Mappa degli scrittori a Bologna tra 800 e 900

ManaraValgimigli

Manara Valgimigli

1876-1965

 

E cominciai a leggere. Egli [Carducci n.d.r.] seguiva la lettura, attento. La sua piccola mano bianca e fine, bellissima, appoggiata sul tavolo, batteva con l'indice il tempo, segnava le pause, si arrestava ogni tanto, riprendeva. Così lessi più terzine. - E il commento? - Mi fermai. E, per commentare, ritornai alle prime terzine. Rilessi. Ed egli riprese come prima a battere il tempo. Confesso che allora fu malizia mia: seguitai a leggere. Di un tratto: - E il commento? - E poi, battendo i piedi - Ah, birbante, vattene.

Umanista e filologo di fama mondiale, Manara Valgimigli nasce nel 1876 a San Piero in Bagno, allora in provincia di Firenze e oggi di Forlì. La famiglia si trasferisce a Pescia nel 1885 ed egli compie gli studi superiori a Siena e a Lucca. Nel 1894 si iscrive all'Università di Bologna. Segue i corsi di Giosuè Carducci, con il quale si laurea nel 1898.

Al Maestro dedicherà alcuni dei suoi saggi critici, quali Il nostro Carducci (1935) e Carducci allegro (1955). Conosce alcuni dei suoi allievi storici, tra i quali Severino Ferrari e Giovanni Pascoli. Pochi giorni dopo la laurea è chiamato a insegnare lettere a Messina, al ginnasio "Dante Alighieri". Nella città siciliana lo aspetta il Pascoli, col quale entra in rapporto di intima amicizia.

Come è abbastanza tipico per l'epoca, comincia a peregrinare tra varie città italiane: La Spezia, Massa, Pisa. Giornalista fin dalla giovinezza, collabora con "Il Resto del Carlino" e numerosi altri quotidiani italiani.

Alla sua produzione di grecista si intrecciano i suoi diporti di vero e proprio scrittore, sensibile limpido e pittoresco, la cui fresca capacità stilistica avviva gli "elzeviri" delle terze pagine.

Nel 1922 vince la cattedra universitaria di letteratura greca. Iscritto fin dal 1898 al partito socialista, è nel 1925 tra i firmatari del manifesto degli intellettuali antifascisti. A Pisa subisce angherie per la sua opposizione al regime, perciò nel 1926 si sposta a Padova, chiamato dall'amico Concetto Marchesi.

Nel 1944 è arrestato come cospiratore e tenuto in carcere a Belluno per un mese. Continua nel dopoguerra a insegnare a Padova fino al suo collocamento a riposo, nel 1948. Dal 1948 al 1955 è direttore della biblioteca Classense di Ravenna. Dal 1955 torna a Padova per continuare la sua attività di studioso.

Nel 1963 ottiene la medaglia d'oro di benemerenza per la scuola, la cultura e l'arte. Muore il 28 agosto 1965 nella residenza estiva del figlio Giorgio a Vilminore di Scalve (Bergamo). E' sepolto nel cimitero di Asolo. Dario Zanelli

Nell'ottobre del 1946 era stato eletto Socio Nazionale della Accademia dei Lincei con questa motivazione:

Manara Valgimigli è uno dei maggiori Maestri che vanti ancora la scuola italiana. Filologo, commentatore, interprete di Omero, di Eschilo, di Saffo come di Platone e di Aristotele, studioso egualmente delle lettere italiane alle quali ha dedicato notevoli saggi, attento agli sviluppi del pensiero estetico contemporaneo, scrittore di rara virtù stilistica, egli reca nella critica il frutto di tanto varie ed elaborate esperienze, riuscendo a sintesi felici.

Bibliografia

  • Luigi Federzoni, Bologna carducciana, Bologna, L. Cappelli, 1961, p. 226
  • Alberto e Giancarlo Mazzuca, Romagna nostra, con le fotografie di Lorenzo Capellini, Argelato, Minerva, 2019, pp. 77-78
  • Le opere e i giorni di Manara Valgimigli. Classicità e umanesimo nella cultura italiana del Novecento, a cura di Alessio Catania, Roberto Greggi, Bologna, Il nove, 1993
  • Manara Valgimigli, Uomini e scrittori del mio tempo, Firenze, Sansoni, 1965, p. 24

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