Mappa degli scrittori a Bologna tra 800 e 900

George GordonByron

Lord Byron (George Gordon Byron)

1788-1824

 

A Bologna

Nell'aprile 1817 Lord George Gordon Byron, di passaggio dal suo esilio dorato di Venezia verso Roma, si ferma a Ferrara e visita la cella di Torquato Tasso, traendone ispirazione per il poemetto The Lament of Tasso, che sviluppa subito dopo a Bologna.

Qui sosta brevemente, passeggiando sotto i portici e visitando il Museo d'Anatomia presso l'Istituto delle Scienze. Giudica i modelli in cera di Anna Manzolini "non tutti fra i più decorosi". Già nel corso di questo primo soggiorno incontra forse il poliglotta Giuseppe Mezzofanti, conosciuto anche da Stendhal e da Shelley.

Considerato una sorta di Napoleone delle lettere, Byron è ben noto e apprezzato nei salotti bolognesi. Durante una visita in città nel gennaio 1817, Stendhal ricorda di aver assistito con grande piacere alla lettura pubblica del suo poema Parisina, dal quale nel 1833 sarà tratta un'opera di Gaetano Donizetti. In una lettera alla sorella, Byron definisce Bologna celebre per i suoi "poeti, cardinali, pittori ... e le salsicce".

Il 6 giugno 1919, dopo aver lasciato Venezia con la sua carrozza bianca "napoleonica", fabbricata a Londra dal celebre costruttore Baxter, Byron arriva a Bologna con l'intenzione di proseguire verso Ravenna, residenza della sua ultima fiamma, la contessa Teresa Guiccioli. Il "pittoresco veicolo" del poeta, una specie di camper ante-litteram, dotato di letto e vettovaglie e seguito da una vettura per la servitù e per i numerosi animali di compagnia, approda all'albergo del Pellegrino, in via dei Vetturini (poi via Ugo Bassi). Occupa la camera n. 5 al primo piano, provvista di un caminetto e di un antico specchio, affacciata con una sola finestra su via Calcavinazzi.

Nei giorni seguenti Milord vive per lo più ritirato, facendo colazione in albergo alle otto e recandosi poi dalla contessa. Qui si fa notare "per il suo contegno e per le ostinate svenevolezze e moine in faccia al marito". Nel pomeriggio, pur oppresso dal caldo - si sente arrostire "come un salsiccione" - visita la Pinacoteca dell'Accademia, dove ammira i dipinti di Domenichino e Reni e si reca alla Certosa, dove incontra un custode che sembra il becchino di Amleto:

"Possiede una collezione di crani di frati Cappuccini che portano ciascuno il proprio nome".

La mattina del 18 giugno decide improvvisamente di riprendere il viaggio verso Ravenna, lasciando deluso lo stampatore Masi al quale ha promesso una dedica al poema inedito di Franco Sacchetti La battaglia delle vecchie e delle giovani.

Ritorna a Bologna il 10 agosto 1819, preceduto di poco dalla contessa Guiccioli e consorte, diretti a visitare alcune loro proprietà nel territorio di Molinella. I due alloggiano a palazzo Savioli in via Galliera. L'appartamento affittato poco lontano da Milord è occupato dalla servitù. Il poeta vive di fatto a palazzo Savioli con i Guiccioli, sotto gli occhi della polizia pontificia, preoccupata per la presenza in città di un noto libertino e sospetto carbonaro.

L'11 agosto, assieme ai conti Guiccioli, assiste all'Arena del Sole alla rappresentazione della Mirra di Alfieri, riportanto un "soffocante raccapriccio" per la prova dell'attrice protagonista Anna Maria Bazzi.

Durante il suo soggiorno il "Lucifero inglese" incontra "il fiore della società intellettuale" bolognese. Alcuni dei protagonisti frequentano il salotto letterario di Cornelia Rossi Martinetti: tra essi Paolo Costa, che in seguito darà ospitalità ai due amanti nel suo rifugio di Firenze e al quale Byron dedicherà il poemetto The Bride of Abydos, Francesco Rosaspina e Antonio Basoli, apprezzati pittori e incisori, l'ingegnere Giambattista Giusti, il poeta Giovanni Marchetti, il conte Francesco Benedetti, assiduo di Dante e assessore dell'Accademia Felsinea.

E' assente invece da Bologna il critico e letterato Pietro Giordani, caro amico della Martinetti e di Canova, conosciuto da Byron a Venezia. Tra gli incontri, molto apprezzato è quello con il cardinale Mezzofanti, definito un "portento glottologico".

Il 15 settembre Byron e la Guiccioli lasciano Bologna e si separano dal conte Alessandro. Tornano verso Venezia, e lungo il percorso visitano Arquà e i colli Euganei.

Milord sarà a Bologna un'ultima volta nell'ottobre 1821, di passaggio per Pisa. Nella "City of Sausages" farà ancora visita al cimitero della Certosa e al suo incredibile custode-cicerone Germano Sibaud, circondato di teschi.


 

La vita in breve:

George Gordon Byron nasce a Londra nel 1788. Alla morte del prozio eredita il titolo nobiliare di Lord, assieme ai beni e ai debiti.

Da ragazzo si distingue per il suo carattere bellicoso e intemperante e per la sua insaziabile sete di letture. Nel 1805 entra nel Trinity College di Cambridge, dove conosce alcuni dei suoi più cari amici, si esercita nel nuoto e scrive poesie. Pubblica anonimo, a proprie spese, il libretto di versi Fugitive pieces, poi ristampato nel 1807 con il titolo Poems on Various Occasions.

La prima opera a suo nome, Hours of Idleness, non ha molta fortuna: risponde alle critiche con la violenta satira English Bards and Scotch Reviewers.

Nell'estate del 1809 parte per il Grand Tour. Visita il Portogallo, la Spagna, si ferma circa un mese a Malta, quindi, attraverso l'Epiro e l'Albania, giunge in Grecia e soggiorna ad Atene, dove ha un'intensa relazione col giovane Nicolo Giraud. Qui compone Hints from Horace e The Curse of Minerva.

Nel 1811 torna in Inghilterra e vive tra Londra e la sua proprietà di Newstead Abbey. In questo periodo muoiono la madre e l'amato John Edleston. E' protagonista di alcuni accesi interventi alla Camera dei Lord, che disorientano l'aristocrazia inglese.

Intanto scrive i primi due canti del Childe Harold's Pilgrimage, guida di viaggio poetica che ottiene da subito un grande successo, dove compare il personaggio sprezzante e misantropo del giovane Aroldo, che impersona Byron stesso e incarna gli ideali del dandy.

Sull'onda del favore ottenuto dal Childe Harold produce, ad un ritmo impressionante, una serie di "racconti turchi" di atmosfera esotica e romantica.

Travolto da una serie di scandali originati da turbolenti ed equivoci rapporti amorosi, accusato di adulterio, incesto e bisessualità, nel 1816 si auto-esilia dall'Inghilterra, dove non farà più ritorno.

Dopo una sosta a Bruxelles e a Waterloo giunge a Ginevra e va ad abitare a Villa Diodati, un tempo residenza di Milton. Non lontano vivono Percy Bysshe e Mary Shelley: stimolato dalla sensibilità e dal genio degli amici, Byron compone qui alcuni suoi capolavori: il terzo canto di Childe Harold, il Prisoner of Chillon, The Dream, Darkness.

Nel 1816 è a Milano, dove entra in contatto con Silvio Pellico e Vincenzo Monti e conosce Stendhal. A Venezia, dove si ferma tre anni, compone Don Juan, che lo consacra in Inghilterra. Nella città lagunare ha numerose relazioni amorose, trasformando la sua casa sul Canal Grande in una sorta di harem.

Nel 1819, nel salotto di Marina Benzoni, conosce la diciottenne Teresa Guiccioli, che diventa la sua amante e dà finalmente ordine alla sua vita. Tra il 1820 e il 1821 si stabilisce a Ravenna e affitta un appartamento nel palazzo di proprietà dell'anziano marito di lei. In queste stanze compone numerose opere, riceve la visita di Shelley, accumula armi per i carbonari ravennati. La società segreta lo accoglie tramite il conte Pietro Gamba, fratello di Teresa, che morirà in Grecia durante la guerra d'indipendenza.

Dopo il fallimento dei moti del 1821, ai quali seguono numerosi arresti nelle provincie romagnole, i due amanti fuggono a Pisa, dove in Palazzo Toscanelli trovano un ambiente cosmopolita di letterati e artisti. Tra essi l'amato Shelley, che purtroppo muore poco dopo a Viareggio in un tragico incidente in mare.

Nel 1823 aderisce all'Associazione londinese filoellenica e si imbarca, assieme al conte Gamba, per combattere per l'indipendenza della Grecia contro i Turchi Ottomani. Nel 1824 si trasferisce a Missolungi dove muore, forse a causa di febbri reumatiche. Viene sepolto nei pressi della sua dimora inglese di Newstead Abbey.

Considerato nell'Ottocento il miglior poeta del mondo, Byron ha esercitato una grande influenza sulla letteratura europea, ispirando più di ogni altro gli artisti e gli scrittori del movimento romantico.

Bibliografia

Maurizio Ascari, Bologna dei viaggiatori. La sosta in città e il valico degli Appennini nei resoconti di inglesi e americani, Bologna, Gruppo di studi Savena Setta Sambro, 1999, pp. 63-65


Roberto Balzani, Giancarlo Mazzuca, Amarcord Romagna. Breve storia di una regione (e della sua idea) da Giulio Cesare a oggi, Argelato, Minerva, 2016, p. 118


Bologna Caput Mundi. I grandi e la città da Dante ai giorni nostri, testi di Fabio Morellato, foto di Paolo Zaniboni, Gianni Castellani, ricerca storica e bibliografica di Isabella Stancari, Bologna, L'inchiostroblu, 2011, pp. 144-149


Maria Teresa Chierici Stagni, Con Byron tra Bologna e Ravenna, Bologna, Pendragon, 2001


Alberto e Giancarlo Mazzuca, Romagna nostra, con le fotografie di Lorenzo Capellini, Argelato, Minerva, 2019, pp. 113-114


Giancarlo Roversi, Viaggiatori stranieri a Bologna. Impressioni d'Autore dal '500 al '900, Bologna, L'inchiostroblu, 1994, pp. 233-234


Le strade di Bologna. Una guida alfabetica alla storia, ai segreti, all'arte, al folclore (ecc.), a cura di Fabio e Filippo Raffaelli e Athos Vianelli, Roma, Newton periodici, 1988-1989, vol.1., p. 127


 

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