sorbelli, Oreste Trebbi. Ricco di immagini, il libro rimane una delle fonti privilegiate della vita e dell'opera di Olindo Guerrini, cantore della Belle Epoque bolognese.

Bibliografia

  • Antonio Buitoni, Olindo Guerrini, in: "La Torre della Magione", 1 (2008), p. [16]
  • Roberto Corinaldesi, Omaggio a Olindo Guerrini, Bologna, Costa, 2014
  • Tiziano Costa, Olindo Guerrini e il suo tempo. Alias Lorenzo Stecchetti, Bologna, Costa, 2016
  • Luigi Federzoni, Bologna carducciana, Bologna, L. Cappelli, 1961, pp. 185-191
  • Giosue Carducci e i carducciani nella Certosa di Bologna, Bologna, Comune, 2007, p. 24
  • Tiziano Costa, Grande libro dei personaggi di Bologna. 420 storie, Bologna, Costa, 2019, p. 105
  • I grandi di Romagna. Repertorio alfabetico dei romagnoli illustri dall'unita d'Italia ad oggi, a cura di Mauro Tedeschini, Bologna, Poligrafici editoriale, 1990, pp. 74-76
  • Itinerari letterari, a cura dell'Assessorato al Turismo e dell'Assessorato alla Cultura della Provincia di Ravenna, (ecc.), Ravenna, Tipografia Moderna, 2006, pp. 66-71
  • Lorenzo Stecchetti, Mercutio, Sbolenfi, Bepi. Con ricordi autobiografici, Bologna, N. Zanichelli, 1916
  • Mauro Novelli, Olindo Guerrini (Lorenzo Stecchetti), in: Atlante dei movimenti culturali dell'Emilia-Romagna. Dall'Ottocento al contemporaneo, a cura di Piero Pieri e Luigi Weber, Bologna, CLUEB, 2010, vol. 1., pp. 37-38
  • Federico Ravagli, Dino Campana e i goliardi del suo tempo, 1911-1914. Autografi e documenti, confessioni e memorie, Bologna, CLUEB, 2002, pp. 43-44

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