Mappa degli scrittori a Bologna tra 800 e 900

FrancescoAlbergati Capacelli

Francesco Albergati Capacelli

1728-1804

Le sue commedie sono piene di un saporoso mordente, e il costume del tempo è ritratto con fresca e chiara verità: il dialogo si svela attraverso una leggera sfumatura ironica, le persone e le cose appaiono riflesse in uno specchio che non deforma i valori umani. C'è sì, in quelle pagine, l'ombra di Goldoni, ma essa appare con modestia, come se avesse prestato all'Albergati la misura delle scene, il luminoso contorno delle figure secondarie.

(A. Meluschi)

Di nobile famiglia bolognese, Francesco Albergati è avviato fin da giovane alla carriera politica: nel 1751 è nominato senatore e nel 1753, a soli 25 anni, Confaloniere di Giustizia. Egli è

“la tipica figura del gentiluomo del settecento scettico e credente, aristocratico, ma con numerose amicizie fuori dal suo mondo naturale, purché vi portassero originalità di ingegno, prestigio di nome, novità di gusto e di costume”. (Beseghi)

Dopo il fallimento del suo matrimonio con Teresa Orsi, annullato per intercessione di papa Benedetto XIV, accentua la sua opposizione all'antico ordine. E' a capo della "Società letteraria", che dal 1781 pubblica le "Memorie Enciclopediche", periodico fautore delle nuove idee dell'Illuminismo.

Si dedica con passione al teatro, come autore, attore e mecenate. Costruisce spazi teatrali sia nel palazzo di Bologna, che nelle ville di famiglia a Zola, Manzolino e Medicina, passando dall'uno all'altro con compagnie di comici di mestiere o formate da lui stesso con dilettanti e servitori.

Scatena grandi polemiche nell'aristocrazia cittadina la sua decisione di fondare, assieme ai conti Orsi, il teatro accademico dei Ravvivati, nel quale non sono ammessi i nobili, né come attori, né come spettatori.

E' intimo di Baretti e Goldoni, corrisponde con Voltaire, partecipa alla traduzione in italiano dell'Encyclopédie. Tramite l'Alfieri è aggiornato sulle vicende rivoluzionarie in Francia.

Goldoni rievoca così le sue qualità sulle scene: “aveva, oltre il sapere e il suo genio, le prerogative più felici per l'arter della declamazione teatrale, potendosi dire che non vi fosse in Italia comico o dilettante capace di sostenere al pari di lui le parti eroiche della tragedia e quelle di amoroso nella commedia”.

Nel triennio giacobino rimane in disparte, mentre è coinvolto in vari incarichi di tipo culturale e didattico - revisore delle stampe, ispettore degli spettacoli - sotto il successivo governo monarchico. La morte lo coglie poco dopo, ancora impegnato nel teatro, praticamente sulla scena.

Bibliografia

Umberto Beseghi, Castelli e ville bolognesi, Bologna, Tamari, 1957, pp, 408-410


Umberto Beseghi, Palazzi di Bologna, 2. ed., Bologna, Tamari, 1957, pp. 191-192


Marina Calore, Due aspetti della personalità di Francesco Albergati Capacelli. L'attore e l'anfitrione, in: "Strenna storica bolognese", 1979, pp. 95-111


Alessandro Cervellati, Storia dei burattini e burattinai bolognesi (Fagiolino & C.), Bologna, Cappelli, 1964, pp. 58-59


Carlo Manelli, La Massoneria a Bologna dal XII al XX secolo, Bologna, Analisi, 1986, p. 41


Giancarlo Roversi, Palazzi e case nobili del '500 a Bologna. La storia, le famiglie, le opere d'arte, Bologna, Grafis, 1986, pp. 28-29


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