Mappa degli scrittori a Bologna tra 800 e 900

GiovanniMarchetti

Giovanni Marchetti

1790-1852

 

Nasce nel 1790 a Senigallia, da un nobile di origine bergamasca e dalla nobildonna bolognese Maria Caterina Marescotti. Studia grammatica e retorica nel Collegio dei Nobili di Parma e dal 1806 filosofia al Collegio Nazareno di Roma, dove ha come compagno Giovanni Maria Mastai Ferretti, il futuro papa Pio IX.

Nel 1808, dopo la morte del padre, raggiunge la madre a Bologna, dove si perfeziona nelle materie letterarie e conosce Paolo Costa, Giuseppe Mezzofanti e Pietro Giordani. Da quest'ultimo è presentato a Vincenzo Monti, capofila della Scuola classica romagnola:

Vedrai, o mio amico, un giovinetto di nobile e delicata bellezza, d'ingegno graziosissimo e di finissimi studi. Io reputo, che ben pochi ne abbia l'Italia, dei quali sperare altrettanto.

Nel 1811 segue a Parigi l'avvocato Antonio Aldini, Segretario di stato del Regno italico. Dopo la caduta di Napoleone torna a Bologna con la moglie Ippolita Covelli, lascia la politica e si dedica agli studi e alle amicizie.

Nel capoluogo emiliano conosce Byron e Leopardi, è assiduo di Giordani e Costa, frequenta i salotti di Teresa Carniani e di Cornelia Martinetti, compone odi, impeccabili sonetti per nozze e soprattutto canzoni, ad imitazione del Petrarca, ma con contenuti civili, piuttosto che amorosi. In arte tenta di conciliare classicismo e romanticismo: per lui il bello è "quel che l'antica età consente e la moderna intende".

Studioso di Dante, collabora con Paolo Costa a un commento della Commedia, pubblicato del 1819. Come gli altri classicisti romagnoli, si distingue per le versioni dal latino e dal greco: le sue traduzioni delle odi di Orazio sono molto apprezzate "per l'eleganza dello stile e la sensibilità interpretativa". Ancora con Costa traduce alcune odi di Anacreonte, che saranno lette da Leopardi.

Nel 1824 pubblica, all'interno dell'edizione delle Opere di Giordani, il Discorso intorno allo stato presente della letteratura italiana e nel 1830 una raccolta di Rime, tra le quali si distingue l'ode antischiavista Sul traffico dei negri.

Nel 1831 non partecipa direttamente alla rivoluzione municipale, ma fa parte di una delegazione cittadina inviata a papa Gregorio XVI per perorare alcune riforme per lo Stato Pontificio.

Nel 1838 pubblica Una notte di Dante, componimento in quattro canti in terza rima. In quell'anno è stampata a Napoli la seconda edizione riveduta e ampliata delle sue Rime e prose, apparsa una prima volta nel 1827.

Nel febbraio 1839 subisce la perdita del figlio primogenito, Federico. Alcuni letterati amici, quali Vincenzo Valorani e Dionigi Strocchi, "tentano alleviare l'acerbo dolore" con componimenti poetici, dati alle stampe per i tipi di Jacopo Marsigli. Scrive Strocchi:

Chi può dire i rammarichi e la pena
Del duol, che dilagando in cuor trabocca
Di padre orbo di prole, a cui fu dato
Dalla virtù del ciel quanto è di buono?

Nel 1846 è con Marco Minghetti e Luigi Tanari tra gli estensori di una supplica scritta al camerlengo Tommaso Riario Sforza e ai cardinali impegnati in conclave per l'elezione del papa, nella quale sono descritti "con dignità e moderazione i gravi mali che hanno sofferti fin qui i sudditi delle Legazioni". Al futuro Pontefice sono richieste concessioni costituzionali, considerate "ormai troppo necessarie a queste popolazioni".

L'elezione di Giovanni Maria Mastai Ferretti, suo concittadino e compagno di studi, lo spinge ad andare a Roma. La sera del 1º gennaio 1847 viene eseguita presso il Palazzo Senatorio una sua Cantata in onore di Pio IX, con musiche di Gioacchino Rossini.

Tra il 1847 e il 1848 ricopre diverse cariche politiche: è consultore di Stato, ministro degli Esteri, deputato nel Parlamento romano in rappresentanza del collegio di Senigallia. Dopo la caduta del governo Mamiani si ritira a vita privata e, con la fuga di Pio IX a Gaeta, ritorna a Bologna, dove fino al 1852 è prefetto della Biblioteca comunale dell'Archiginnasio.

Muore il 28 marzo 1852 e viene sepolto nella Sala del Pantheon della Certosa di Bologna, nel sotterraneo degli "uomini illustri".

Bibliografia

  • Saverio Ferrari, Giovanni Marchetti, in: Giacomo Leopardi e Bologna: libri, immagini e documenti, a cura di Cristina Bersani e Valeria Roncuzzi Roversi-Monaco, Bologna, Pàtron, 2001, pp. 276-282
  • Giosue Carducci e i carducciani nella Certosa di Bologna, Bologna, Comune, 2007, p. 26
  • Leopardi e Bologna, atti del Convegno di studi per il secondo centenario leopardiano, Bologna, 18-19 maggio 1998, a cura di Marco A. Bazzocchi, Firenze, L. S. Olschki, 1999, pp. 119-120
  • R.B., Tributo di dolore offerto al conte Giovanni Marchetti nella morte del suo primogenito Federico, in: "La Farfalla", 28 maggio 1839, p. 1

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